Esteri
Venezuela, il bottino da 300 miliardi di barili: così Trump punta sull'oro nero di Caracas
Fino al 2019 gli Usa erano il principale acquirente del petrolio venezuelano, ma dopo le sanzioni di Trump, Caracas ha spostato gran parte dell’export verso Pechino

Venezuela, il bottino da 300 miliardi di barili: così Trump punta sull’oro nero
Un tesoro da oltre 300 miliardi di barili: è l’oro nero di Caracas, che possiede la maggior parte delle riserve mondiali di petrolio. E tra i motivi per cui – secondo alcuni studiosi – il Venezuela è finito nel mirino degli Stati Uniti. Ad aver formalizzato le accuse è proprio Maduro, che in uno degli ultimi comunicati rilasciati prima della cattura diceva senza mezze parole: "Donald Trump vuole invadere il Paese per prendersi il nostro petrolio".
Anche l’amministrazione americana non nasconde il suo interesse per il petrolio: "Saremo fortemente coinvolti nell'industria petrolifera del Venezuela", ha detto Trump. Anche il numero due della Casa Bianca, Jd Vance, aveva parlato di "petrolio rubato" che "deve essere restituito agli Usa". Lo scorso 16 dicembre gli Usa avevano ordinato il blocco navale delle petroliere venezuelana, sequestrandone due. E anche Maduro aveva messo il petrolio sul tavolo di trattativa quando, a Capodanno, aveva tentato l’ultima apertura dicendosi pronto a negoziare su tutto, dalla lotta ai cartelli della droga allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi.
Nella conferenza di ieri, Trump ha ulteriormente chiarito i suoi progetti: in Venezuela "faremo arrivare le nostre grandi compagnie petrolifere degli Stati Uniti, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate, le infrastrutture petrolifere, e inizieranno a fare soldi per il Paese", ha detto parlando di una svolta economica in arrivo. "Dal sottosuolo arriverà una ricchezza enorme che andrà alla popolazione del Venezuela. E agli Stati Uniti come risarcimento per i danni subiti".
L'oro nero del Venezuela e i rapporti con la Cina
Secondo l’ultimo rapporto di Avenergy Suisse, la Repubblica venezuelana è il Paese con il maggior numero di riserve accertate di petrolio, pari a 303 miliardi di barili nel 2024, seguito, sul podio, da Arabia Saudita con 267 miliardi di barili e Iran con 208 miliardi di barili. Si tratta di circa il 18% delle riserve mondiali. La maggior parte di queste riserve si trova nella Cintura dell'Orinoco, una regione di circa 55.000 km quadrati, ed è prevalentemente greggio extra-pesante (e richiede quindi processi di estrazione e raffinazione più complessi e costosi rispetto al petrolio leggero).
Fino al 2019 il partner privilegiato erano proprio gli Usa, che compravano quasi metà dell’export, ma con le sanzioni della prima amministrazione Trump il rubinetto si chiuse di colpo. Oggi il grosso del petrolio venezuelano finisce in Cina, spesso attraverso triangolazioni opache per aggirare le restrizioni, che hanno ridotto esponenzialmente tutto l'export venezuelano.
Gli scenari futuri
Con la cattura di Maduro e un nuovo leader più vicino all’America di Trump come la leader dell’opposizione Marina Machado (sulla cui leadership il presidente Usa ha detto di star “valutando”), si concretizzerebbe una possibile apertura del mercato e conseguenze licenze per le major americane permettendo ad Exxon e Conoco di tornare e alle big rimaste, come Chevron, di espandersi.
