Iran, Trump avrebbe ordinato l’attacco: attesi raid nel weekend per costringere Teheran alla resa
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra oggi nel suo sesto mese, e le prossime 48 ore potrebbero segnarne una svolta decisiva. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe ordinato un attacco contro l’Iran, probabilmente nel corso di questo fine settimana, con l’obiettivo dichiarato di costringere Teheran alla resa. Il piano sarebbe stato presentato al presidente nella residenza di Camp David e, sempre secondo il WSJ, l’offensiva potrebbe protrarsi per diversi giorni.
A completare il quadro è la CNN, che cita due funzionari statunitensi rimasti anonimi secondo cui Washington starebbe pianificando nuovi attacchi contro l’Iran proprio nel weekend. Le fonti precisano però che la portata esatta dei raid e i possibili obiettivi restano incerti, e che l’operazione potrebbe ancora essere annullata. Il Comando Centrale statunitense (Centcom) avrebbe comunque già predisposto diverse opzioni operative, inclusa una campagna di bombardamenti di circa due settimane contro le postazioni missilistiche iraniane.
Quanto ai siti energetici, la CNN riferisce che l’amministrazione Trump sarebbe stata finora cauta nel colpire le infrastrutture iraniane, per il timore che Teheran possa reagire colpendo gli impianti del Golfo Persico e destabilizzare mercati energetici già sotto pressione per la guerra. Resta comunque tra le opzioni al vaglio, come già indicato da CBS News, che aveva parlato di uno dei bombardamenti più duri finora contro le infrastrutture energetiche del Paese. Secondo il Wall Street Journal, Trump sapeva già che la tregua raggiunta con l’Iran lo scorso giugno non avrebbe funzionato, e avrebbe confidato ai suoi collaboratori che l’accordo era privo di significato.
Leggi anche: Iran, la guerra continua: i Pasdaran colpiscono due petroliere scortate dagli Usa a Hormuz
La risposta di Teheran
Sul fronte iraniano, l’agenzia Tasnim, vicina agli ambienti della sicurezza iraniana, riferisce che è stato predisposto un “piano di risposta completo” da attivare in caso di intervento militare statunitense. I Pasdaran parlano apertamente di una possibile “follia americana”, promettendo una risposta a qualsiasi attacco. La pressione statunitense prosegue anche sulle rotte marittime del Golfo. Secondo il Centcom, il blocco navale nei confronti dei porti iraniani starebbe già producendo effetti concreti: una trentina di navi mercantili avrebbero deviato la rotta nello Stretto di Hormuz, mentre due imbarcazioni sarebbero state rese inutilizzabili e altre due abbordate dalle forze americane.
Segnale di parziale distensione arriva invece dal Mar Rosso, dove i ribelli Houthi dello Yemen hanno smentito le indiscrezioni secondo cui intenderebbero imporre tariffe alle navi in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, assicurando che la navigazione lungo una delle rotte commerciali più strategiche al mondo resta libera. Resta inoltre il dato riportato dall’Autorità britannica per le operazioni di commercio marittimo (UKMTO): una petroliera è stata colpita a circa 20 chilometri dalla costa dell’Oman, nello Stretto di Hormuz, riportando danni alla sala macchine e perdendo la capacità di manovra – un episodio che conferma il clima di forte instabilità in una delle aree più strategiche per il commercio energetico mondiale.

