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Esteri

Sembrava che ci fosse un'apertura verso la ricerca di un dialogo. Invece, nel pomeriggio, i toni si sono di nuovo inaspriti. Il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchyov ha firmato il decreto che ordina l'operazione contro i separatisti filorussi nell'est del Paese. Lo riferiscono le agenzie russe. La tensione sale e la Francia annuncia la possibilità di un vertice Ue per valutare nuove sanzioni: "Appare evidente che la Russia ha una responsabilità" nelle "grandi violenze" nell'est e sud-est dell'Ucraina, l'Europa quindi "deve agire" e dopo l'incontro a quattro di giovedì prossimo a Ginevra "se sarà il caso ci potrà essere un vertice dei leader europei la prossima settimana per decidere nuove sanzioni", ha detto il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius.

Scaduto l'ultimatum ai secessionisti che nelle regioni orientali a maggioranza russofona occupano i palazzi del potere, il presidente ucraino aveva dimostrato la disponibilità a un'apertura: Kiev non è contraria a un referendum sullo status di quelle regioni, purché svolto in un "election day" in cui sarebbe accomunato alle prossime elezioni presidenziali, fissate per il 25 maggio. Perché, spiega il presidente, "sono certo che la maggioranza voterebbe per un'Ucraina indipendente, unitaria e democratica".

Turchynov, al telefono con il segretario generale Ban Ki-Moon, ha chiesto all'Onu di sostenere "l'operazione antiterrorismo nell'est" dell'Ucraina, "con professionisti e osservatori che potrebbero verificare la legittimità delle nostre azioni".

A loro volta, i separatisti che hanno occupato il municipio di Slaviansk hanno inviato il loro appello al presidente russo Vladimir Putin perché li protegga dal "genocidio". La risposta del Cremlino poco dopo, attraverso il portavoce Dmitry Peskov: "Giungono tanti appelli dall'est dell'Ucraina indirizzati direttamente al presidente Putin perché intervenga in quel modo o in quell'altro. Il presidente osserva la situazione in Ucraina con grande preoccupazione".

Le aree calde sono quelle della regione che fa capo alla città di Luhansk, dove proprio questa mattina i filorussi hanno risposto all'ultimatum occupando il municipio, dopo aver già preso possesso degli uffici dei servizi di sicurezza, e soprattutto quella di Donetsk, dove i palazzi delle autorità locali sono stati trasformati in quartier generale dell'autoproclamatasi "Repubblica di Donetsk". Ma questa mattina si registra anche una nuova occupazione: secondo testimoni, un centinaio di separatisti ha attaccato la sede della polizia nella città di Horlivka.

Il presidente Turchynov domenica aveva chiesto ai secessionisti di sgomberare i palazzi del potere e consegnare le armi entro le 8 di lunedì. In quel caso non sarebbero stati perseguiti, altrimenti sarebbe scattata una "vasta operazione antiterrorismo". Per le regioni orientali, aveva sottolineato Turchynov, è escluso lo stesso destino della Crimea, annessa alla Russia il mese scorso.

Operazione antiterrorismo che dovrebbe essere affidata all'esercito. Mossa che evidenzia la scarsa considerazione in cui il governo ucraino tiene la polizia locale, incapace, o forse restia, a reprimere le azioni dei filorussi. La conferma dal viceministro dell'Interno ucraino Mykola Velichkovych, che ha riconosciuto come alcuni poliziotti stanno passando dalla parte dei filorussi. "Nell'est abbiamo assistito a diversi episodi di sabotaggio da parte della polizia", ha detto Velichkovych ai giornalisti.

Scenario che aveva indotto Yulia Tymoshenko, candidata alle presidenziali ucraine del 25 maggio, a dirsi contraria all'uso della forza contro i filorussi dell'est in una intervista alla tv statale ucraina. Qualche ora dopo, il dietrofront in una nota pubblicata dal suo partito: "Sono a favore di una risoluta operazione anti terroristica con la partecipazione delle forze armate ucraine".

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che già aveva negato la presenza di soldati russi al confine con l'Ucraina, ha liquidato ancora una volta anche il sospetto che nelle aree interessate dal secessionismo operino agenti di Mosca. "Il nostro interesse è un'Ucraina unitaria, ma dove tutti i cittadini siano uguali", chiaro riferimento ai diritti della popolazione russofona. Piuttosto, Lavrov ha denunciato la grande "ipocrisia" degli Occidentali, da cui "la Russia non ha sentito ancora alcuna reazione all'intenzione di Kiev di usare l'esercito".

Un jet da combattimento russo sabato è passato più volte a distanza ravvicinata da una nave da guerra statunitense nel Mar Nero, nel corso di un'ora e mezza. Lo fa sapere una fonte dell'esercito Usa, a condizione di anonimato. Il caccia ha volato a meno di 900 metri dal cacciatorpediniere Donald Cook, a circa 150 metri di altitudine, spingendo i comandanti della nave a lanciare diversi avvertimenti radio. Non ci sono stati incidenti o danni. La nave da guerra si trovava in acque internazionali, al largo della costa della Romania, schierata nel Mar nero dal 10 aprile a causa dell'ingresso dell'esercito russo in Crimea e dei relativi disordini.
 

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