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Esteri

Di Tommaso Cinquemani

 

Qual è l'eredità più grande che Nelson Mandela ha lasciato al Sudafrica?
"Mandela è stato definito un 'eroe politico accessibile', cui aggiungerei 'universale'. La mobilitazione anti-apartheid è stata forse la prima azione collettiva globale ed ha avuto nella figura di Mandela il suo fulcro. Uomo giusto al momento giusto, sin dalla nascita dell'apartheid, Madiba ha assunto con consapevolezza e lucida determinazione le redini di una resistenza volta a delegittimare l'apartheid attraverso azioni collettive straordinariamente coraggiose: consolidando, dapprima  il suo movimento, l'ANC (African National Congress) e mobilitando le masse in seno al Paese, coordinando il consenso ed estendendolo al di là dei confini del Sudafrica. La resistenza, anche quando ha assunto una forma violenta, ha così ottenuto la legittimazione di attori politici internazionali, portando alla fine del regime dell'apartheid. Uno dei suoi meriti è stato quello di non aver umiliato i suoi avversari, ma di aver sostenuto la riconciliazione".

Il suo esempio di riconciliazione è ancora seguito, oppure il Sudafrica potrebbe scivolare in lotte etniche o addirittura in una guerra civile?
"Per quanto l'ingegneria sociale dell'apartheid sia concettualmente difficile da scalzare ed abbia prodotto una cultura della violenza, la drammatica situazione socio-economica in cui versa la maggioranza della popolazione non vede più una maggioranza nera oppressa ed una minoranza bianca dominante, ma una maggioranza straordinariamente povera e delusa avverso una minoranza ricca, in cui molti sono i membri dell'attuale establishment. Il lascito del successo alla lotta contro l'apartheid in Sudafrica è stata una consapevolezza politica diffusa, che però stride con le accuse quotidiane di corruzione nei confronti dell'Anc. Nella competizione per il lavoro poi, si assiste spesso a violenze contro gli immigrati, ma suona ancora più preoccupante la violenta repressione di Marikana, una miniera vicino a Johannesburg teatro di un lungo sciopero".

L'immagine di Mandela, specie negli ultimi suoi anni di vita, è stata strumentalizzata?
"Mandela è un simbolo. Non solo per il suo ruolo nella lotta, ma per la consapevole gestione del proprio ruolo nella transizione. Mantenendo uno 'stile politico' di spessore educativo, anche soltanto nel non aver preteso di trattenere per sé il potere, ma rimettendo il mandato presidenziale (1994-1999) ad altri, ha comunicato una coscienza civica non comune. L'adesione all'Anc di tanti membri indipendentemente dalle appartenenze politiche, e il successo elettorale mantenuto ad oggi, nonostante tutto, lo si deve anche al fatto che, per quanto in disaccordo con le linee politiche assunte dall'Anc, Mandela non ha mai manifestato la volontà di abbandonarlo. Come si è ben capito dall'agitazione di Jacob Zuma con l'aggravarsi della malattia - ora le condizioni cambiano. La figura di garanzia - in una presenza pur formale, negli ultimi anni - della possibilità d'un Sudafrica migliore non esiste più: restano solo le responsabilità palesi di una leadership per lo più inetta".

Ci sono ancora degli strati delle popolazione che rimpiangono il tempo del segregazionismo? Quanto sono ampi?
"Il Sudafrica che conosco ha più colori dell'arcobaleno. Dalla situazione politica instabile, dall'esclusione dalla vita economica di una parte della società sudafricana che un tempo pensava d'aver diritto a privilegi solo per il colore della propria pelle, e da una mancante, diseguale o comunque tardiva reintegrazione economica di chi per la libertà aveva combattuto, certo, emergono anche voci che decretano amaramente che 'forse, si stava meglio quando si stava peggio'. Ma si tratta per lo più di membri isolati delle vecchie generazioni e dei delusi (senza distinzione di colore). Pochi giovani sudafricani oggi sono consapevoli davvero di ciò che accadeva in quello stato fino a poco più di vent'anni fa e, uscita dall'isolamento internazionale dei tempi del regime, la Repubblica del Sudafrica vive di rendita del proprio eroismo che, grazie a Mandela, va oltre Mandela. Difficilmente qualcuno sarà così stolto da rinunciare a questo passaporto per il futuro".

Il Sudafrica è ancora la potenza economica di un tempo o il suo potere e la sua influenza stanno declinando? Ha una strategia per il futuro, sia a livello di sviluppo economico che di relazioni internazionali?
"L'ingresso del Sudafrica nel novero dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) - dal 2011, BRICS, appunto - dimostra la capacità politico-economica del Sudafrica di gestire abilmente delle alternative rispetto ad un modello che fatica a trovare un proprio equilibrio e ad uscire dalla stagnazione. Il Sud Africa resta il paese più ricco al mondo di riserve minerarie e possiede qualificate capacità di gestione del settore. Ciò lo rende il partner ottimale per accedere al resto del continente, mentre si sviluppano le sue capacità di investimento: notevoli sono le migliorie delle infrastrutture legate ai trasporti e alle tubazioni per convogliare carburanti. Il Sudafrica, catalizzatore consapevole nello sbloccare i serbatoi minerari del continente, opera inoltre investimenti al fine di mantenere un ruolo economico egemone in Africa: pochi sanno che compagnie sudafricane sono pienamente coinvolte nel fenomeno del cosiddetto land-grabbing in Congo. Insomma, il carro su cui è salita la Nazione arcobaleno sembra quello 'giusto'. Anche qui, naturalmente, si apre una sfida in merito ai "modi" in cui il Sudafrica, orfano di Mandela, continuerà a giocare il suo ruolo".

 twitter@Tommaso5mani

Tags:
mandelasud africapolitica
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