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Esteri
Siria, blitz di terra delle forze speciali Usa: ucciso Abu Sayyaf

Forze speciali americane elitrasportate hanno effettuato un'incursione-lampo nella Siria orientale, e hanno eliminato uno dei capi dello Stato Islamico: lo ha annunciato il responsabile del Pentagono, Ashton Carter, che ha identificato il dirigente jihadista ucciso come Abu Sayyaf. Costui era uno dei comandanti militari del gruppo terroristico, ha spiegato Ashton, e ne coordinava le attivita' finanziarie e di contrabbando di idrocarburi.

L'operazione, e' stato precisato, e' stata condotta sulla base di un ordine impartito dal presidente Barack Obama in persona. Stando a indiscrezioni di fonti militari riservate, riferite dal network televisivo 'Cnn', l'obiettivo originario sarebbe dovuto essere l'arresto dello stesso Abu Sayyaf, che pero' ha opposto resistenza ed e' quindi stato ucciso. Abbattuti anche una decina di miliziani che erano con lui. Sarebbero ritornate alla base sane e salve tutte le teste di cuoio statunitensi.

Il blitz rappresenta la prima operazione delle forze speciali Usa contro lo Stato Islamico all'interno del territorio siriano della quale si sia avuta notizia: se si eccettua il fallito tentativo di liberare alcuni ostaggi dei miliziani dell'Isis, sia americani sia di Paesi terzi, compiuto nel luglio 2014 dalla Delta Force a al-Raqqah, capitale di fatto dell'auto-proclamato califfato. Tra i prigionieri che pero' erano nel frattempo stati spostati altrove, e che dunque non fu possibile salvare, c'era anche il giornalista James Foley, il primo occidentale decapitato per rappresaglia dal boia dell'Isis divenuto noto come Jihadi John.

Il video della macabra esecuzione fu diffuso on-line un mese dopo, anche se con ogni probabilita' le riprese erano state effettuate gia' da qualche tempo. In seguito alla tragica fine di Foley, la Casa Bianca ammise l'insuccesso del raid per cercare di soccorrere lui e i suoi compagni di prigionia. L'incursione contro Abu Sayyaf a quanto sembra e' avvenuta nei pressi di al-Omar, uno dei piu' importanti giacimenti petroliferi della Siria, situato alle porte di Deir Ezzor, capoluogo dell'omonima provincia orientale e tra le roccheforti dei guerriglieri agli ordini di Abu Bakr al-Baghdadi. Non a caso: lo stesso Abu Sayyaf era infatti considerato il responsabile del contrabbando di idrocarburi con cui i jihadisti si finanziano abitualmente sul mercato nero.

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