Sanzioni internazionali, il 77% degli intervistati da RADAR SWG le ritiene legittime se si parla di armi ed economia. La percentuale scende intorno al 30% se imposte a sportivi e artisti
Le polemiche che hanno investito la Biennale di Venezia hanno riacceso il dibattito sull’opportunità delle sanzioni nei casi di violazione delle norme internazionali.

Stando alla nuova edizione di RADAR SWG (11 – 17 maggio 2026), lo strumento delle sanzioni, per quanto i suoi effetti suscitino non poche riserve, viene ancora ritenuto opportuno dagli italiani se applicato alla sfera economica. L’interruzione degli scambi commerciali per quanto riguarda l’ambito militare, energetico e di altri prodotti viene ritenuta un’adeguata modalità di pressione sullo Stato che compie un grave fatto illecito. Sugli embarghi in campo sportivo e culturale, invece, prevale la contrarietà, soprattutto se parliamo di artisti o atleti individuali.

Il 77% si dichiara favorevole alle sanzioni internazionali quando si parla di armi, componenti e tecnologia legati all’attrezzatura militare. Solo l’11% afferma di essere in disaccordo. La situazione cambia quando si parla di atleti degli sport individuali e performance dei singoli artisti. In questo casi oltre il 50% si dichiara non d’accordo a imporre sanzioni, contro il 32% che si dice favorevole.
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Coerentemente con questa visione, si evidenzia anche l’approvazione da parte dell’opinione pubblica della decisione della Fondazione La Biennale di Venezia di ammettere i padiglioni di Russia, Iran e Israele. In merito a quest’ultimo emerge una netta spaccatura politica, ma nel complesso prevale l’accettazione della presenza israeliana alla mostra. Alla Biennale di Venezia la presenza di Russia e Iran viene ritenuta appropriata con oltre il 50% degli intervistati che è favorevole a ospitare i due Paesi. Per quanto riguarda Israele, invece, la percentuale dei scende al 46%.

In merito alle sanzioni impartite alla Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina, la maggioranza degli italiani mostra di condividerle, ma più per una questione di principio che per la convinzione della loro efficacia. È opinione diffusa, oramai, che le restrizioni abbiano danneggiato più l’economia dei paesi europei che quella russa, o almeno nella stessa misura. Nonostante ciò, soltanto 1 su 3 le vorrebbe ridurre o cancellare.


