Esteri
Venezuela-Usa, prove di distensione dopo l'escalation. Maduro sente Trump: "Droga e petrolio, pronto al dialogo"
"Se vogliono discutere seriamente un accordo per la lotta al narcotraffico, noi siamo pronti; se vogliono il petrolio del Venezuela, il Venezuela è pronto per gli investimenti americani"

Maduro sente Trump: "Droga e petrolio, pronto al dialogo"
Prove di distensione tra Stati Uniti e Venezuela dopo il rischio escalation di questi ultimi mesi: il presidente venezuelano Nicolas Maduro si è detto "pronto" a discutere con Washington di "lotta alla droga", 'petrolio' o "accordi" economici.
Poi a proposito di un presunto attacco statunitense nelle strutture portuali venezuelane non ha confermato ne' smentito, dicendo a un'emittente televisiva "potrebbe essere un argomento di cui parleremo tra qualche giorno. Sicuramente potremmo discuterne tra qualche giorno". Lunedi' scorso Donald Trump aveva sostenuto che gli Stati Uniti avevano distrutto un'area di attracco utilizzata da navi accusate di partecipare al traffico di droga in Venezuela.
"Il governo degli Stati Uniti lo sa: se vogliono discutere seriamente un accordo per la lotta al narcotraffico, noi siamo pronti; se vogliono il petrolio del Venezuela, il Venezuela è pronto per gli investimenti americani, come con Chevron, quando vogliono, dove vogliono e come vogliono", ha proseguito durante un'intervista televisiva Nicolas Maduro, presidente venezuelano.
Il governo del Venezuela ha annunciato la liberazione di 88 persone che erano state arrestate durante la crisi politica scatenatasi a meta' 2024, dopo la contestata proclamazione di Nicolas Maduro come vincitore delle presidenziali. In una nota, il ministero per il Servizio penitenziario fa sapere che nelle ultime ore si sono realizzate "88 nuove scarcerazioni" di "persone private di liberta' per reati commessi nel quadro delle azioni violente di settori estremisti, dopo il processo elettorale del 28 luglio del 2024, orientati a creare destabilizzazione e a disconoscere la volonta' sovrana del popolo venezuelano".
L'iniziativa, spiega il ministero, segue un processo di "revisione integrale" in base al quale lo Stato "valuta in maniera individuale ogni situazione e adotta, in base alla legge, misure cautelari, come parte di una politica di giustizia,. con approccio umanista e di preservazione della pace".
Nel messaggio si ricorda inoltre che lo Stato "garantisce alle persone provate di liberta' un trattamento degno, il rispetto dei diritti umani e l'attenzione integrale". Le autorita' elettorali avevano proclamato Maduro vincitore delle presidenziali di fine luglio 2024 senza pero' pubblicare i dati disaggregati e verificabili del voto, sollevando le proteste delle opposizioni che, grazie allo scrutinio effettuato dai rappresentanti di lista distribuiti in quasi tutti i seggi, ritengono presidente eletto l'ex diplomatico Edmundo Gonzalez Urrutia. Una crisi che ha portato all'arresto di oltre 2.400 persone, la maggior parte delle quali ora e' tornata in libertà.
Le principali organizzazioni non governative da anni impegnate nel certificare la situazione dei "prigionieri politici" hanno avviato le verifiche sui numeri prodotti dal governo. La Commissione di madri a difesa della verita' ha certificato la liberazione di 87 persone dal carcere di Tocoro'n, nello Stato settentrionale di Aragua. "Questo risultato, che ci riempie di allegria, e' comunque insufficiente. Si tratta di una liberta' limitata, perche' le persone rimangono sotto processo e con misure cautelari, e molti altri dei nostri familiari continuano ad essere privati arbitrariamente della liberta'", si legge nella nota.
A Natale il governo del presidente, Nicolas Maduro, aveva parlato della scarcerazione di 99 persone, numero ridotto a 71 dalla Commissione. L'ong ha quindi salutato la ripresa delle scarcerazioni, iniziativa "frutto della lotta di centinaia di madri e familiari che si sono mobilitati, per oltre un anno, per chiedere giustizia". Al tempo stesso, si legge ancora, "l'ingiustizia continua a riguardare centinaia di famiglie in tutto il Paese", circostanza che rilancia l'esigenza di una "amnistia generale" per ridare liberta' piena "a tutte le persone arrestate arbitrariamente per motivi politici".
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