Ucraina, "i colloqui ad Abu Dhabi? Ottimismo di facciata, non risolvereranno il conflitto" - Affaritaliani.it

Esteri

Ultimo aggiornamento: 18:05

Ucraina, "i colloqui ad Abu Dhabi? Ottimismo di facciata, non risolvereranno il conflitto"

L'analisi di Arduino Paniccia, stratega geopolitico e militare

Di Alberto Maggi

Abu Dhabi e l’illusione del negoziato: il tavolo che ridisegna gli equilibri

"La riapertura dei colloqui ad Abu Dhabi tra Russia, Stati Uniti e Ucraina segna un passaggio politicamente rilevante, non tanto per ciò che viene dichiarato, quanto per ciò che viene escluso. La scelta della sede, formalmente neutrale e lontana dal conflitto, risponde a una logica precisa: creare uno spazio di dialogo sganciato dal perimetro europeo. Non a caso, l’Unione europea non siede a questo tavolo ed è, di fatto, marginalizzata". Lo afferma ad Affaritaliani Arduino Paniccia, presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale di Venezia (Asce).

"Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’ultimo incontro costruttivo e ha fissato un nuovo round per l’inizio di febbraio. Sul terreno, però, la guerra non conosce tregua. I bombardamenti e i raid russi su Kharkiv e Kiev sono proseguiti con intensità, colpendo infrastrutture, abitazioni e intere aree urbane, a dimostrazione che il negoziato procede mentre il conflitto resta pienamente operativo. Il nodo centrale rimane immutato ed è, come sempre, territoriale: la cessione – o meno – di tutti i territori orientali, occupati e non. È su questo punto che si misurerà la reale possibilità di un accordo. Finora, i temi più delicati non sono stati affrontati apertamente, ma il linguaggio politico sta cambiando. Dalle dichiarazioni di Zelensky emerge un progressivo allineamento con la posizione americana. Alla fine di gennaio, la postura di Kiev appare ormai quasi sovrapposta a quella di Washington. Un mutamento significativo rispetto ai mesi precedenti, quando le distanze tra Ucraina e Stati Uniti erano evidenti e l’Europa rappresentava il principale sostegno politico di Kiev", spiega l'esperto di politica internazionale.

"L’azione degli emissari statunitensi si è concentrata proprio su questo riequilibrio: ridimensionare le richieste russe iniziali e, parallelamente, rendere più flessibile la posizione ucraina. Tra le ipotesi in discussione vi sarebbero garanzie di sicurezza nel post-conflitto, territori a status speciale o internazionalizzato e una sequenza di incontri diretti tra i presidenti russo e ucraino, il primo dei quali potrebbe avvenire già nelle prossime settimane. Dietro l’ottimismo mostrato pubblicamente, tuttavia, permane un diffuso scetticismo. È difficile immaginare che la Federazione Russa rinunci alla propria linea strategica di controllo sull’Ucraina orientale per accettare mediazioni dai contorni ancora incerti", sottolinea Paniccia.

"Allo stesso modo, un incontro diretto tra i due leader, ammesso che avvenga, difficilmente potrà produrre risultati realmente conclusivi senza un’intesa preventiva sui nodi fondamentali. Il dato politicamente più significativo emerso da Abu Dhabi è un altro: l’assenza dell’Europa. Non solo esclusa dal tavolo, ma progressivamente delegittimata, anche dalle stesse dichiarazioni di Zelensky, in linea con una narrazione americana che considera la posizione europea inefficace e incapace di incidere realmente sulla chiusura del conflitto. Per molti osservatori, dunque, l’ottimismo che circonda questi colloqui appare soprattutto comunicativo. Le speranze restano, ma allo stato attuale il negoziato sembra più una gestione politica della guerra che un autentico percorso di pace. Un ottimismo di facciata, utile a ridefinire gli equilibri internazionali, più che a risolvere il conflitto", conclude lo stratega militare.

Tutte le notizie della sezione politica