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Esteri
Trump: Charlottesville? "La colpa è di entrambi"

"A Charlottesville la colpa è di entrambi le parti". Lo ha detto il Presidente degli Stati Uniti. E così Donald Trump non ce l'ha fatta: pressato dalle contestazioni pubbliche, dai messaggi di sdegno e dalla condanna anche in casa repubblicana per la sua reazione reticente alla morte di una manifestante vittima degli attacchi dei gruppi razzisti e nazisti a Charlottesville, alla fine aveva ceduto. E due giorni dopo era arrivata la condanna verso i gruppi suprematisti bianchi (dopo che anche la figlia aveva tentato di riparare un po' di ore prima con una dichiarazione contro ogni razzismo o rigurgito nazista).

Ma il presidente Usa ha tenuto la posizione per meno di un giorno. Ed ecco di nuovo - e forse ancor più chiaro - il concetto che ha fatto indignare buona parte dell'America: nella terribile giornata che ha visto la marcia della estrema destra americana con bandiere a croci uncinate, cappucci del KKK e slogan violentemente razzisti, fino all'auto lanciata tra la folla di cittadini che si opponevano a quella marcia, "la colpa è di tutti". Un concetto grave, che può innescare nuove polemiche proteste. Già prima di queste dichiarazioni il presidente del principale sindacato americano Afl-Cio ha annunciato di consigliere del presidente sulle questioni industriali: "Non possiamo stare in un consiglio con un presidente che tollera il bigottismo e terrorismo interno", ha detto Richard Trumka.

Ma il dietrofront di Trump forse rende più evidente la dipendenza di Trump da quella parte d'America che si riconosce nelle posizioni dell'ultradestra: non a caso proprio oggi alcuni leader dei suprematisti avevano manifestato tuitta la loro delusione per l'uomo che "abbiamo contribuito a portare alla Casa Bianca". E dopo le nuove dichiarazioni del presidente, un ex leader del Ku Klux Klan come David Duke, che ha affermato con soddisfazione: "Grazie, signor presidente Trump, per la tua onestà e coraggio nel dire la verità".

Trump ha parlato nel corso di una conferenza stampa improvvisata nella hall del suo grattacielo di New York, all'esterno del quale già dal giorno prima infuriavano proteste contro i rigurgiti violenti dei suprematisti bianchi. "Ci sono due parti della storia", ha detto ammettendo che l'uomo piombato sul corteo con l'auto è una disgrazia per sé, la sua famiglia e la sua terra e giustificando il proprio ritardo nel commentare la vicenda: "Prima di pronunciarmi ho voluto essere sicuro di ciò che è accaduto". Ma poi ha criticato anche i gruppi di sinistra definendoli "molto molto violenti" nell'affrontare nazisti e suprematisti.

E Trump in questo senso è andato anche oltre, arrivando a paragonare il generale Lee con i presidenti Usa Jefferson e Washington: "Questa settimana vogliono rimuovere le statue di Lee. Poi, Stonewall Jackson. Poi toccherà a George Washington?", facendo notare che sia il primo che il terzo presidente americano avevano posseduto schiavi. "George Washington era un proprietario di schiavi. Dobbiamo abbattere le statue di George Washington?". Dichiarazioni accolte con imbarazzo dallo stesso staff di Trump: il capo dello staff John Kelly guardava in basso e la portavoce Sarah Sanders evitava lo sguardo dei giornalisti presenti. Una nuova bufera politica potrebbe avvicinarsi sulla Casa Bianca.

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trump nazisti condanna
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