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NetZero Milan, all’Europa mancano 344 miliardi l’anno per la transizione: la sfida è attrarre i capitali privati

Nel 2025 investiti 534 miliardi contro gli 878 necessari ogni anno. A Milano il focus TEHA sulla finanza per la decarbonizzazione. Domani la Lectio Magistralis del Nobel Philippe Aghion

NetZero Milan, all’Europa mancano 344 miliardi l’anno per la transizione: la sfida è attrarre i capitali privati

L’Europa accelera sulla transizione energetica, ma gli investimenti restano ancora lontani da quelli necessari per raggiungere gli obiettivi dei prossimi anni. Nel 2025 gli investimenti green hanno toccato quota 534 miliardi di euro, contro gli 878 miliardi che serviranno ogni anno tra il 2026 e il 2030. All’appello mancano quindi 344 miliardi di euro l’anno. È il quadro tracciato da TEHA – The European House – Ambrosetti, knowledge partner di NetZero Milan, l’Expo-Summit di Fiera Milano dedicato alla decarbonizzazione dell’economia, durante la Vertical Conference dedicata al finanziamento della transizione.

Il problema, però, non riguarda più soltanto la quantità di risorse da investire. La vera sfida è riuscire a mobilitare capitale privato su una scala compatibile con la trasformazione energetica europea. A pesare sul divario sono soprattutto i ritardi negli investimenti nell’edilizia, nei trasporti e nell’energia eolica, mentre le sole risorse pubbliche non sono sufficienti a colmare il gap. A frenare la riallocazione dei capitali contribuiscono anche i sussidi alle fonti fossili, ancora superiori a quelli destinati alle rinnovabili, e l’incertezza normativa.

Dipendenza energetica, il conto salato per l’Europa

Finanziare la transizione non è più soltanto una questione climatica. Il tema si intreccia sempre più con quello della sicurezza economica e dell’autonomia strategica dell’Europa. A dimostrarlo è quanto accaduto con la crisi dello Stretto di Hormuz del 2026, che è costata all’Unione europea circa 54 miliardi di dollari di maggiori importazioni di combustibili fossili. Un dato che mostra quanto la dipendenza dalle fonti energetiche estere possa trasformarsi rapidamente in un costo per l’intero sistema economico. E la questione assume un peso ancora maggiore per un Paese ad alta dipendenza energetica come l’Italia.

Investire nella trasformazione del sistema energetico significa quindi agire contemporaneamente su decarbonizzazione, autonomia strategica e competitività industriale. Ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali dell’energia diventa così un tassello della stessa strategia necessaria per rendere più competitive le imprese europee e attrarre nuovi investimenti.

Non bastano i fondi pubblici: la sfida è rendere gli investimenti “bancabili”

Il quadro presenta però anche un’opportunità. Oltre la metà delle riduzioni delle emissioni necessarie per raggiungere la neutralità climatica è già economicamente competitiva. Il vero nodo riguarda il restante 40%, dove tecnologie e progetti devono ancora fare i conti con costi elevati e livelli di rischio che ne limitano l’attrattività per gli investitori. È qui che entra in gioco la finanza. De-risking, garanzie, capitali pubblico-privati e nuovi strumenti finanziari possono ridurre il rischio dei progetti e rendere bancabili tecnologie che oggi faticano ad attirare capitali alle condizioni richieste dal mercato.

E mentre aumentano le risorse necessarie per la transizione, cresce anche il prezzo dell’inazione. Nell’ultimo quinquennio le perdite causate dagli eventi meteorologici estremi nell’Unione europea hanno più che raddoppiato la media registrata nel decennio precedente. Rischi che anche il sistema finanziario sta progressivamente incorporando attraverso nuove misure di vigilanza e requisiti prudenziali.

Green economy, una partita da oltre 5mila miliardi di dollari

La transizione, dunque, non rappresenta soltanto un costo. In gioco c’è anche la capacità dell’Europa di conquistare spazio in uno dei mercati a maggiore crescita dell’economia mondiale. La green economy ha ormai superato i 5mila miliardi di dollari di valore annuo. Tecnologie energetiche, infrastrutture, elettrificazione e soluzioni per la decarbonizzazione sono diventate così un nuovo terreno di competizione industriale globale. E proprio la capacità di mobilitare investimenti può determinare il ruolo che l’Europa riuscirà a giocare in questa partita.

NetZero Milan, domani il Nobel Aghion: innovazione e industria al centro

Non solo numeri e investimenti. La terza e ultima giornata di NetZero Milan, in programma domani, 22 ottobre, sposterà il confronto sul rapporto tra transizione energetica e trasformazione industriale, con un focus sulle condizioni necessarie per favorire innovazione e creazione di valore in un’economia a basse emissioni.

Al centro della Opening Session ci sarà la Lectio Magistralis di Philippe Aghion, Premio Nobel per l’Economia 2025, dedicata al rapporto tra innovazione, politica industriale e obiettivi climatici e di decarbonizzazione. Una riflessione che tocca uno dei nodi centrali della sfida europea: costruire un sistema capace di stimolare contemporaneamente investimenti, innovazione e competitività. A seguire, Aghion si confronterà con alcuni importanti fondi di investimento internazionali – Algebris, Ambienta e Clearwater – sulle nuove strategie finanziarie legate alla transizione energetica e sul ruolo dei capitali nel sostenere decarbonizzazione e crescita industriale.

È proprio su questo terreno che NetZero Milan porta il confronto tra finanza, energia e industria: attrarre maggiori risorse private, ridurre il rischio degli investimenti e trasformare gli obiettivi climatici europei in progetti finanziabili e nuove opportunità di crescita per le imprese.

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