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Esteri
Usa, i tempi dell’incertezza dominano gli scenari americani

 Qual è lo scenario dell’economia americana in questo momento in cui l’emergenza Covid-19 continua a dilagare negli Usa?

Lo scenario negli Usa, ma non solo, è in questo momento molto incerto poiché vi sono due aspetti che suscitano molti dubbi da qui a qualche mese: il primo dubbio riguarda l’andamento epidemiologico, che è volatile. Negli Usa l’andamento del virus, a seconda degli stati, è variabile. La situazione a livello sanitario è estremamente incerta, in quanto i virologi ad oggi non sono in grado di fare previsioni. In queste condizioni, con un quadro sanitario estremamente incerto, è difficile ragionare in termini economici. FED, come anche BCE, ha avviato nuovamente una politica monetaria iper espansiva, il che significa l’immissione in circolo di una massa monetaria enorme. Azione necessaria, ma fonte di ulteriori incertezze su ciò che provocherà. E questo è il secondo dubbio. Alcuni economisti statunitensi stanno ipotizzando un ritorno, come negli anni Settanta, agli scenari di stagflazione, che si verificano quando l’economia non cresce e l’inflazione è alta. Scenario non facile da gestire. 

Ipotizzando un contenimento dei contagi entro qualche mese, quanto ci vorrà affinché l’economia e i mercati Usa possano riprendersi? A tal proposito, uno scenario prossimo dell’Italia, in cui l’emergenza è ormai stata dichiarata contenuta, invece quale potrebbe essere? 

Se lo scenario sanitario fosse tranquillizzante, gli Usa sono certamente più veloci a reagire rispetto all’Europa. Quindi i tempi di assorbimento dello shock produttivo potrebbero essere rapidi. Il problema però non sono solo i contagi, ma anche le aspettative: è necessario che le persone si convincano concretamente che i contagi non aumenteranno perché altrimenti gli investimenti non ripartiranno in maniera adeguata, così come gli acquisti. Per quanto riguarda l’Italia, rispetto agli Usa la risposta è in parte simile, in parte diversa. L’incertezza infatti riguarda anche l’Italia. Seppur il nostro Paese è in fortissimo miglioramento dal punto di vista sanitario, rimane l’incertezza sulla possibile evoluzione della pandemia. In tal senso quella italiana è una situazione simile a quella Usa. La differenza sta nel fatto che gli Usa sono una realtà economica che tende ad avere una buona reattività, contrariamente all’Italia che già prima del lockdown accusava forti problemi, dal punto di vista della dinamica economica, di crescita e sviluppo. In un Paese di questo tipo la nostra capacità di far ripartire l’economia è meno fluida rispetto agli Usa. 

 In riferimento alla crisi economica e ai licenziamenti che ha generato, quali azioni potrebbero intraprendere le imprese e i mercati americani per prevederne un recupero? Per l’Italia invece, quali sono le previsioni e le strategie adottate?

Il mercato del lavoro americano lo consociamo con tutti i suoi pregi, quali ad esempio la flessibilità, e limiti, come le scarse tutele. Per prevedere un recupero l’economia deve ripartire, le aziende devono riaprire, o ne devono nascere di nuove, la domanda deve seguire l’offerta… Insomma, le solite cose che prevede un ciclo economico virtuoso. Essendo flessibile il mercato del lavoro seguirà certamente l’andamento in modo veloce e coerente. La politica monetaria dovrà essere espansiva, e come detto lo è; le politiche fiscali accomodanti ci sono. Diciamo quindi che una ripartenza anche dal punto di vista occupazionale può sulla carta prevede brevi tempi. Il contesto in Italia è molto diverso. Da noi son scattati tutti gli ammortizzatori che hanno impedito ad oggi una crisi come quella presente negli Usa, ma che si innescherà in caso di un ritorno del virus, perché poi gli ammortizzatori nel lungo termine si esauriscono. Se l’economia italiana quindi riesce ad essere dinamica certamente un recupero dei posti di lavoro persi a causa del Covid potrà esserci, diversamente no. In Italia poi la popolazione attiva, e con questa intendo quella parte di popolazione che lavora o vorrebbe lavorare, è molto più bassa in percentuale se paragonata con gli altri Paesi con cui ci confrontiamo. Ma questo è un problema storico, precedente di molto al lockdown, e che ora incide ancora più.

Quanto e come le elezioni influenzeranno l’economia Usa?

Credo che la influenzeranno molto, così come lo stato dell’economia determinerà l’esito delle elezioni a novembre.  Il fatto che vinca un’amministrazione rispetto all’ altra, avrà delle ripercussioni anche sulle relazioni con il resto del mondo. Le variabili in gioco sono molto e non è possibile fare ipotesi semplicistiche, ma non c’è dubbio che l’esito di queste elezioni inciderà molto sull’economia americana e su quella globale. 

 

 

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