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Ma quale taglio di tasse: dal 2002 imposte a +30%

Ma quale taglio di tasse: dal 2002 imposte a +30%
Serie IVA
Un incremento di quasi il 30%: le entrate tributarie dal 2002 al 2013 sono passate da 1.039 miliardi a 1.347. Le imposte dirette (IRPEF, IRES ecc.) sono cresciute, nel periodo analizzato, del 33% passando da 509 miliardi a 677, le indirette (IVA, registro ma anche bollo auto e canone Rai…) sono cresciute del 18% (da 415 a 491) le regionali + 39% (da 112 a 156) mentre le comunali sono letteralmente esplose passando dai 2 miliardi del 2002 ai 23.4 del 213 (+971%!). GUARDA LE FOTO DELLO SCANDALO
Ma quale taglio di tasse: dal 2002 imposte a +30%
Ma quale taglio di tasse: dal 2002 imposte a +30%
Ma quale taglio di tasse: dal 2002 imposte a +30%

di Guido Beltrame

Un incremento di quasi il 30%: le entrate tributarie dal 2002 al 2013 sono passate da 1.039 miliardi a 1.347. Il Ministero dell’Economia rende pubblico, con cadenza mensile, l’andamento delle entrate tributarie; non è proprio immediato riuscire ad aggregare i dati (http://www.finanze.gov.it/export/finanze/Per_conoscere_il_fisco/studi_statistiche/entrate_tributarie/index.htm). Occorre tempo (e voglia…). Una volta aggregati, però, si scoprono cose interessanti. Le imposte dirette (IRPEF, IRES ecc.) sono cresciute, nel periodo analizzato, del 33% passando da 509 miliardi a 677, le indirette (IVA, registro ma anche bollo auto e canone Rai…) sono cresciute del 18% (da 415 a 491) le regionali + 39% (da 112 a 156) mentre le comunali sono letteralmente esplose passando dai 2 miliardi del 2002 ai 23.4 del 213 (+971%!). Tanto per farci capire quali sono le conseguenze dei minori trasferimenti dal centro verso la periferia… Ma è analizzando i dati in dettaglio che si scoprono le cose più interessanti, non vogliamo tediarvi, tranquilli, ci soffermiamo solo su due imposte indirette: Canone Rai e IVA.

Il primo viene comunemente definito il tributo più odiato dagli italiani: è passato dal miliardo e 400 milioni di euro del 2012 al miliardo e 732 milioni del 2013 (con un picco nel 2012 di 1.757 milioni). Ne parliamo perché sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi che il canone venga legato alla bolletta elettrica, e non importa che il Presidente dell’autorità per l’energia abbia già avuto modo di definire l’ipotesi “impropria”; il Premier sembra proprio intenzionato a perseguire questa strada. Il suo slogan, già lo immaginiamo, sarà: “pagare meno ma pagare tutti”. Se è vero, come sembra, che sarebbe prevista una riduzione del canone, è altrettanto vero che il canone sarà modulato a seconda del reddito Isee (non quello della dichiarazione dei redditi, dato disponibile al Ministero, troppo facile!), un dato in fase di revisione che comporta, comunque, per il cittadino un onere di tempo aggiuntivo per farselo certificare. Ma ormai lo sappiamo il tempo dei cittadini-sudditi non è ricompreso tra gli oneri aggiuntivi e i costi-Paese.

L’altro punto di attenzione e di allarme, riguarda la probabile applicazione “ottusa” (nel senso di chiusa) della norma sul canone RAI. Un regio (!) decreto legge del 1938 che prevede l’applicazione della tassa a tutti i possessori di strumenti adatti a ricevere il segnale RAI. Sommessamente facciamo notare al Premier (che tanto spesso vuole passare per un Premier 2.0) che, nel 1938, mancavano 17 anni alla nascita di Steve Jobs (non della Apple, di Steve Jobs!), l’uomo sarebbe andato sulla luna 31 anni più tardi, insomma era un altro mondo. Era inimmaginabile vedere la trasmissioni televisive su qualcosa che fosse diverso da un televisore. Quindi la norma prevedeva, e voleva tassare, quel tipo di bene non altro. Ma sappiamo, quando c’è da mettere le mani nelle tasche degli italiani, tutte le scuse sono buone…

La serie dei dati IVA mostra una costante crescita fino al 2007 (picco di 120,7 miliardi), poi l’inizio della crisi ha fatto ripiegare la curva, che ha accennato a riprendersi tra il 2009 e il 2011 per poi ripiegare nuovamente anche, ma forse soprattutto, in concomitanza con gli incrementi di aliquote dal 20% al 21% e poi al 22%. Basterebbe solo questa banale analisi per comprendere quanto sarebbe devastante, ma anche scellerata la clausola di salvaguardia che, nella legge di stabilità, in via di approvazione, ha previsto un incremento fino al 25.5% dell’IVA; gradualmente dal 2016 al 2018… e sembra persino banale ricordare ai soloni ministeriali quanto l’IVA sia un’imposta anelastica. All’incremento delle aliquote i prezzi salgono, ma in caso (mai successo) di riduzione dell’aliquota i prezzi non tornano mai al punto di partenza.

La conclusione è una sola: le serie storiche ci danno un sacco di informazioni, ma bisogna aver voglia di raccoglierle, aggregarle con giudizio e analizzarle con obiettività, per comprenderle fino in fondo. Se invece l’obiettivo è sempre e solo quello di tartassare i cittadini-sudditi, non servono analisi e studi, la casa (e i suoi sevizi collegati) e le imposte indirette (IVA ad esempio) sono i tributi che colpiscono in maniera più certa ma, altrettanto certamente, colpiscono in maniera indiscriminata, prevalentemente i più deboli!