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Esteri
Turchia indietro di 100 anni, Europa e Stati Uniti impotenti


Arduo ritenere democratica la reazione al fallito golpe dello scorso venerdì in Turchia che voleva destituire il presidente Recep Tayyip Erdogan - per alcuni osservatori il tentativo di putsch è stato fittizio, voluto dallo stesso Erdogan per usare il pugno di ferro -: certi gli oltre 10mila arresti, epurazioni contro esercito, polizia, religiosi, scuole, chiusura di radio e tv.
Si faccia il confronto con come lo Stato italiano sconfisse e trattò i terroristi delle Brigate Rosse negli anni 80 e 90. Ancor più difficile accettare immagini di soldati arrestati seminudi, con mani e piedi legati, fianco a fianco a terra. Intanto nelle strade di Istanbul, anche nei quartieri europei, cresce di giorno in giorno il numero delle donne che portano il velo.
Sorprende che Unione europea, Stati Uniti e comunità internazionale siano impotenti di fronte alla deriva di un Paese - membro della Nato e che prima o poi dovrebbe aderire all'Unione europea - che sembra stia tornando indietro di quasi 100 anni. Esattamente 93 anni fa, infatti, Mustafa Kemal Atatürk, padre della Turchia moderna, dopo aver deposto il sultano Maometto VI, ne divenne primo Presidente, dal 20 ottobre 1923. Pur mantenendo uno Stato autoritario fondato sul partito unico, la pena di morte e l'Islam come religione, Atatürk affermò la parità dei sessi, stabilì il suffragio universale, la domenica come giorno festivo, proibì alle donne il velo nei locali pubblici - legge revocata negli anni 2000 dal Governo dell'AKP, il partito di Recep Tayyip Erdogan - adottò l'alfabeto latino, soppresse norme e pene riconducibili alla legge islamica, emanò i nuovi codici civile e penale sul modello di quelli rispettivamente svizzero e italiano. Legalizzò le bevande alcoliche e depenalizzò l'omosessualità.
 

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turchia erdogan europa usa
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