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Ucraina, Zelensky a Londra con Starmer, Macron e Merz. Mosca chiude ai colloqui, Trump si sfila dalle trattative: ecco i possibili mediatori per la pace

Il presidente ucraino vede i leader di Francia, Germania e Regno Unito per fare il punto sugli sforzi diplomatici. Dagli Stati Uniti arriva un primo via libera a nuovi aiuti militari per Kiev.

Ucraina, Zelensky a Londra con Starmer, Macron e Merz. Mosca chiude ai colloqui, Trump si sfila dalle trattative: ecco i possibili mediatori per la pace

Zelensky a Londra con i leader europei. Stallo nei negoziati con Mosca, Trump prende le distanze: chi può mediare per la pace

L’Europa prova a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale nella guerra in Ucraina. A Londra, il presidente Volodymyr Zelensky incontrerà il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz per fare il punto sulla strategia comune dei cosiddetti “Volenterosi”, in un momento segnato dal perdurare dei combattimenti e dalle incertezze sul coinvolgimento degli Stati Uniti. I tre leader europei si riuniranno prima tra loro e poi incontreranno Zelensky per fare il punto sugli sforzi diplomatici finalizzati a raggiungere una “pace giusta e duratura“. Il vertice britannico rappresenta il primo di una serie di appuntamenti internazionali che nelle prossime settimane potrebbero delineare il futuro del sostegno a Kiev. Dopo Londra sono infatti in programma il G7, il Consiglio europeo, il vertice Nato di Ankara e, il 14 luglio, una nuova riunione allargata dei Volenterosi convocata da Macron a Parigi in occasione della Festa nazionale francese.

L’incontro arriva mentre la guerra continua a intensificarsi. Nelle ultime ore l’Ucraina ha colpito nuovamente la regione di San Pietroburgo con decine di droni. Il presidente Zelensky ha rivendicato l’operazione, spiegando che i velivoli hanno raggiunto gli arsenali della Marina russa e una base a Kronstadt dopo aver percorso circa mille chilometri. “È ora di porre fine a questa guerra, ma il leader della Russia vuole continuare a combattere”, ha scritto su X. L’offensiva ucraina è seguita al rifiuto di Vladimir Putin di incontrare direttamente Zelensky. Il presidente russo ha respinto la proposta avanzata da Kiev, sostenendo che il leader ucraino vuole soltanto fermare l’avanzata delle forze di Mosca. Un nuovo segnale della distanza che ancora separa le parti da un eventuale tavolo negoziale.

Proprio l’ipotesi di futuri colloqui spinge le capitali europee a rafforzare il coordinamento. A Bruxelles si fa strada la convinzione che le difficoltà economiche e militari della Russia possano offrire margini per aumentare la pressione sul Cremlino, senza però rinunciare a preparare una possibile fase negoziale. In questo quadro, l’Europa sembra intenzionata a colmare il vuoto lasciato dal progressivo disimpegno americano. Donald Trump, infatti, ha recentemente lasciato intendere di voler mantenere un profilo più defilato. “Lasciamo che se la sbrighino tra loro”, ha dichiarato il presidente statunitense riferendosi a Mosca e Kiev. Una posizione che ha rafforzato la convinzione delle principali capitali europee sulla necessità di agire con maggiore autonomia.

Gli aiuti

Sul fronte militare, intanto, l’Alleanza atlantica starebbe valutando un nuovo pacchetto di aiuti da 70 miliardi di euro per Kiev, mentre l’Unione europea si prepara a erogare la prima tranche del prestito da 90 miliardi già approvato. Nonostante le prospettive di un futuro negoziato, Bruxelles continua a puntare sul rafforzamento della pressione nei confronti della Russia. L’Italia, che ha escluso l’invio di truppe sul terreno, mantiene il sostegno a Kiev ma appare più defilata rispetto all’attivismo mostrato da Francia, Germania e Regno Unito. La premier Giorgia Meloni non ha ancora confermato la propria partecipazione al vertice allargato dei Volenterosi previsto a Parigi il 14 luglio.

Per i leader europei il vertice di Londra rappresenta dunque un passaggio chiave: sostenere militarmente l’Ucraina, preparare un eventuale negoziato e costruire una strategia sempre più autonoma in vista di una guerra che, dopo oltre quattro anni, continua a non mostrare una via d’uscita immediata.

Chi può mediare per la pace

Parallelamente, in Europa proseguono le riflessioni su un possibile ruolo dell’Ue nei futuri negoziati con Mosca. Vladimir Putin ha indicato come interlocutore ideale l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, nome però accolto con freddezza sia da Berlino sia da Bruxelles per i suoi stretti rapporti con il Cremlino. Tra i profili circolati negli ambienti europei figurano anche l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, l’ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e l’ex premier italiano Enrico Letta. Tra le ipotesi prese in considerazione vi sono inoltre il premier belga Bart De Wever e l’ex presidente finlandese Sauli Niinistö, ritenuti da alcuni osservatori figure in grado di mantenere un dialogo con Mosca. Al momento, tuttavia, non esiste alcun mandato ufficiale né è stato individuato un rappresentante europeo incaricato di mediare tra le parti.

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