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Trump riceve Xi, prove di distensione o è guerra aperta? Il difficile equilibrio tra affari e rivalità globale

Il presidente cinese Xi Jinping arriva oggi negli Stati uniti per una visita di Stato di tre giorni che culminerà domani alla Casa Bianca nel secondo vertice con il presidente Usa Donald Trump in poco più di quattro mesi

Trump riceve Xi, prove di distensione o è guerra aperta? Il difficile equilibrio tra affari e rivalità globale

Il presidente cinese Xi Jinping arriva oggi negli Stati uniti per una visita di Stato di tre giorni che culminerà domani alla Casa Bianca nel secondo vertice con il presidente Usa Donald Trump in poco più di quattro mesi. Washington prepara un’accoglienza di massimo livello, con Trump che dovrebbe ricevere personalmente Xi alla Joint Base Andrews, cerimonia militare, colloqui a porte chiuse e cena di Stato. Ma dietro il cerimoniale resta una relazione segnata dalla competizione: commercio e dazi, terre rare, semiconduttori e intelligenza artificiale si intrecciano con Taiwan, Iran, Corea del Nord e fentanyl. L’obiettivo più realistico appare consolidare la tregua raggiunta negli ultimi mesi e impedire una nuova escalation. La visita, dal 23 al 25 settembre, ricambia quella compiuta da Trump a Pechino in maggio. Il ministero degli Esteri cinese l’ha definita un appuntamento dal significato “storico”.

Secondo il portavoce Guo Jiakun, Xi e Trump avranno “uno scambio approfondito di opinioni” sulle relazioni bilaterali e sulle principali questioni internazionali, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo, gestire le divergenze e dare sostanza alla “relazione di stabilità strategica costruttiva” concordata in primavera. Trump dovrebbe compiere oggi il gesto insolito di andare personalmente alla base Andrews per accogliere Xi e la moglie Peng Liyuan. Domani è prevista la cerimonia ufficiale alla Casa Bianca, con 479 militari, inni nazionali, rassegna militare e il sorvolo di un bombardiere B-2 e quattro caccia F-22. Seguiranno i colloqui tra le due delegazioni e, in serata, la cena di Stato. Venerdì le due coppie dovrebbero prendere il tè alla Casa Bianca e visitare poi gli Archivi nazionali. La composizione completa della delegazione cinese non è stata ancora resa pubblica.

Il vicepresidente Han Zheng sarà contemporaneamente a New York per partecipare al dibattito generale dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. Si sono invece ridimensionate le aspettative di una vasta delegazione di grandi imprenditori cinesi al seguito di Xi. Più definita la presenza americana alla cena di Stato. Tra i dirigenti attesi figurano, secondo fonti di stampa, Jamie Dimon di JPMorgan Chase, Jensen Huang di Nvidia, Sam Altman di OpenAI, Tim Cook di Apple, Sundar Pichai di Alphabet, Jeff Bezos di Amazon, Elon Musk di Tesla, Michael Dell e Jane Fraser di Citigroup. Una presenza che riflette il peso che finanza, semiconduttori e Ia avranno nei colloqui. Il terreno per il vertice è stato preparato domenica a New York da una lunga giornata di negoziati tra il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, affiancati dal rappresentante Usa per il Commercio Jamieson Greer e dal capo negoziatore cinese Li Chenggang. Le riunioni a porte chiuse si sono svolte nel quartier generale di JPMorgan Chase. Bessent le ha definite “molto positive”. Il risultato principale è stato l’accordo per individuare una categoria di beni “non sensibili” da sottrarre, almeno in prospettiva, a nuove misure tariffarie. “A Pechino siamo partiti con idee sul Board of Trade e sul dialogo sull’Ia. Oggi quelle idee sono diventate realtà”, ha detto Greer. 

