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Esteri
Il fallimento dell'Occidente diviso. Ucraina-Russia, la pace è lontana


Dopo diversi giorni dalla firma dell'accordo di Ginevra, la speranza di giungere a una soluzione rapida e condivisa della crisi ucraina sembra affievolirsi, sia per le tensioni tra il governo di Kiev e i filorussi sia per le divisioni dell'Occidente. Il presidente americano Barack Obama è tornato a parlare della situazione in Ucraina: è probabile che gli Usa aggiungeranno nomi alla blacklist contro la Russia sul congelamento dei beni e i divieti d'ingresso a personalità vicine a Putin già da oggi, mentre posticiperanno le sanzioni finanziarie ed economiche. Allo stesso tempo, Obama ha sottolineato che l'efficacia di queste misure dipenderà soprattutto da una posizione unitaria dell’Occidente, che al momento non c'è. Il messaggio è rivolto ai membri dell'Ue che oggi si riuniscono nel vertice molto atteso di Bruxelles e che appaiono ben più cauti e preoccupati dalle conseguenze di una guerra commerciale con Mosca. Mentre le diplomazie occidentali discutono su come indebolire la Russia, un gruppo di osservatori militari dell’Osce e tre funzionari dei servizi di sicurezza di Kiev sono stati sequestrati dai filorussi. La Russia si è impegnata a fare il possibile per il loro rilascio ma ha sottolineato di non considerarsi responsabile delle azioni dei separatisti.
 
Perché l’accordo di Ginevra sta fallendo?

La dichiarazione di intenti importante, ma generica, firmata a Ginevra il 17 aprile è stata subito disattesa. La mancata definizione di “fasi” progressive, l'assenza di un termine ultimo entro cui la de-escalation dovrebbe realizzarsi, e nessuna menzione a forme di coordinamento tra Kiev e Mosca per far cessare le azioni dei filorussi da un lato, le attività dei gruppi paramilitari estremisti ucraini dall’altro, hanno condotto a una libera interpretazione dell'intesa di Ginevra. Carolina de Stefano, ISPI, analizza queste mancanze e ipotizza su quali basi dovrebbe sorgere un nuovo accordo.
 
Su cosa vertono i colloqui Usa-Russia?

Dinanzi alla escalation di violenze di queste ultime settimane i colloqui diplomatici e le comunicazioni ufficiose tra Russia e Stati Uniti non si sono mai interrotti come riferisce il Guardian. Sabato 26, Putin e i suoi ministri di Esteri e Difesa hanno avuto colloqui telefonici differenti con il presidente Obama, il segretario di Stato e il ministro della Difesa americani (Politico). Al centro dei colloqui, riferisce il Washington Times, il rilascio degli osservatori Osce e del giornalista americano Simon Ostrovsky in mano alle milizie filo-russe. Washington ha esortano Mosca affinché possa fare pressioni sui militanti, in caso contrario, Obama non ha escluso la possibilità di un’estensione delle sanzioni economiche.
 
Occidente diviso sulle nuove sanzioni?

Dalla Malesia il presidente Obama ha dichiarato che gli Usa sono pronti a imporre nuove sanzioni, ma permangono le divergenze con gli alleati europei. Infatti, se il commercio Russia-Usa è "relativamente non importante", l'Europa resta il primo partner commerciale della Russia (Cnn). Il presidente americano ha però messo in guardia gli alleati sul fatto che, senza un'azione comune, Putin potrebbe continuare a provocare instabilità nella regione con possibili ripercussioni anche nell'ovest dell'Ucraina, come sottolinea il Wall Street Journal, e la Commissione Europea sta già analizzando l'impatto che questo potrebbe avere da un punto di vista energetico e finanziario. Se per l'Europa il discrimine per l'implementazione di nuove sanzioni resta una vera e propria invasione, come riferisce il Telegraph, è chiaro che all'orizzonte si profila la possibilità di un'empasse instabile.

Le due fazioni: fuori controllo?

Uno degli aspetti più controversi della crisi riguarda l'esatta natura dei militanti filo-russi e dei sostenitori del governo centrale di Kiev. In maniera particolare, la domanda che ricorre è quanto gli attivisti filo-russi siano controllati da Mosca. Allo stesso modo, tra gli esponenti della fazione anti-russa potrebbero esservi delle cellule isolate, che agiscono in maniera autonoma, contribuendo ad alimentare le tensioni. Come riferisce il Telegraph, il leader dei filo-russi di Donetsk, Denis Pushilin, ha espressamente dichiarato che il Ministro degli Esteri russo Lavrov a Ginevra ha firmato un accordo in nome della Federazione russa e non dei ribelli. Ciò farebbe presupporre che siamo di fronte a una situazione che sta sfuggendo al controllo stesso di Mosca (Usa Today).

Da http://www.ispionline.it/
 

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