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Voto locale in Russia, un plebiscito per Putin

Voto locale in Russia, un plebiscito per Putin
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Le elezioni locali svoltesi nella Federazione russa hanno confermato al primo turno tutti i governatori in carica nelle 30 regioni chiamate a scegliere il loro nuovo leader. Tutti i candidati in testa sono membri del partito Russia Unita, la formazione putiniana

Le elezioni locali svoltesi domenica nella Federazione russa hanno confermato al primo turno tutti i governatori in carica nelle 30 regioni chiamate a scegliere il loro nuovo leader. Tutti i candidati in testa, stando ai dati preliminari, sono membri del partito Russia Unita, la formazione putiniana, guidata ufficialmente dal premier Dmitri Medvedev e che ha confermato la maggioranza anche nelle assemblee cittadine. E’ stato un dato rassicurante per le autorita’, alle prese con la crisi ucraina e le conseguenze economiche delle sanzioni occidentali: secondo gli esperti, la maggiore preoccupazione del Cremlino era rappresentata da eventuali ballottaggi, che sembrano invece essere stati evitati ovunque. Ma come ha scritto l’agenzia Rbc, qualsiasi tipo di opposizione ai candidati favoriti al potere centrale era stata “eliminata all’origine”.

L’affluenza e’ stata bassa ma in media e’ cresciuta del 2-3% rispetto al voto precedente. Per la prima volta, tra l’altro, si sono recati alle urne gli abitanti di Sebastopoli e della Crimea, la penisola ucraina annessa alla Russia a marzo, dopo il controverso referendum popolare.
  
Si e’ votato in 84 delle 85 regioni della Federazione: in 30 si eleggevano i governatori locali, in 14 i membri degli organi legislativi e nella maggior parte delle regioni si sono svolte elezioni comunali. Tra i governatori piu’ importanti, quelli di San Pietroburgo, della repubblica autonoma di Bashkiria e delle regioni di Stavropol, Primorski Krai, Novosibirsk, Krasnoiarsk e Volgograd. Fuori dalle elezioni l’Inguscezia, la regione caucasica dove piu’ alta e’ la minaccia terroristica. . A San Pietroburgo e’ stato confermato Gheorgi Poltavchenko, e anche i deputati per la Duma di Mosca, l’assemblea cittadina, che vedra’ 38 su 45 seggi occupati da Russia Unita. Un rapporto della Ong ‘Fondo per lo sviluppo della societa’ civile’ ha definito la tornata elettorale “a carattere referendario”: a correre seriamente per la vittoria erano esclusivamente i candidati sostenuti da Mosca. Di conseguenza, in molte regioni si sono registrati risultati plebiscitari. Come a Tyumen, dove il vincitore Vladimir Yakushev ha preso l’89% dei voti o nella regione di Kurgan, dove Aleksei Kokorin ha ottenuto oltre il 90% dei consensi, secondo gli exit poll. “Il nostro partito ha avuto risultati molto buoni – ha commentato domenica sera Medvedev – questo significa che abbiamo conquistato la fiducia della gente”.

Polemiche hanno accompagnato, invece, il ritorno del voto anticipato, abolito nel 2009 dopo le accuse di brogli alle allora elezioni regionali mosse dall’opposizione parlamentare. Lo stesso presidente Vladimir Putin era stato accusato da un membro della Commissione elettorale di aver votato, la settimana scorsa, nel seggio sbagliato. Accuse poi ritirate dalla stessa Commissione. Col voto anticipato si voleva andare incontro agli elettori e compensare la tradizionale scarsa affluenza alle urne, che caratterizza le consultazioni locali. Secondo gli esperti, come ha riportato il sito di informazione Newsru.ru, i dati sulla bassa affluenza sono comunque segno che le autorita’ non hanno scelto di usare l’arma dei brogli: la mancanza di candidati d’opposizione forti e una maggiore fedelta’ degli elettori verso il potere centrale, dopo la campagna di Crimea e gli eventi in Ucraina, hanno reso inutile l’utilizzo di mezzi illeciti.

La posizione del Cremlino rispetto alla consultazione popolare, che chiamava alle urne 75 milioni di russi, e’ stata duplice, ha fatto notare sempre Rbc: da una parte si e’ sostenuta una competizione, seppur controllata, dall’altra pero’ i governatori candidati erano stati gia’ scelti dal presidente e quindi non potevano non vincere al primo turno, ha fatto notare Igor Bunin, direttore de Centro tecnologie politiche.