 Le due squadre stanno esaminando liste di prodotti che possano essere scambiati “in modo bilanciato”. Tra le possibili esenzioni figurano beni di consumo e prodotti a bassa tecnologia esportati dalla Cina, mentre da parte americana potrebbero rientrare energia, prodotti agricoli e, potenzialmente, dispositivi medici. Washington e Pechino stanno lavorando a riduzioni tariffarie su circa 30 miliardi di dollari di prodotti per parte. Resta aperta la questione della tregua commerciale in scadenza il 10 novembre. Nessuna estensione è stata annunciata a New York e la decisione politica è rimasta a Trump e Xi. Pechino punta a una proroga, mentre Washington vuole risultati verificabili soprattutto sugli acquisti cinesi. Tra gli impegni concordati a maggio figuravano almeno 17 miliardi di dollari l’anno di acquisti agricoli americani tra il 2026 e il 2028 e una prima tranche di 200 aerei Boeing. Entrambi i capitoli procedono più lentamente del previsto. I negoziati potrebbero riguardare anche un alleggerimento del dazio cinese sul gas naturale liquefatto americano. Più difficile il confronto sulle terre rare. Washington continua a lamentare forniture insufficienti di minerali e magneti strategici, mentre Pechino chiede un alleggerimento delle restrizioni americane sulle tecnologie avanzate. I controlli Usa all’esportazione di semiconduttori avanzati sono però rimasti fuori dai colloqui di domenica e non emergono segnali di un imminente allentamento. E’ invece sull’intelligenza artificiale che è arrivata una delle novità più significative.

Stati uniti e Cina hanno deciso di creare un dialogo bilaterale formale sull’Ia. Bessent ha proposto anche un meccanismo di notifica reciproca per incidenti legati all’Ia con possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale. Le parti hanno concordato di incontrarsi nuovamente sul tema. Secondo il comunicato cinese, i colloqui di New York sono stati “franchi, approfonditi e costruttivi” e hanno riguardato l’attuazione delle precedenti intese, commercio, investimenti e Ia. Pechino non ha però confermato di avere già accettato la specifica proposta americana sulle notifiche. Molto meno spazio per il compromesso sembra esserci su Taiwan. Xi dovrebbe chiedere a Trump di bloccare nuove vendite di armi all’isola, richiamandosi al comunicato congiunto Usa-Cina del 17 agosto 1982. Un nuovo pacchetto americano per Taipei, del valore di circa 14 miliardi di dollari, è rimasto sospeso dopo il vertice di maggio. Trump lo ha definito una possibile leva negoziale. Pechino ha ribadito alla vigilia della visita che Taiwan rappresenta una delle “linee rosse” nei rapporti con Washington. L’ambasciatore cinese negli Stati uniti Xie Feng ha incluso tra queste anche il sistema politico cinese, le questioni di sovranità e il diritto allo sviluppo. Taipei ha fatto sapere che continuerà a mantenere stretti contatti con Washington sulle forniture militari. Sul tavolo ci sarà anche l’Iran. La Cina è il principale acquirente di petrolio iraniano e Washington vorrebbe che Xi usasse la propria influenza su Teheran. Bessent ha anticipato che i legami finanziari ed economici tra Cina e Iran saranno discussi. Pechino continua però a opporsi alle sanzioni unilaterali americane prive di mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Corea del Nord e Ucraina resteranno sullo sfondo strategico.

A maggio Trump e Xi avevano discusso della denuclearizzazione della penisola coreana, mentre Washington continua a chiedere alla Cina di esercitare maggiore influenza su Mosca per favorire una soluzione alla guerra in Ucraina. Un segnale più concreto è arrivato invece sul fentanyl. Alla vigilia della visita, Pechino ha esteso i controlli all’esportazione ad altri due precursori chimici diretti verso Stati uniti, Messico e Canada e ha pubblicato nuove linee guida giudiziarie sui reati collegati alle sostanze utilizzate nella produzione dell’oppioide sintetico. La visita si apre quindi con una combinazione di massimo cerimoniale e aspettative prudenti. Trump vuole mostrare che il rapporto personale con Xi può produrre risultati economici visibili; Xi vuole consolidare una tregua che limiti il ricorso americano a dazi e restrizioni e ottenere garanzie sulle questioni considerate strategiche da Pechino. Più che un unico grande accordo, il risultato del vertice potrebbe essere una serie di intese limitate: proroga della tregua commerciale, prime riduzioni tariffarie sui beni non sensibili, nuovi canali sull’Ia e un impegno politico a mantenere sotto controllo la competizione tra le due potenze.