Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Trump bifolco nell’angolo, ma Giorgia avrebbe dovuto isolarlo da tempo

Trump bifolco nell’angolo, ma Giorgia avrebbe dovuto isolarlo da tempo

Troppe volte abbiamo fatto finta di non sentire le intemerate del presidente, ma il lungo addio con la premier si sarebbe dovuto consumare da tempo

Trump bifolco nell’angolo, ma Giorgia avrebbe dovuto isolarlo da tempo
Giorgia Meloni e Donald Trump

Trump, Giorgia avrebbe dovuto isolarlo da tempo

Alzi la mano chi ha pensato di essere in un episodio di Black Mirror quando ha letto le dichiarazioni di inusitata gravità di Donald Trump su Giorgia Meloni: un concentrato di maleducazione, sessismo e sbruffoneria da quattro soldi, tipiche di chi, come il magnate biondino, è ormai circondato dalla sua corte dei miracoli incapace di fargli presente che – ogni tanto – perfino lui sbaglia.

Negli ultimi giorni ha ridicolizzato se stesso e il Paese che governa firmando un accordo (via Pec) con l’Iran in cui non si chiarisce se il Paese mediorientale dovrà rinunciare al programma di sviluppo atomico e, soprattutto, presta il fianco alla possibilità di poter pagare tra 60 giorni il transito dallo Stretto di Hormuz che è sempre stato gratuito.

LEGGI ANCHE: Fazzolari silura Trump: “Deliri e insulti, sta distruggendo gli USA”

Poi è tornato alla Casa Bianca, ha festeggiato i suoi 80 anni con una festa che probabilmente avrebbe messo in imbarazzo il clan dei Casamonica per buzzurraggine e cattivo gusto, costato 60 milioni (spiccioli per chi ha miliardi di patrimonio). Nota di colore: oltre al sempre più inquietante Mark Zuckerberg che assomiglia sempre più a un alieno ogni giorno che passa, si è visto anche Zlatan Ibrahimovic, il quale ha pensato bene che fosse meglio correre alla Casa Bianca piuttosto che sistemare il disastroso Milan che, pare, lui dovrebbe guidare. Meglio per l’Inter. Poi, dopo un G7 vissuto da macchietta, Trump risponde a un giornalista italiano e lancia strali contro la premier neanche fosse una rockstar infastidita coni fan che chiedono foto.

Ma allora, posto che Trump è… Trump, non sarebbe stato il caso di prendere le distanze da lui già da tempo, invece che farsi trascinare in questo vortice? La premier Meloni di certo non ha bisogno dei consigli del sottoscritto, ma forse bisognava iniziare preventivamente a scavare un solco come è stato fatto da altri partner europei.

Farlo oggi, con il controcanto di Giovanbattista Fazzolari, significa concedere al maleducato presidente americano la scusa di poter dire “si sono offesi, gli passerà”. E invece no, perché vedere gli Usa ridotti a questa cosa qua, da “land of freedom and opportunity” a palcoscenico macilento di un leader impresentabile fa un po’ tristezza. Certo, la gratitudine per quanto fatto dall’8 settembre in poi e con il Piano Marshall rimane, ma non può essere eterna. E forse è giunto il momento di dirlo chiaramente anche attraverso i canali ufficiali: convocare l’ambasciatore Usa, elevare protesta formale e così via. La diplomazia, grazie al cielo, esiste ancora. Usiamola per far sentire Trump quello che è.