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Esteri

La promessa dei russi contro i clandestini è "bastone senza carota". Il Servizio federale di migrazione russo non prenderà misure straordinarie in relazione ai recenti disordini di carattere xenofobo nella capitale, ma potenzierà il controllo sul flusso di immigranti, con ronde che si terranno ogni venerdì nelle abitazioni degli irregolari.

Una posizione comunque criticata dall'oppositore Aleksey Navalny, noto come ex candidato a sindaco di Mosca, meno noto per la sua provenienza dalle fila dei nazionalisti. Secondo lui le ultime decisioni della capitale promuoveranno soltanto corruzione tra le fila delle forze dell'ordine e si dimostreranno poco efficaci.

Invece il capo del dipartimento per l'immigrazione Konstantin Romodanovsky, in un'intervista con il giornale Kommersant, ha detto che la sua posizione nella lotta contro l'immigrazione clandestina sarà solo "bastone, senza caramelle o carota". Insomma sempre pugno di ferro dopo la maxirissa di matrice xenofoba, sfociata in 380 fermi. Per alleviare il malcontento dei russi per il numero crescente di lavoratori stranieri in città i poliziotti potranno controllare gli appartamenti dei migranti.

Secondo Romodanovsky altra via non c'è: in primo luogo l'ingresso totale dei migranti in Russia in quattro anni è aumentato del 37%; in secondo luogo legalizzare i migranti non ha migliorato la situazione; in terzo luogo "non è che abbiamo bisogno" di "giovani dall'Asia centrale, non adattati, poco istruiti". Mentre l'inasprimento della politica di immigrazione darà i suoi frutti: "Penso che la frusta, anche se è morbida, una frusta civilizzata, di deve stare", ha concluso.

A Mosca sono milioni gli immigrati delle ex repubbliche sovietiche, buona parte illegali. Arrivano dall'Asia centrale e dal Caucaso russo. Hanno lavori precari, vivono in condizioni di estrema povertà e soprattutto vivono di espedienti. E diventano capro espiatorio di un malessere diffuso, ma anche magazzino umano per alimentare un'intensa rete mafiosa che controlla quartieri interi di Mosca. E contro di loro i moscoviti manifestano puntando il dito, li chiamano provocatoriamente "i neri" e denunciano l'incapacità del governo di controllarli.
 

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