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Usa-Iran, Trump congela la tregua: respinto il piano di Teheran, bombardamenti pronti a ripartire dopo le midterm. Hormuz ancora chiuso

La proposta iraniana prevedeva la riapertura dello Stretto in sette giorni, lo sblocco di 12 miliardi di dollari di beni congelati e la ripresa dei negoziati sul nucleare

Usa-Iran, Trump congela la tregua: respinto il piano di Teheran, bombardamenti pronti a ripartire dopo le midterm. Hormuz ancora chiuso

Trump chiude alla tregua con l’Iran: respinto il piano di Teheran, bombdardamenti pronti a ripartire dopo le midterm

La possibilità di una tregua tra Stati Uniti e Iran torna ad allontanarsi. Donald Trump avrebbe respinto la proposta di cessate il fuoco avanzata da Teheran e avrebbe comunicato ai suoi collaboratori di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato americane, previste a novembre. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. La proposta iraniana era stata illustrata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il piano prevedeva un percorso di sette giorni per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali nodi strategici della crisi. Prima dell’inizio del conflitto, attraverso quello stretto transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Il piano di Teheran

Secondo il Wall Street Journal, l’iniziativa iraniana riprendeva in larga parte misure già discusse a giugno nel Memorandum d’intesa di Islamabad. Tra le condizioni poste da Teheran figuravano la cessazione delle ostilità, anche sul fronte libanese, lo scongelamento di almeno 12 miliardi di dollari di beni iraniani, un allentamento delle sanzioni sul petrolio e la revoca del blocco navale. Secondo Araghchi, le richieste rivolte a Washington non rappresentavano elementi nuovi. In caso di accettazione americana, l’attuazione del piano sarebbe dovuta partire immediatamente, con la riapertura dello Stretto di Hormuz prevista entro il sesto giorno. La proposta comprendeva inoltre la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano, uno dei dossier centrali nei rapporti tra Washington e Teheran.

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Il nodo delle elezioni

Il calendario elettorale americano assume quindi un peso rilevante nella crisi. Trump, secondo quanto riferito dal quotidiano statunitense, avrebbe indicato il periodo successivo alle elezioni di novembre come quello nel quale gli attacchi contro l’Iran potrebbero riprendere. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva invece dichiarato a New York che Teheran non voleva che il percorso per il ripristino di un’intesa con gli Stati Uniti si prolungasse fino alle elezioni di metà mandato. Nel frattempo, la situazione economica iraniana resta uno dei principali elementi di pressione sul governo di Teheran, con un’inflazione molto elevata e forti difficoltà legate alle sanzioni.

Il respingimento della proposta non significa tuttavia necessariamente la fine dei contatti. Nelle ultime ore, funzionari statunitensi hanno descritto i colloqui con Teheran come “positivi” e “costruttivi”, mentre secondo quanto riferito da Reuters i negoziati sul dossier nucleare restano in corso. Anche il New York Times ha evidenziato che la proposta iraniana contiene diverse condizioni già presenti nell’accordo precedente, mentre i canali diplomatici dietro le quinte continuano a rimanere attivi.

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