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Soldati francesi in Centrafrica. “Serve l’intervento dell’Europa”

Soldati francesi in Centrafrica. “Serve l’intervento dell’Europa”
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Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha sottolineato che l’intervento del suo Paese nella Repubblica Centrafricana si fara’ a fianco delle truppe africane, ma ha aggiunto che l’intenzione della Francia e’ associare gli alleati europei. “Vogliamo agire con l’associazione degli europei”, ha detto in un’intervista all’emittente Radio France International; il capo di Quai d’Orsay non ha chiarito pero’ in quale forma vorrebbe che si traducesse questa collaborazione.

Fabius ha insistito che quella che si prepara nella Repubblica Centrafricana “non e’ la stessa operazione che in Mali”, dove all’inizio dell’anno la Francia ha compiuto un’operazione per domare i gruppi jihadisti che controllavano il nord del Paese e minacciavano di impadronirsi di tutto il Paese; il capo della diplomazia francese ha spiegato che l’obiettivo ora e’ “garantire la sicurezza” insieme alle truppe africane per permettere un accesso umanitario e preparare la democrazia; quanto ai tempi, Fabius ha spiegato che “nel prossimi giorni, domani, dopodomani” la Francia presentera’ una risoluzione all’Onu perche’ autorizzi l’azione.

CHE COSA SUCCEDE NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA –  Nella Rebubblica Centrafricana è in atto un genocidio come  denunciata da Amnesty International e documentano immagini satellitari. La rivolta è iniziata il 10 dicembre 2012, quando la formazione Séléka (alleanza, in lingua sango), una coalizione di gruppi ribelli di cui facevano parte anche molti dei combattenti precedentemente coinvolti nella guerra civile degli anni Duemila, hanno accusato il governo del presidente François Bozizé di non voler rispettare gli accordi di pace firmati nel 2007 e nel 2011. La coalizione, partita dal nord del Paese, ha via via occupato importanti città nelle regioni centrali e orientali fino a giungere nella capitale Bangui il 24 marzo 2013, obbligando Bozizé a lasciare il Paese – il 31 maggio l’ex presidente sarebbe stato incriminato per genocidio e crimini contro l’umanità. Il 18 aprile, il capo delle milizie Séléka, Michel Djotodia, autoproclamatosi presidente, è stato riconosciuto come il capo di transizione di governo nel corso di un vertice regionale a N’Djamena (capitale del Ciad, sostenitore occulto dei ribelli). Ma il neo presidente non è riuscito a riportare il Paese alla normalità, la cui situazione è invece precipitata in estate. Oggi i rapporti di osservatori esterni parlano di gravi violazioni dei diritti umani (compreso l’uso di bambini soldato), stupri, torture, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate nonché della presenza di oltre 460.000 sfollati: il 10% su una popolazione di 4,6 milioni di abitanti.