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Esteri
Trump, la perquisizione Fbi in Florida è una “bomba politica ad orologeria”

Trump, una "bomba poltica ad orologeria" la perquisizione FBI in Florida

Florida, Palm Beach, Mar-a Lago. Tre Località che, per la maggior parte degli americani,  sono altrettante indicazioni precise, e cioè sole, soldi, Trump. Certo, perchè in quella fetta dell’America baciata dal bel tempo e da qualche uragano, vi è un’alta concentrazione di ricchezza e ultimo, ma non ultimo, tra oceano e campi da golf, la residenza “estiva” dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ed è qui che pochi giorni fa, gli agenti dell'FBI sono entrati a perquisire alla ricerca di documenti segreti sulle armi nucleari che l'ex presidente avrebbe portato lì dimenticandosi di riportarli indietro nella loro sede naturale, e cioè nelle inviolabili stanze della Casa Bianca.

Trump, la perquisizione stimolata da un "corvo", secondo i media Usa

L’ordine di perquisizione, una decisione senza alcun precedente in tutta la storia americana, è stato dato dal Procuratore Generale Merrick Garland, che ha sottolineato al “Washington Post” come il provvedimento non sia stato preso alla leggera. Invece, secondo un altro importante media come Newsweek, l’ordine sarebbe stato provocato da una soffiata di un informatore anonimo, un “corvo” (vicino al Trump) pronto ad approfittare delle difficoltà giudiziarie attuali di Trump, già nel mirino nello Stato di New York per le dichiarazioni fiscali. Il vecchio leone ha subito reagito dichiarando che i suoi legali erano pronti a collaborare con l’FBI e a consegnare tutto quello che si poteva, a patto “che ci fosse stato”. Subito dopo ha cambiato tono dicendo che era un attacco politico del democratici preoccupati della sua probabile discesa in campo nelle elezioni del 2024.

Trump, una perquisizione con parecchi misteri

In ogni caso tutti i contorni della vicenda, immortalata da riprese video dell’ingresso della villa e dei funzionari del FBI all’uscita con scatole e scatoloni, sono ancora circondati da parecchio mistero. Non è dato sapere se questi documenti siano stati trovati veramente, e nel caso se fossero relativi ad armi nucleari di altri paesi o si riferissero all’arsenale nucleare americano. Chiaramente il timore era che finissero in mani non amiche. Adesso la partita si sposta su due piani diversi. Il primo, quello giudiziario, perchè qualora questi documenti fossero realmente trovati e siano considerati importanti e delicati dal punto di vista della sicurezza nazionale, potrebbe già essere considerato un reato, secondo la legge statunitense. Il secondo, probabilmente più devastante, è quello politico. Decidere di accusarlo formalmente, portandolo a giudizio costituirebbe una decisione in grado di aumentare a dismisura la polarizzazione politica presente negli Stati Uniti. E questo aumenterebbe a dismisura qualora i documenti non venissero trovati o non fossero così scottanti. Non si puo’ dimenticare come Joe Biden sia diventato presidente con una quantità di voti non certo schiacciante in un paese profondamente diviso a metà. Se poi si aggiunge che la popolarità dell’attuale inquilino della Casa Bianca è quasi ai minimi storici si capisce come questa perquisizione, che sembra più “una caccia alle streghe”, è materiale politicamente scottante. Non a caso dall’Amministrazione Biden è stato fatto filtrare che il Presidente non era stato messo, preventivamente, al corrente della decisione del Procuratore. Se questo “circo mediatico” contro Trump risultasse un “flop” sarebbe una carta vincente per Donald Trump che potrebbe davvero comunicare il suo ritorno alla gara presidenziale. Ma questo non è ancora possibile perchè sull’ex tycoon aleggiano le ricerche del fisco, e con quello si in America non si puo’ davvero scherzare.

 

 

 

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