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AIS porta a Milano 139 diverse "Bollicine" italiane

di Michele Pizzillo

Avere a disposizione 139 spumanti metodo classico, prodotti da 84 cantine che sintetizzano la grande produzione effervescente italiana, non capita tutti i giorni. Per questo l’annuale appuntamento con lo “Sparkling Classic Summer” che da quattro anni a questa parte organizza a Milano l’Associazione Italiana Sommelier (Ais) è un evento che sommelier, professionisti della ristorazione e appassionati di bollicine non lo perdono mai. Tant’è vero che anche questa volta l’appuntamento con lo spumante classico italiano ha riscosso il successo che merita questa iniziativa che può essere effettivamente considerata un evento più unico che raro per l’eccezionale e variegato panorama dei produttori presenti, di provare l’emozione di un viaggio attraverso i segreti e le interpretazioni di una delle più prestigiose e antiche metodologie di produzione di vino.
Saltando da un banco all’altro dove gli spumantisti italiani, quasi sempre avvalendosi della collaborazione dei sommelier della delegazione di Milano dell’Ais, servivano e spiegavano i loro prodotti, più che raccontare lo spumante in sé per sé – tutti di qualità e, quindi, privilegiare l’uno all’atro faremmo un torto a chi non trova spazio in queste poche righe -, abbiamo pensato che fosse altrettanto interessante per il lettore focalizzare l’attenzione su particolari produttori di questo prodotto italiano che sta conquistando il mondo. Scoprendo storie interessanti. Proviamo a sintetizzarne qualcuna, in rigoroso senso alfabetico, magari attraverso il prodotti che meglio rappresenta la filosofia aziendale.

Ca di Frara, Mornico Losana (Pv). Luca Bellani, erede di una famiglia di viticoltori che ha iniziato a produrre vino più di un secolo fa, ci ha fatto degustare il Pinot nero rosè riserva 2008 che è uno dei cavalli di battaglia di Cà di Frara. Ma di Bellani ci piace sottolineare il suo impegno nello studio dei terreni per individuare quelli ideali dove impiantare i vitigni tipici della zona. Ottenendo, così, buoni risultati, per se e per tutti i viticoltori dell’Oltrepò Pavese, per Riesling e Pinot grigio sui terreni gessosi; Pinot nero e Chardonnay su marnosi; e vitigni a bacco rossa sui terreni argillosi di collina.

Dubl, Sorbo Serpico (Av). Ci ha colpito il rosato da Aglianico; ma l’azienda irpina produce anche due bianchi da Greco e da Falanghina in purezza. E sempre con il marchio Dubl che è la sigla di un progetto messo a punto dall’azienda campana Feudi di San Gregorio con un produttore di Champagne, Anselme Secosse, che hanno messo insieme una squadra impegnata a tenere sotto osservazione 700 vigne con l’obiettivo di selezionare le migliori uve Aglianico, Falanghina e Greco da destinare alla produzione di spumante metodo classico di alta qualità. 

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA AI RESPONSABILI AIS

 

 

Falesco, Montecchio (Tr). Renzo e Riccardo Cotarella, il primo per Antinori, il secondo per cantine sparse in tutta Italia, dedicano anche “qualche” attenzione ai 370 ettari di vigneti che possiedono in Umbria, dove producono anche qualche migliaio di bottiglie di un interessante spumante metodo classico, Falesco brut rosé, ottenuto da uve Pinot nero vinificate in purezza. La caratteristica di questo spumante è quella di essere un esempio della ricerca scientifica e della sperimentazione di cui i fratelli Cotarelli sono i portabandiera in Italia.

Franco Di Filippo, Trani (Bt). Un uomo  così devoto che i suoi vini li ha tutti dedicati all’Estasi che assicura la profonda religiosità che lo caratterizza. A prescindere da questo aspetto tutto personale, di Di Filippo ci hanno colpito i due spumanti che produce - e, ovviamente chiamati Estasi in sinfonia il brut e Estasi in armonia il pas dosè ottenuti da uve Moscato reale di Trani, che finora sono sempre state destinate alla produzione di uno dei più celebri passiti, il Moscato di Trani doc. E, quindi, una sorta di rivoluzione in questo angolo di Puglia che nel passato mandava tanto vino rosso a Milano al punto che le osterie si chiamavano “trani”. E, tutto, senza tradire la tradizione di appassire le uve, prima di vinificarle.

