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obama giuramento (9)

Dopo settimane di assenza, il presidente siriano, Bashar al-Assad, e' riapparso in pubblico a Damasco il Primo Maggio, nell'evidente tentativo di riaffermare che ha ancora la situazione sotto controllo. Le truppe governative, intanto, stringono la morsa sui ribelli asserragliati in una zona chiave di Homs.

Sul fronte diplomatico crescono le voci che l'inviato di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, frustrato dagli infruttuosi tentativi di superare lo stallo diplomatico, voglia lasciare il suo incarico. Ma soprattutto gli Usa starebbero pensando di armare i ribelli, alla luce dell'escalation di un conflitto che ha visto anche l'impiego di armi chimiche, sia pure con responsabilita' da accertare.

Secondo i media americani, Washington starebbe gia' armando i ribelli e di sicuro collabora al loro addestramento in Giordania. L'Amministrazione Obama ha sempre negato di aver inviato forniture di armi, ma al suo interno cresce il fronte di quanti sono favorevoli, anche alla luce di fonti di intelligence secondo cui l'opposizione siriana ha preso le distanze dal fronte piu' oltranzista, quello legato ad al-Qaeda, Jabhat al-Nusra.

Armare i ribelli sembra l'opzione piu' probabile, anche perche' al momento solo il 10% degli americani, secondo un sondaggio, ritiene che Washington debba intervenire nella guerra civile. Washington ne parlera' con Mosca, quando il segretario di Stato, John Kerry, a breve, volera' in Russia. La 'linea rossa' per l'intervento armato rimane invece l'uso delle armi chimiche, ma Obama martedi' ha detto chiaramente che prima di intervenire ha bisogno di altre prove. Forse quelle che potrebbero fornire le autorita' turche che hanno prelevato campioni di sangue dalle vittime portate oltre confine e li stanno analizzando per capire se siano stati investiti da sostanze chimiche.

Intanto l'opposizione siriana ha denunciato quelle che ha definito "le minacce" di Hezbollah e ha messo in guardia da qualsiasi intervento nel conflitto siriano da parte del gruppo sciita libanese o del suo principale sponsor, l'Iran. Ma poprio grazie all'appoggio di miliziani del partito sciita libanese, le forze lealiste hanno preso il controllo di Wadi al-Sayeh, un quartiere centrale di Homs. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, nel corso dell'assalto e' stato lanciato tra l'altro un missile terra-terra, che ha raso al suolo un intero edificio. Torna ad infiammarsi infine il confine turco-siriano: il dramma dei rifugiati ha prodotto una nuova tragedia quando circa 3mila persone hanno tentato di entrare in Turchia senza passaporto. Quando la polizia ha tentato di fermarli, e' nata una violenta sparatoria in cui e' stato ferito a morte un poliziotto turco, mentre altre quattro agenti e due civili sono rimasti feriti.

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