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Esteri
Suu Kyi la finta pecorella che massacra le minoranze

Suu Kyi è la pasionaria birmana che ha eccitato negli anni i buoni sentimenti e la cattiva coscienza della intellighenzia occidentale che le è stata prodiga di continui riconoscimenti e di un premio Nobel per la Pace nel 1991.

Anche Giovanni Paolo II si interessò di lei, insieme agli Usa, medaglia presidenziale della Libertà nel 2000 e non poteva mancare l’Italia con Bologna che le ha riconosciuto la cittadinanza onoraria nel 2008.

Ora, undici sui colleghi Nobel per la Pace, scrivono all’ Onu per denunciare che in Birmania, nazione retta di fatto dalla Kyi, “L’esercito birmano attacca la minoranza musulmana. È pulizia etnica. E la Signora non fa nulla”.

Tra i firmatari l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e Malala la giovane attivista pakistana nota internazionalmente.

Anche Romano Prodi è tra i firmatari (pur non essendo Nobel).

Insomma le cose stanno venendo a galla seppure con ritardo.

In pratica il Paese retto dalla ex pasionaria assiste alla tragedia della minoranza (migliaia di uomini, donne e bambini) Rohingya perseguitata perché considerata illegale.

L’esercito birmano, si legge, compie azioni tali da prefigurare “pulizia etnica e crimini contro l’umanità”.

Ora che Suu Kyi è al potere da più di un anno insieme ai militari, sembra aver dimenticato il suo passato di attivista dei diritti civili e alle pressioni internazionali ha replicato stizzita che “sono tutte falsità” e che la “stampa estera crea artificialmente il problema”, la stessa stampa estera -si badi bene- che la signora utilizzava quando era nei guai.

I firmatari proseguono dicendo che “…sono utilizzati elicotteri da combattimento sui civili” e che ci sono stati “stupri e bambini gettati tra le fiamme”.

Un quadro di orrore che illumina vera luce una donna che non ha mai convinto pienamente i critici più attenti del suo agire anche quando faceva la perseguitata agli arresti domiciliari, lei figlia di un generale che recitava di combattere per i diritti civili che ora sta così brutalmente violando.

 

Tags:
suu kyi;birmania;rohingya;nobel per la pace;prodi
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