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Esteri
"Sì all'indipendenza". La Scozia fa sognare la Lega Nord
MA I CITTADINI RISCHIANO LA STANGATA - Secondo l'Institute for Fiscal Studies (Ifs), una Scozia indipendente soffrira' all'inizio di un 'fiscal gap' pari quasi al 2%. Per compensare la perdita per l'erario, prosegue l'Ifs, Edimburgo potrebbe essere costretto ad aumentare dell'8% la tassa sui redditi o incrementare l'Iva del 7%. In alternativa, la Scozia potrebbe ridurre la spesa pubblica del 6% o tagliare i servizi pubblici dell'8%. "L'indipendenza puo' avere i suoi costi, per quanto essi debbano ancora essere dimostrati, ma ha anche i suoi benefici", osserva Joseph Stiglitz, il premio Nobel che fa parte della squadra di consulenti economici del fronte indipendentista.

Si infiamma la campagna per il referendum sull'indipendenza della Scozia del 18 settembre, dopo che per la prima volta un sondaggio da' il si' in vantaggio con il 51%. Il rilevamento di YouGov pubblicato dal "Sunday Times" vede i no al 49% tra quanti hanno gia' deciso di andare a votare, ma anche tenendo conto degli indecisi e di chi non andra' a votare, il si' e' avanti al 47% contro il 45% dei no. Dopo la diffusione del sondaggio, Londra e' corsa ai ripari: il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha annunciato per i prossimi giorni una piano per dare piu' autonomia alla Scozia se scegliera' di restare nel Regno Unito. In particolare sara' offerta "molta piu'" autonomia in materia fiscale, di spesa e prestazioni sociali".

Se la Scozia sceglie la via di una maggiore autonomia", ha assicurato Osborne in un'intervista alla Bbc, "avra' il meglio di entrambi i mondi". Diversamente, ha avvertito minaccioso, "non condivideremo la sterlina con la Scozia e questo senza 'se' e senza 'ma'". Pronta la replica del leader indipendentista e 'First Minister' scozzese, Alex Salmond, che ha definito l'apertura di Londra una "misura da panico" che e' "ridicolo" annunciare ora, dopo che molta gente ha gia' votato per posta.

Anche se il sondaggio e' talmente ravvicinato da essere di fatto un pareggio in base al margine d'errore, resta il dato che la rimonta del si' sembra ormai completata e la possibilita' di un divorzio dopo 300 anni di unione non e' piu' un'utopia. A pesare sulla rimonta sono stati gli elettori laburisti tra i quali la percentuale pro-indipendenza e' passata dal 18% a piu' del 30%, anche per la brutta figura rimediata da Alistair Darling, l'ex ministro del Tesoro laburista che guida la campagna per il 'no', nel secondo dibattito tv con Salmond. Sotto accusa per la rimonta del no, che preoccupa la City e tutto il mondo economico, c'e' anche il governo conservatore di David Cameron che avrebbe dato troppo per scontata la vittoria del si' e non si sarebbe premunito per mettere a punto un piano B in caso di sconfitta.

REAZIONE IN BORSA - Le borse europee chiudono in calo a causa dei timori riguardanti il referendum sull'indipendenza della Scozia. L'unica eccezione e' Francoforte che chiude a 9.751,72 punti a +0,05%. Londra cede lo 0,38% a 6.828,79 punti, Parigi lo 0,31% a 4.472,64 punti, Milano lo 0,47%, Madrid lo 0,42%. La sterlina cala ai minimi da 10 mesi sul dollaro (-0,8% a 1,6208 $).

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