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Zelensky scrive a Putin, spiraglio diplomatico o strategia? L’esperta: “Nuova fase dell’escalation”

L’esperta Mara Morini ad Affaritaliani: “Aperture Putin-Zelensky? Si decide solo come continuare questo conflitto per i prossimi due anni”

Zelensky scrive a Putin, spiraglio diplomatico o strategia? L’esperta: “Nuova fase dell’escalation”

Russia-Ucraina, spiraglio diplomatico o strategia? Morini: “Siamo in una nuova fase di escalation”

Mentre Mosca apre alla possibilità di un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky e il presidente ucraino rilancia proponendo un faccia a faccia per discutere la fine della guerra, il conflitto entra in una fase cruciale. Le dichiarazioni delle ultime ore sembrano lasciare intravedere uno spiraglio diplomatico, ma sul terreno continuano gli attacchi reciproci e restano irrisolti i nodi che da oltre quattro anni impediscono una soluzione negoziata.

L’invito del Cremlino a Zelensky a recarsi a Mosca “in qualsiasi momento” e l’apertura di Putin a una soluzione “attraverso mezzi pacifici” hanno riacceso il dibattito sulle reali possibilità di un negoziato. Ma si tratta davvero dell’inizio di un percorso verso la pace o siamo di fronte all’ennesima fase di una partita diplomatica giocata parallelamente alla guerra? E chi arriverebbe oggi a un eventuale tavolo negoziale da una posizione di maggiore forza?

A fare il punto è Mara Morini, professoressa associata di Scienza politica all’Università di Genova ed esperta di Russia, che ad Affaritaliani invita alla prudenza: “Non siamo vicini a un accordo di pace, ma alla scelta di come continuare questa guerra, da qui ai prossimi due anni”.

L’apertura del Cremlino a un incontro diretto tra Putin e Zelensky rappresenta un reale segnale di disponibilità negoziale? Siamo vicini a un accordo di pace?

“Ci vuole cautela. In questi ultimi anni abbiamo ascoltato saltuarie dichiarazioni di apertura dal Cremlino, ma sempre alle condizioni russe, difficilmente accettabili dalla controparte ucraina. Non siamo vicini ad un accordo di pace, ma alla scelta di come continuare questa guerra, da qui ai prossimi due anni: chiudere o congelare il conflitto attraverso l’avvio di un processo di negoziazione che entro la fine dell’anno determini condizioni accettate dalla Russia e dall’Ucraina o una nuova fase di escalation più violenta e continuativa in entrambi i territori”. 

Chi ha oggi più bisogno di un incontro: Putin o Zelensky? E se l’incontro si facesse domani, chi arriverebbe al tavolo da una posizione di forza?

“Dalle rispettive posizioni, entrambi ritengono di essere in una posizione di forza. L’Ucraina continua resistere all’inizio del quinto anno e ha recentemente dimostrato di essere molto efficace negli attacchi con droni nel territorio russo, oltre ad aver costruito un’industria di produzione militare di droni che vende in tutto il mondo. La Russia ha dimostrato di resistere economicamente, politicamente e anche militarmente nonostante abbia subito gravi perdite nell’esercito e non sia ancora riuscito a conquistare tutto il territorio del Donbas. 

Se si guarda ai danni subiti e anche alle parole di Zelensky nella lettera inviata a Putin, c’è un riconoscimento del dramma del popolo ucraino e dei morti sul campo di battaglia che potrebbe essere percepito come un segnale di debolezza tale da chiedere un incontro a Putin. Ma non è da escludere che dopo il recente attacco dei droni ucraini a San Pietroburgo durante il Forum economico, dimostrando la vulnerabilità militare e dell’intelligence russa, Zelensky abbia deciso di alzare la posta, lasciando la palla in campo russo per mettere Putin in difficoltà anche sul piano diplomatico”. 

Se Putin e Zelensky si trovassero davvero faccia a faccia, qual è il principale ostacolo che renderebbe ancora difficile una pace negoziata?

“Posto che ritengo alquanto improbabile che questo avvenga perché richiederebbe anche un intenso lavoro diplomatico di medio e lungo periodo e, come sempre ha detto Putin, un riconoscimento della fine della guerra anche sul terreno, i principali ostacoli riguardano il futuro assetto della sicurezza europea in Europa e, di conseguenza, il ruolo dell’Ucraina nell’UE in fase di riarmo con esclusione dalla NATO.

Inoltre, la Russia non vuole perdere la propria sfera d’influenza sull’Ucraina a qualsiasi costo e non intende restituire i territori già occupati. Solo questi esempi, ma potremmo citarne altri che ci fanno capire la complessità di un accordo di fondo che non sia sostanzialmente una resa dell’Ucraina”. 

Guardando ai prossimi mesi, siamo davvero all’inizio di un percorso verso la pace o rischiamo di assistere a una nuova fase di escalation?

“Ritengo che siamo, purtroppo, in una nuova fase di escalation con mezzi più sofisticati in attesa di altre azioni come il 21esimo pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia e l’approvazione del Congresso americano di nuovi aiuti militari all’Ucraina e sanzioni a settori chiave dell’economia russa”. 

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