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Trump a Zelensky: “È ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”. Dallo Studio Ovale al diesel russo, la storia di un rapporto in frantumi

Dopo l’accordo con Putin sul diesel e le critiche di Kiev, il presidente americano chiede apertamente un cambio al vertice ucraino. È la crisi più grave tra i due leader

Trump a Zelensky: “È ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”. Dallo Studio Ovale al diesel russo, la storia di un rapporto in frantumi

Trump-Zelensky, le tappe degli scontri dal 2019 a oggi

“E’ ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente in grado di raggiungere un accordo, Zelensky vuole solo creare problemi al mondo, la smetta di colpire le raffinerie russe”. Lo ha detto Donald Trump, che ieri ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin per ricevere dalla Russia milioni di barili di diesel, che potranno essere forniti in esenzione dalle sanzioni americane fino ad aprile. Trump ha anche esortato il presidente ucraino a cessare gli attacchi contro le raffinerie di russe, che, secondo il presidente americano, non fanno altro che aggravare “il problema globale” della carenza di gasolio. “Farà bene a smetterla”, ha ammonito Trump in conferenza stampa.

La notizia dell’accordo – arrivata mentre a Miami erano in corso i negoziati tra Steve Witkoff, Jared Kushner, delegati ucraini e funzionari europei, e mentre era in corso un devastante attacco russo a Zaporizhzhia – ha spiazzato Kiev. Zelensky ha definito la decisione “non giusta e non onesta”, un segnale di debolezza e un “regalo di compleanno” a Putin. Poi ha rincarato: la Russia, ha scritto su X, ha “ringraziato” per l’allentamento delle sanzioni lanciando cinque bombe plananti su edifici residenziali a Zaporizhzhia. Nello stesso giorno Mosca ha annunciato di aver revocato in parte il divieto di export di diesel, con effetto immediato. Secondo indiscrezioni, Witkoff e Kushner potrebbero andare a Mosca entro due settimane.

Sette anni di alti e bassi

Il rapporto tra i due leader è turbolento. Nel 2019, durante il primo mandato di Trump, dopo una telefonata di congratulazioni ad aprile ne arriva una a luglio in cui il presidente chiede a Zelensky di indagare su Joe Biden e il figlio Hunter e sulla società ucraina Burisma. Il caso porta al primo impeachment di Trump, a dicembre, che si chiude con l’assoluzione al Senato. Nel 2024, in campagna elettorale, Trump prende di mira Zelensky più volte. Lo definisce il “più grande venditore della storia” perché, dice, ogni volta che va negli Stati Uniti se ne va con 60 miliardi. Lo ripete a un comizio a marzo, poi a giugno e di nuovo a settembre. Il pacchetto di aiuti da 61 miliardi, bloccato per mesi dai repubblicani alla Camera, era stato approvato ad aprile.

Con il ritorno alla Casa Bianca a gennaio 2025 la tensione esplode. A febbraio Trump lo chiama “dittatore non eletto” e il 28 va in scena lo scontro nello Studio Ovale. A marzo gli Usa sospendono gli aiuti militari, ma il 19 una telefonata distende il clima. Il 26 aprile i due si parlano in Vaticano ai funerali di Papa Francesco e il 30 Washington e Kiev firmano l’accordo sui minerali. Ad agosto Trump accoglie Putin in Alaska e Zelensky vola alla Casa Bianca con Macron, Starmer, Meloni, Merz e i vertici Ue. A ottobre torna a chiedere armi a lungo raggio. Poi gli incontri a Davos (22 gennaio 2026), al G7 di Evian (16 giugno), al vertice Nato di Ankara (8 luglio) e di nuovo a Washington (28 luglio), mentre negli Stati Uniti l’attenzione si sposta sulla guerra all’Iran, iniziata il 28 febbraio.

A settembre, all’Onu, un nuovo incontro. Zelensky ha poi riferito che Trump gli avrebbe confermato la decisione di concedere a Kiev licenze per produrre missili Patriot, ma il Dipartimento di Stato ha precisato che una scelta finale non era stata presa, e Trump a luglio aveva già frenato su un’apertura simile. La tregua è durata poche settimane, fino al diesel di Putin che ha fatto esplodere, di nuovo, le tensioni.

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