Donald Trump attacca Giorgia Meloni e Palazzo Chigi risponde con Fazzolari. La premier intanto è a Bruxelles: riunisce gli Amici della Coesione, vede Sánchez e spinge sui dossier bilancio Ue e migranti
La riunione degli Amici della Coesione serve a difendere fondi Ue e agricoltura europea
Un colpo basso del genere Giorgia Meloni non se l’aspettava proprio. Le assurde parole che Donald Trump ha usato nei suoi riguardi, oltre che fuori luogo e assai inverosimili, sono sembrate agli occhi di Palazzo Chigi come l’ennesimo segnale del nervosismo di chi sente tutto il peso di un accordo con l’Iran per lui umiliante e di una consapevolezza di essere in una condizione di isolamento internazionale e di una base elettorale sempre più sconcertata dei troppi errori del Tycoon.
È indicativo della gravita della cosa il fatto che il primo a replicare alle affermazioni di Trump, sia stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari che ha usato toni mai cosi duri e fermi “I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti”. La premier mentre Trump rilasciava la sua intervista al corrispondente del Tg La7 da Washington, era impegnatissima nel tessere la fila al Consiglio Europeo, su coesione e migranti. Giorgia Meloni ha promosso e guidato, infatti, la riunione informale dei Capi di Stato e di Governo del gruppo degli Amici della Coesione, che include 17 Paesi membri.
L’incontro è stato organizzato per definire una linea comune in vista del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF 2028-2034) dell’Unione Europea. Un passaggio fondamentale visto che si decidono le sorti del prossimo bilancio europeo, che i cosiddetti frugali, Germania in testa, vorrebbero ridurre, con le immaginabili nefaste conseguenze del caso per il nostro paese. Subito dopo dell’incontro, Meloni ha incontrato il premier spagnolo Pedro Sanchez, con il quale ha potuto appurare una sostanziale unità di intenti sul tema bilancio “concentrandosi sulla necessità di orientarsi verso un bilancio più ambizioso e di rafforzare le politiche di coesione tradizionali e la Politica Agricola Comune”, come riportato da alcune fonti presenti all’incontro. Fonti del governo spagnolo hanno riferito che Sánchez e Meloni hanno concordato sulla necessità che i due Paesi collaborino per un’Europa forte e ambiziosa, dotata di un proprio peso sulla scena globale, di fronte alle attuali grandi sfide.
Fonti del governo spagnolo hanno riferito che Sánchez e Meloni hanno concordato sulla necessità che i due Paesi collaborino per un’Europa forte e ambiziosa, dotata di un proprio peso sulla scena globale, di fronte alle attuali grandi sfide. L’incontro è stato organizzato per definire una linea comune in vista del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF 2028-2034) dell’Unione Europea. Un passaggio fondamentale visto che si decidono le sorti del prossimo bilancio europeo, che i cosiddetti frugali, Germania in testa, vorrebbero ridurre, con le immaginabili nefaste conseguenze del caso per il nostro paese. Per portare a termine un accordo – probabilmente all’alba di una fredda e umida mattina di dicembre a Bruxelles – ci sarà bisogno di spargimento di sangue, secondo alti funzionari e diplomatici veterani di battaglie passate. La posta in gioco è altissima. Venerdì i leader europei sono stati avvertiti che il mancato accordo su nuove tasse a livello europeo potrebbe costringere a tagli di spesa fino al 40% nel prossimo bilancio a lungo termine del blocco, secondo una valutazione della Commissione europea presentata alle capitali.
L’incontro si è svolto presso la sede della delegazione italiana presso l’Ue, anche questo un segnale del fatto che sia proprio la Meloni a tirare le file dei 16 paesi che si sono stretti in una sorta di alleanza, denominata “amici della coesione”, contro i frugali guidati dalla Germania di Merz. “Concordiamo sulla necessità che Spagna e Italia continuino a collaborare per un’Europa forte e ambiziosa, con un proprio peso sulla scena globale, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo”, si legge in un breve comunicato stampa di Palazzo Moncloa.
A Bruxelles, insomma, pur avendo posizioni opposte su temi come l’accoglienza dei migranti e i centri di rimpatrio, Sánchez e Meloni hanno recentemente trovato un terreno comune su alcune politiche economiche. Entrambi si sono espressi a favore di una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei per la difesa, al fine di affrontare le gravi conseguenze economiche della guerra con l’Iran. “Chissà se ora- scherzava una fonte diplomatica- dopo il nuovo duro attacco di Trump alla premier il rapporto tra i due possa trovare un altro punto di contatto” L’Italia sa di potersi giocare la sua partita fino in fondo e di potere ricoprire un ruolo importante nella discussione, come dimostrato dall’apertura della Ue alla flessibilità richiesta proprio dal nostro paese sui costi dell’energia. Sul tema bilancio la premier sa anche di potere contare sul vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, responsabile proprio della politica di coesione, che da mesi sta lavorando su più fronti per arrivare ad un compromesso che possa accontentare tutti.
Più delicato, se possibile, forse il confronto sul tema migratorio. Anche qui Meloni vuole giocare un ruolo di guida in Europa, spingendo per l’attuazione rapida delle nuove norme sui rimpatri e per soluzioni innovative, compresi possibili hub nei Paesi terzi. La premier italiana ha partecipato alla riunione promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi sulle nuove modalità di gestione dei flussi e ha sostenuto, insieme ad altri leader europei, la necessità di passare dalle regole ai risultati concreti. Sul dossier migranti, alcune ricostruzioni hanno parlato di tensioni con Sánchez. Fonti diplomatiche spagnole ridimensionano però il confronto: non uno scontro, ma una “discussione” nella quale ciascun leader ha espresso la propria posizione.
Madrid ha rivendicato il proprio impegno nel controllo delle frontiere e nell’applicazione del Patto migrazione e asilo, ricordando anche la riduzione degli arrivi irregolari. Da parte italiana, invece, resta centrale l’idea che le scelte nazionali in materia migratoria abbiano conseguenze europee e che l’Unione debba rafforzare rimpatri, partenariati esterni e contrasto ai trafficanti. La linea di Meloni è dunque duplice: difendere le risorse europee per i territori e spostare l’asse della politica migratoria Ue verso maggiore concretezza. Da Bruxelles la premier prova a costruire maggioranze variabili: con gli Amici della Coesione sul bilancio, con Danimarca, Paesi Bassi e altri partner sul fronte migratorio, con la Spagna quando l’interesse comune riguarda la difesa di coesione e agricoltura. Secondo alcune fonti di Palazzo Chigi e della stessa commissione lo scomposto attacco frontale di Trump mirerebbe a screditare chi ormai in Europa avrebbe assunto un ruolo guida, come la Meloni, in quel suo disegno chiaro fin dall’inizio di disgregare l’Unione europea. Un disegno che però potrebbe, come l’attacco in Iran, avere paradossalmente un effetto diametralmente opposto.

