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Esteri

Apparentemente la Corea del Nord non è mai stata più isolata di oggi. Dopo che i sismografi dei paesi vicini hanno rilevato un sisma da 5 gradi della scala Richter, non frutto di un moto tellurico terrestre, ma del lungamente atteso e temuto test nucleare di cui da mesi si parlava in Asia orientale. Ne è seguita un'alzata di scudi, un coro di reprimenda, da parte di tutte le potenze, anche quelle tradizionalmente amiche di Pyonguyang: Russia e Cina. Ma con dei distinguo, perché l'atteggiamento di questi due Paesi verso la Nordcorea restano ambivalenti.
 


ECCO LE POTENZE NUCLEARI MONDIALI

La Corea del Nord ha proceduto oggi al suo terzo test nucleare, di una potenza ben superiore ai due precedenti, un atto di sfida condannato dalla comunità internazionale.

Pyongyang, che rivendica il suo status di potenza nucleare, è sospettato di possedere diverse bombe atomiche e di procedere a dei test nucleari per riuscire a renderle di minori dimensioni.
Uscito dal Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp) nel gennaio 2003, il Paese ha fatto esplodere il suo primo ordigno atomico nell'ottobre 2006 e un secondo il 25 maggio 2009.

Cinque Stati che hanno compiuto dei test nucleari prima del 1967 sono attualmente considerati potenze nucleari ufficiali: Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina. Sono i soli autorizzati legalmente a detenere l'arma nucleare nei termini del trattato, firmato nel 1968, che implica degli accordi di garanzia con l'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea).

L'India e il Pakistan, potenze nucleari dichiarate dopo i loro test atomici del maggio 1998, procedono regolarmente a dei lanci sperimentali di missili dopo i quali si abbandonano ad una guerra di comunicati.

Nell'aprile 2012, Nuova Delhi ha trionfalmente annunciato il suo primo test di un missile a lunga gittata a capacità nucleare. I due Paesi non hanno sottoscritto gli obblighi del Tnp.

Israele, che anche lui rifiuta di firmare il Tnp, dispone, secondo esperti militari stranieri, di un arsenale che conta fra 100 e 300 ogive nucleari. Ma lo Stato ebraico, che applica da più di 40 anni la cosiddetta dottrina "di deliberata ambiguità", non ha mai né confermato né smentito il possesso di armi nucleari.

L'Iran, che è esperto nell'arricchimento dell'uranio, è sospettato dai Paesi occidentali di condurre in segreto un programma nucleare a fini militari, anche se Teheran nega.
Nonostante le sanzioni senza precedenti di cui è oggetto, il Paese continua a sfidare la comunità internazionale incrementando le attività di arricchimento.

Anche Siria, Egitto, Nigeria e Taiwan sono sospettati di avere delle attività nucleari militari. In un rapporto pubblicato nel giugno 2011, l'Aiea ha affermato per la prima volta che il sito siriano di Dair Alzur (Al Kibar), distrutto dall'aviazione israeliana nel 2007, custodiva "molto probabilmente" un reattore nucleare non dichiarato. Diversi Paesi hanno ufficialmente rinunciato alle armi atomiche: Sudafrica, Argentina, Brasile, Kazakistan, Bielorussia, Ucraina e Libia.
 

C'è un misto di preoccupazione, imbarazzo e stizza nei toni particolarmente rigidi assunti da Cina e Russia dopo l'annuncio del test. Preoccupazione perché un'escalation nella Penisola coreana potrebbe avere effetti imprevedibili per Paesi come Russia e Cina, che hanno interesse a fare affari in un contesto stabile. Imbarazzo, perché il loro alleato storico appare agli occhi di tutti indifendibile: perfino l'Iran, accusato a sua volta di avere un programma nucleare militare, ha puntato il dito contro Pyongyang, anche perché questi ha realizzato il suo test mentre sono in preparazione i negoziati a sei sul dossier iraniano, che si terranno in Kazakistan. Imbarazzo, infine, perché il testo di oggi prova ulteriormente che il loro potere d'influenza arriva fino a un certo punto.

La Cina, che rischia di dover anche affrontare i rischi di fallout nucleare nel proprio territorio (il test sotterraneo è stato realizzato al confine), ha commentato con insolita durezza il test. "Il governo cinese esprime la sua ferma opposizione", ha indicato il ministero degli Esteri di Pechino in un comunicato. Il governo della Repubblica popolare ha ribadito la sua posizione "a favore della denuclearizzazione della penisola, della lotta contro la proliferazione e del mantenimento della pace e della stabilità in Asia settentrionale".

L'ambasciatore nordcoreano Ji Jae Ryong è stato convocato dal ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, che ha espresso il "vivo malcontento" della Cina e ha presentato una "protesta solenne", secondo quanto ha riferito il sito del ministero. Va però sottolineata l'assenza della parola "condanna" nella formulazione cinese. E va preso nota anche di quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua. "Vista in maniera superficiale, è Pyongyang che ha in maniera ripetuta violato le risoluzioni dell'Onu e s'è servita della questione nucleare per sfidare la comunità internazionale", ha premesso. "Tuttavia - ha continuato - in realtà la sfiducia della Corea del Nord è profondamente radicata nel suo vivo sentimento d'insicurezza dopo gli anni di confronto con la Corea del Sud, col Giappone e con gli Stati uniti, nettamente superiori sul piano militare".

Le posizioni di Mosca sono dello stesso tenore. Dura critica per la mossa nordcoreana, ma attenzione a non chiudere la porta a Pyongyang. "Questo test deve essere condannato", ha affermato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, ribadendo la condanna già espressa con un comunicato ufficiale del suo ministero. "Dimostra - ha continuato il capo della diplomazia russa - che la leadership nordcoreana ha ancora ignorato la legge internazionale e violato le risoluzioni dell'Onu e tutte queste cose meritano la condanna e un'adeguata reazione. Il Consiglio di sicurezza si riunirà nelle prossime per discutere questo problema".

Contestualmente, tuttavia, la Russia ha chiesto a tutte le parti in causa di astenersi dal promuovere un'escalation militare nella Penisola coreana. "E' sperabile che l'ultimo passo di Pyongyang non sarà usato come un pretesto per l'esclation di attività militare attorno alla Penisola coreana", ha ammonito il ministero degli Esteri russo. "Ci deve essere - continua il comunicato - un'alternativa internazionale legale alla politica di flettere i muscoli missilistici e nucleari". Lavrov ha inoltre auspicato una ripresa "il più presto possibile" dei negoziati a sei - Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Russia, Cina e Stati uniti - sul nucleare nordcoreano.



Inviti alla ragionevolezza e posizioni che non nascondono la preoccupazione per quello che sta accadendo in Asia nord-orientale. La Cina è in pieno confronto con il Giappone per la questione territoriale delle isole Senkaku/Diayu e i rapporti Nord-Sud in Corea sono sempre più tesi. La posizione assunta dalla Corea del Nord, in questo contesto così pericoloso, rischia di innestare reazioni a catena. Già in passato Seul ha avuto un suo programma di armamento nucleare, mentre in Giappone - dove è da poco tornato al potere il Partito liberaldemocratico con Shinzo Abe, un primo ministro che parla con qualche accento nazionalista - ci sono diverse voci che chiedono che Tokyo si doti dell'arma atomica. Senza contare che una delle presenze dominanti della regione continua a essere la potenza nucleare per eccellenza: gli Stati uniti.
 

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