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Esteri

Di Tommaso Cinquemani
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Barack Obama ci riprova. Dopo tre anni di stop ai colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, il Presidente degli Stati Uniti ha incaricato il Segretario di Stato John Kerry di trovare un accordo tra le parti. Si sono così incontrati a Washington la delegazione di Tel Aviv, guidata dal ministro della Giustizia Tzipi Livni, e il capo negoziatore dell'Anp, Saeb Erekat. Entrambe le parti si dicono 'fiduciose' e sul tavolo ci sarebbe già una road map per raggiungere entro nove mesi un accordo per la creazione di due stati separati che vivano fianco a fianco pacificamente.

I primi passi verso un'apertura si iniziano a vedere. Gerusalemme ha dato il via libera alla scarcerazione di alcuni detenuti palestinesi. E ha promesso che nei prossimi giorni adotterà un certo numero di passi per migliorare la condizioni dei palestinesi sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza. Malgrado quest'ultima sia controllata dal giungo 2007 da Hamas che non riconosce questi nuovi colloqui di pace.

"La stragrande maggioranza dei due popoli, quello israeliano e palestinese, vorrebbe la pace. Se si riuscisse a trovare un accordo politico, i rancori del passato verranno dimenticati". Yoram Gutgeld è nato a Tel Aviv nel 1959, senior partner e direttore di McKinsey fino al Marzo 2013, alle ultime elezioni si è candidato con il Partito Democratico. E' considerato un 'onorevole vicino a Renzi', di cui è consigliere economico.  Come cittadino israeliano naturalizzato italiano si trova nella posizione di osservatore privilegiato. Contattato da Affaritaliani.it spiega: "Mi auguro con tutto il cuore che il Presidente Obama abbia più successo di quanto non lo abbia avuto il Presidente Clinton nel Agosto del 2000, con il suo tentativo coraggioso di mettere Arafat e Barak d'accordo. E' stata una grande occasione mancata, che i libri di storia attribuiscono più al leader dell'Anp che al premier israeliano. Spero che questo tentativo abbia un esito diverso".

I colloqui di pace si inseriscono in un quadro di relazioni internazionali complesso, reso ancora più complicato dalla decisione dell'Unione europea di boicottare le società e i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. Negli ultimi anni infatti il movimento dei coloni, forte nel primo dopoguerra, ha ripreso vigore e sotto il governo Netanyahu si sono inaugurati nuovi insediamenti in quello che i palestinesi rivendicano come loro territorio. Una pratica stigmatizzata da Obama che chiese al premier una moratoria.

Oggi il provvedimento dell'Ue segna un punto di svolta. Secondo alcuni commentatori è stata una decisione saggia, perché colpisce Israele sul piano economico, obbligandolo ad essere più disponibile nei colloqui di pace. Ma secondo Gutgeld si tratta di una provvedimento sbagliato: "La decisione di boicottare prodotti o aziende associate con i coloni mi pare inopportuna. Quella dei coloni, a prescindere delle personali opinioni, è una questione politica. Sarà oggetto di negoziazione tra le parti, ma intervenire in questo modo non mi pare possa aiutare i negoziati".

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