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Esteri
Usa-Cina, come cambiano i rapporti di forza
Donald Trump e Xi Jinping (foto Lapresse)

Con l’irruzione nello scenario globale del Covid-19 si affaccia lo spettro della recessione economica: una variabile destinata a modificare l’ordine internazionale. L’emergenza in corso rappresenta quindi uno snodo importante di questa epoca, in funzione del quale saranno fissate le direttrici di assetti politici futuri, ma anche una sfida tra «Occidente» e «Oriente».

 

Ad essere testate sono, infatti, l’efficienza degli apparati statali, la disciplina sociale delle popolazioni, il progresso scientifico e l’abilità delle élite nell’ideare soluzioni efficaci a problemi nuovi e complessi. Le performance dei sistemi-paese in questo momento diventa un messaggio universalista di straordinaria forza mentre la creazione del vaccino, l’imperativo categorico di questa fase, il simbolo per eccellenza del primato di un sistema.

 

FBLab, il Centro studi specializzato in analisi del contesto politico-istituzionale di FB&Associati, prima società italiana di lobbying e advocacy, ha elaborato un Paper nel quale vengono tracciati i lineamenti della contesa egemonica che trae origine dall’emergenza coronavirus e la cornice politica entro cui si inserisce.

 

Al netto dei rapporti di forza tra Stati Uniti e Cina, che non sembrano suscettibili di modificarsi nel breve e probabilmente anche nel medio periodo, la gestione dell’emergenza per queste potenze ha un valore in sé, almeno in termini di public diplomacy.

 

  • La Cina sta tentando non a caso di presentarsi al mondo come modello per la gestione della crisi e per le soluzioni ai problemi che ne conseguono. La cosiddetta diplomazia della mascherina l’invio di forniture mediche, attrezzature ed esperti, ai paesi più colpiti dall’emergenza epidemiologica nel clima di apprensione ed emozione ha finito per assumere così dei connotati salvifici, rafforzando la percezione internazionale del governo cinese.

 

< >Trump dal canto suo è concentrato sulle presidenziali: il suo utilizzo insistito delle locuzioni «virus Wuhan» o «virus cinese», al posto di COVID-19, è un artificio funzionale a livello domestico per mobilitare il suo elettorato che risulta assolutamente insufficiente rispetto alla portata dell’offensiva cinese nelle relazioni pubbliche internazionali.Il caso italiano è a questo riguardo paradigmatico: in mancanza di una narrazione dell’emergenza a stelle e strisce, quanti in diverso ordine e grado scorgono nell’attivismo cinese in Italia un pericolo, in termini di posizionamento internazionale del paese, non possono che limitarsi ad un approccio difensivo volto a confutarne assunti e propositi.Nella guerra commerciale Stati Uniti – Cina emerge lo spettro del decoupling (disaccoppiamento). L'integrazione degli ecosistemi dell'innovazione globale rischia infatti di venir meno in termini di beni, capitale, tecnologia e persone e in virtù di questa biforcazione. Questo nuovo possibile scenario, contrassegnato dalla «tregua» siglata lo scorso gennaio, potrebbe modificare il panorama commerciale globale interrompendo le catene di approvvigionamento e la produzione in settori tecnologici e industriali potrebbe rilocalizzarsi fuori dal territorio dei tradizionali alleati. 

 

< >L’evoluzione delle strategie approntate da Cina e Stati Uniti apre opzioni inedite con importanti riflessi sullo scenario italiano.

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