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Philip Morris Italia, benefit “su misura” per i dipendenti

Philip Morris Italia ha creato un piano di benefit ritagliato sulle esigenze dei singoli lavoratori: un progetto che risponda il più possibile ai loro reali bisogni. Questo nuovo programma si chiama Flexible Benefits

di Sergio Luciano

“Sì, siamo particolarmente orgogliosi: per il sesto anno consecutivo Philip Morris Italia è risultata tra i vincitori dei Top Employer in Italia e per la prima volta ci posizioniamo tra le prime dieci aziende premiate. È il coronamento di un percorso iniziato 50 anni fa e che non abbiamo alcuna intenzione di interrompere”: a parlare è Guido Paolucci, direttore delle risorse umane di Philip Morris Italia. “Lasciamo parlare i fatti: vicino a Bologna stiamo ultimando la costruzione di una nuova fabbrica, per un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro e 600 nuovi posti di lavoro. Vogliamo puntare ancora di più e ancora più forte su questo Paese”.  

Ma non basta “voler scommettere” su qualcosa o qualcuno. Se per il sesto anno consecutivo l’azienda è stata premiata tra i luoghi migliori in cui lavorare, una ricetta particolare deve pur esserci; deve pur esserci un “modo” particolare di svilupparsi e produrre. Per stare in questa classifica insieme a mostri sacri come Ferrero, Luxottica e Microsoft, infatti, è necessario “inventare” qualcosa di veramente speciale a vantaggio dei propri dipendenti. E Philip Morris Italia l’ha fatto, creando un piano di benefit ritagliato sulle esigenze dei singoli lavoratori: un progetto che risponda il più possibile ai loro reali bisogni. Perché un giovane trentenne ha sicuramente necessità differenti da quelle di un padre di famiglia ormai prossimo alla pensione. Questo nuovo programma si chiama Flexible Benefits, ed il suo slogan è: “Da una soluzione uguale per tutti a una soluzione su misura per te”. Le risorse, insomma, vengono distribuite in modo diversificato all’interno dell’azienda, andando a finanziare corsi di lingua, attività culturali, sport e qualsiasi altro incentivo d’interesse per il singolo dipendente.

“Per mia filosofia aziendale – aggiunge Paolucci-  non considero mai questo tipo di attività come un costo, ma come un investimento volto a razionalizzare le spese dell’azienda. Nelle altre società non ci sono possibilità di scelta: il benefit è uguale per tutti. Qui in Philip Morris Italia, invece, abbiamo deciso di ‘ritagliare’ l’offerta sulla base delle esigenze del singolo. E la cosa sembra funzionare piuttosto bene, tanto che la casa madre ci guarda con particolare interesse”. L’iniziativa dei Flexible Benefits, in effetti, è un’attività “pionieristica”, mai esplorata dal quartier generale di Losanna. Questo processo di premialità verrà implementato nel corso del 2015, con la possibilità di essere esteso, almeno per quanto riguarda il welfare, anche ai familiari dei dipendenti.

Insieme alle pratiche di incentivazione, poi, Philip Morris Italia continua a puntare forte sulla formazione, per mantenere una forza lavoro sempre al passo con le nuove esigenze e sempre “un passo avanti agli altri”. “Vogliamo essere innovativi – spiega ancora Paolucci – in un settore che è particolarmente conservativo. I nostri dipendenti devono sempre essere in grado di proporre qualcosa di inedito”. Ogni anno, infatti, Philip Morris Italia ridiscute gli obiettivi dei dodici mesi successivi di ciascun dipendente, attraverso la definizione di piani formativi che permettono di individuare i punti di forza e quelli di debolezza. Non solo. Le oltre 400 risorse attualmente in forza in Philip Morris Italia hanno un calendario di formazione a cui sono iscritti automaticamente. La formazione non è un’ipotesi, ma una certezza. “Nel 2014 – dichiara Paolucci con un pizzico di orgoglio – abbiamo erogato oltre 12 mila ore di formazione solo per quanto riguarda le skill commerciali. Inoltre, continuiamo a puntare molto sulla possibilità, per i nostri dipendenti, di internazionalizzare il proprio profilo, grazie a esperienze all’estero. Da questo punto di vista abbiamo messo a punto programmi che durano da un minimo di 12 mesi a un massimo di tre anni che hanno permesso a 15 colleghi (solo quest’anno) di “espatriare””. 

Per quanto riguarda i temi più significativi affrontati nel corso della formazione, alla base vi sono sicuramente ore dedicate alla formazione tecnica per tutto ciò che afferisce alla fabbrica. Ma a questi aspetti si somma anche l’implementazione delle capacità comunicativa, di problem solving e di gestione dello stress. Senza dimenticare che il 50% della formazione totale è dedicata alla comprensione del business: le persone non sono meri “strumenti”, ma rappresentano parte integrante del processo produttivo ed è fondamentale che comprendano esattamente il meccanismo in cui sono coinvolte. “Puntiamo molto – aggiunge Paolucci – sul perfezionamento della lingua inglese, ma eroghiamo corsi di formazione per tutti i diversi aspetti che concorrono alla formazione di un solido bagaglio professionale”.

Infine, uno sguardo alle relazioni industriali. Un’azienda che produce lavoro – e Philip Morris Italia lo sta facendo – non può che essere apprezzata dalle RSU e dai sindacati in genere. I rappresentanti dei lavoratori vengono coinvolti in tutti i progetti portati avanti dall’azienda. “C’è un grande livello di collaborazione – conclude Paolucci – e il rapporto con i sindacati migliora di anno in anno. D’altronde, stiamo dando grandi opportunità di lavoro, e di questi tempi è il modo più diretto ed efficace per stringere relazioni industriali solide e durature”.