di Sergio Luciano
La maggioranza delle banche popolari italiane fa quadrato contro la riforma Renzi e affida la palla a un manipolo di costituzionalisti decisi a far bloccare la legge per incostituzionalità. E per ben due diverse e compatibili ragioni: o per le modalità con le quali è stata presentata, un decreto urgente quando che vi fossero caratteri d’urgenza è tutto da dimostrare (articolo 77 della Costituzione); o per i suoi contenuti, perché la legge riduce gli ambiti dell’impresa cooperativa, che invece la Carta, all’articolo 45, difende. È questo il senso della strategia che sta seguendo Assopopolari, l’associazione tra le banche di questa categoria, che è guidata da un gruppo di banchieri cooperatori convinti di avere il diritto, anche guardando all’Europa, di difendere la loro peculiarità. Basti pensare che il più grande istituto di credito europeo, cioè il colosso francese Credit Agricole, è una banca cooperativa…
Tra le forze politiche almeno tre, cioè Forza Italia, Sel e M5S sono schierate contro la riforma, ma anche dentro Ncd il ministro Lupi ha espresso il suo dissenso. Questi tre partiti hanno espresso in aula alla Camera una pregiudiziale di incostituzionalità contro il decreto sulla quale inizieranno la prossima settimana le audizioni, ascoltando tra le altre fonti anche Assopopolari, ed è probabile che i contenuti delle ipotesi di autoriforma che erano stati ipotizzati come possibile contromisura possano emergere in quella sede… Ma il fronte dei banchieri è compatto? Non si direbbe. Una conferma si è avuta dalla brevissima dichiarazione rilasciata da Marco Jacobini, presidente della Banca popolare di Bari: “Io non temo niente e non spero niente, il governo sa quello che deve fare”, ha detto. Non poca cosa, considerato che Assopopolari è appunto mobilitata contro il governo. E più diplomaticamente gli ha fatto eco Gianni Zonin, padre nobile (da oltre vent’anni) della Popolare di Vicenza: , rispondendo a chi gli chiedeva se ci fosse preoccupazione per le parole di Renzi. “Non penso proprio che ci sia una frattura nel nostro mondo, siamo sempre tutti d’accordo”, ha detto, aggiungendo però: “Se c’è una riforma è per tutti, l’importante è che sia una buona riforma”.
In realtà il sistema s’interroga sulle ragioni dell’urgenza con cui ha agito Renzi. E sulle conseguenze della riforma, se passerà. Se è vero che le popolari più solide potranno, diventando spa, usare le loro azioni per scambiarle e fondersi con le “consorelle” o anche con altre banche spa (e tutti pensano alle ventilate nozze tra Ubi Banca e Montepaschi) è anche vero che tutte le grandi popolari resteranno come “nude” sul mercato, senza padroni veri a proteggerle dalle ovvie scorrerie dei grandi fondi internazionali, soprattutto quelli più speculativi e meno adatti a detenere il controllo delle banche…
