Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato nel suo comizio a Salina, in Kansas, che avrebbe potuto vincere la guerra del Vietnam in una sola settimana, ma nel ricostruire il conflitto il presidente americano è incappato in un errore storico, indicando come possibile bersaglio degli Stati Uniti quella che all’epoca era la capitale del Vietnam del Sud, alleato di Washington. “Avrei vinto quella guerra in una settimana“, ha dichiarato il capo della Casa Bianca, criticando la strategia militare americana e in particolare il ricorso all’Agent Orange, il potente defoliante utilizzato durante il conflitto per distruggere la vegetazione in cui si nascondevano le forze nemiche. “Continuavano a spargere quella roba rossa, qualunque cosa fosse, nelle foreste. Agent Orange! Anche se è rosso. Lo hanno sparso nelle foreste per anni e anni e anni, invece di attaccare Ho Chi Minh City e altri posti”, ha affermato il presidente.
Tuttavia durante la guerra la città oggi chiamata Ho Chi Minh City si chiamava Saigon ed era la capitale del Vietnam del Sud, lo Stato sostenuto militarmente dagli americani contro il Vietnam del Nord comunista. La capitale nemica era invece Hanoi. Saigon venne ribattezzata Ho Chi Minh City soltanto dopo la vittoria nordvietnamita e la riunificazione del Paese nel 1976. Nel suo intervento Trump ha inoltre sostenuto che avrebbe potuto vincere anche la guerra in Afghanistan “in un periodo di tempo molto breve”. Il presidente è poi tornato a minacciare l’Iran, affermando che l’unica ragione per cui non ha ancora “finito” con Teheran è la volontà di “essere gentile”. “Ma a un certo punto dovremo colpirli duramente”, ha avvertito.
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