di Guido Beltrame
La voluntay disclosure è legge. Attraverso una procedura abbastanza complessa, soprattutto per importi superiori ai due milioni di euro, chi ha tenuto nascosto al fisco italiano le proprie fortune, potrà regolarizzare la propria posizione. Da più parti si inizia a segnalare che, stando così le cose, non sarà uno strumento utilizzato da moltissimi (principalmente da coloro che hanno importi inferiori ai 2 milioni di euro o eredità ricevute all’estero e mai dichiarate). Complicato il meccanismo per regolarizzare la propria posizione, oneroso il costo per redimersi dai peccati del passato ma, soprattutto, poca fiducia nella lealtà e correttezza da parte del fisco italiano.
Eh sì, perché questo è uno dei punti dolenti della voluntary. L’ultimo scudo fiscale si è trasformato, per molti, in uno strumento di prelievo forzoso a posteriori: le regole scritte sono state modificate, con effetto retroattivo, dal Ministero dell’Economia (sicuramente con qualche bella spinta da parte dei burocrati fiscali) al solo fine di incrementare un po’ il gettito; un modo di comportarsi che ha gettato non poco discredito sulla lealtà del fisco italiano. Ora, da più parti, si segnala che questa voluntary sarà l’ultima possibilità di mettersi in regola prima che il nuovo reato di autoriciclaggio entri pienamente in azione ma i ricordi di un recente passato, non invogliano a fidarsi e ad aderire a questa regolarizzazione.
A rendere più allettante il tutto potrebbe, però, arrivare in extremis la stipula di un patto tra Italia e Svizzera. La firma di un simile accordo, farebbe uscire la confederazione dalla lista dei Paesi non collaborativi con conseguente riduzione da 10 a 5 degli anni che potrebbero essere oggetto di indagine da parte del fisco italiano. Gli svizzeri, da tempo, pressano l’Italia per raggiungere un accordo che li faccia uscire dalla lista dei paesi black list. Nel 2018 (con decorrenza saldi 1 gennaio 2017) cominceranno a scambiare informazioni sui conti correnti di residenti italiani detenuti oltre confine; la firma di un accordo in tal senso nei prossimi 60 giorni potrebbe rendere un po’ più interessante la regolarizzazione da parte di italiani con i conti nel Paese elvetico. A voler pensare male si potrebbe fare qualche ragionamento su come mai, dopo tanti anni, improvvisamente gli emissari italiani firmeranno un accordo che i rossocrociati, si sono dichiarati da tempo disposti a sottoscrivere. Ma non addentriamoci in troppe dietrologie. Molto probabilmente nulla si muoverà fin tanto che, eventualmente, un tale accordo non verrà siglato sperando che, come spesso accade, la fretta di chiudere entro 60 giorni non partorisca un qualche pasticcio, perché si sa che la fretta non è mai una buona consigliera!

