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Mps e Carige, la Spectre c’è e si vede… di Sergio Luciano

di Sergio Luciano

Uno ci prova a non crederci, alle storie su quella specie di “Spectre” politico-finanziaria internazionale che, dentro e fuori il Club Bilderberg, tira le file del potere con la “p” maiuscola che si gestisce attraverso il dominio sulle banche e sulle Borse. Ma poi vede l’esito degli stress test e constata che qualcosa di strano e di anomalo c’è. Dietro la “bocciatura” (chiamiamola così) di Mps e Carige ci sono due spaventose asimmetrie di trattamento tra banche di Paesi diversi e, segnatamente, a favore di quelle anglosassoni e contro quelle dei cosiddetti Paesi “periferici”, a cominciare dalla temuta Italia (la Grecia è ormai sderenata e la Spagna non ha mai fatto paura a nessuno).

La prima asimmetria risiede nella diversa valutazione degli “attivi” investiti in “economia reale” (prestiti alla clientela) o in asset finanziari, derivati compresi. La banche tedesche, inglesi e francesi, che hanno oggi i loro forzieri virtuali imbottiti di derivati finanziari potenzialmente dal valore zero, non hanno avuto l’obbligo di “coprirli” con adeguato capitale; le banche italiane, che questi derivati non li hanno mai avuti, ed hanno prevalentemente in cassa titoli di Stato e crediti verso le imprese, devono invece coprire tutto. La seconda anomalia è che, come risulta dalle statistiche Eurostat, a fronte dei modestissimi 4 miliardi di euro di “Tremonti bonds” a suo tempo erogati per sostenere il Montepaschi e già oggi rimborsati per tre quarti, la Germania ne ha erogati 240 alle sue banche. La prima della classe ha avuto bisogno delle ripetizioni, e che ripetizioni. E i mercati non hanno storto il naso né protestato, perché tanto sono i tedeschi a comandare.

E’ uno schifo, tutto qua. Prevaricazione pura, legge del più forte. Questa è la costruzione economica voluta dai tedeschi con l’euro fatto a modo loro. In questa trappola siamo caduti, e oggi non ci sono rimedi radicali perché uscire dall’euro sarebbe un rimedio peggiore del male. E il guaio è che mentre sul piano politico, anche se con risultati pratici molto modesti, il governo Renzi ha iniziato a fare le voce forte in Europa, sul piano bancario nessuno fiata. Né l’Abi né la Banca d’Italia. Né, purtroppo, Draghi che però – gli va riconosciuto – sta investendo con coraggio tutta la sua modesta forza personale per bilanciare lo strapotere della Cancelleria tedesca e soprattutto della Deutsche Bank sul fronte della politica economica e quindi dell’austerità che sta strangolando l’economia di tutti i Paesi europei tranne la Germania.