Il Mosnel, Passirano (Bs). Il Franciacorta Satén 2011 che a Milano ha attirato moltissimi appassionati alla postazione di questa azienda punto di riferimento nell’area del Franciacorta, sarà uno dei protagonisti dei festeggiamenti che Lucia e Giulio Barzanò, ultima generazione dei fondatori dell’azienda,  hanno organizzato per ricordare i 180 anni di attività di una cantina che si distingue per la qualità degli spumanti metodo classico che propone sui mercati mondiali. Spumanti eleganti, come il Satén 2011 dal perlage ricco e raffinato nella grana, sintesi della grandezza della terra di Franciacorta.

Milazzo, Campobello di Licata (Ag). Qui siamo nelle Terre della Baronia dove Giuseppe Milazzo conduce un’azienda viticola modello, tant’è vero che i suoi vini conquistano premi a tutti i concorsi enologici che si svolgono in Italia e agli appuntamenti di Bruxelles, Parigi e Bordeaux, ultimo della serie, il 2015, con la medaglia d’oro assegnata al Federico II Rex Sicilie brut 2008, uno spumante metodo classico ottenuto da uve di speciali cloni di Chardonnay. Alla maxi degustazione di Milano siamo rimasti affascinati dal “D.zero, dosaggio zero, metodo classico”, a base di uve Inzolia rosa e Chardonnay. 

Nebbione. E’ un progetto dell’enologo Sergio Molino che nel 2004 è riuscito a mettere insieme 5 aziende piemontesi (Cascina Ballarin e Reverdito di La Morra, Franco Conterno Cascina Sciulun di Monforte d’Alba, Rivetto di Sinio, Travaglini di Gattinara e la valdostana La Kiuva di Arnad), per produrre spumante classico dalle punte di grappoli di uve Nebbiolo. Un progetto innovativo perché lo spumante è prodotto da grappoli di Nebbiolo che vengono tagliati per permettere la produzione di Barolo docg o Gattinara docg di migliore qualità. La prima vendemmia, 2010, è stata presentata allo Sparkling Classic Summer di quest’anno, affascinando gli appassionati di bollicine con un extra brut che è molto vicino ai più grandi spumanti francesi per concezione, vinificazione e qualità. La tecnica scelta per la produzione prevede un periodo minimo di 40 mesi di maturazione del vino sui lieviti in bottiglia, ottenendo uno spumante dai profumi di crosta di pane e frutta fresca che in bocca rivela una buona acidità e un finale delicatamente amarognolo.     

San Salvatore, Stio (Sa). Giuseppe Pagano, albergatore con la passione per il vino, affascinato da un “giovanissimo” intellettuale milanese, ha selezionato i migliori grappoli di Aglianico e ha prodotto “Omaggio Gillo Dorfless”, rosso igp 2012. Vino che non era in degustazione a Milano dove, invece, ha tenuto banco un altro Aglianico ottenuto da uve coltivate con il sistema dell’agricoltura biologica, Joi spumante brut rosé 2013, che ha colpito esperti ed appassionati per i suoi intesi profumi fruttati e la freschezza delle bollicine. 

Silenzi di Terra, Baffolara sul Ticino (Mi). Il Franciacorta satén è sicuramente un ottimo spumante. Ma l’obiettivo che si sono posti Maurizio Venegoni insieme al figlio Andrea e al cognato Massimo Pinetti, va oltre un ottimo spumante classico di Franciacorta. Tant’è vero che il progetto Silenzi di Terra spazia dalla Franciacorta alle terre del Lugana e del Custoza, dall’area del Valténesi a quella del Garda classico alla Valpolicella, dall’Oltrepò pavese alle colline del Prosecco sino all’approdo nella Champagna, allacorte di Jean Louis Normand della Domaine La Borderie che possiede 11 ettari di vigna nell’area della Cote des Bar. E tutto in perfetto stile biologico.

Travaglino, Calvignano (Pv). La giovanissima Cristina Cerri, 5^ generazione della famiglia Comi, che nel 1868 ristrutturò un’azienda che risale al 1111, dopo averti fatto degustare tre suoi spumanti prodotti nella terra dove è nato il classico  italiano, l’Oltrepò Pavese, ti propone il capolavoro a base di Pinot nero e Chardonnay, “Travaglino Vincenzo Comi brut millesimato 2008”, che ha voluto dedicare al nonno che nel 1965, da grande sognatore, impostò uno straordinario lavoro di zonazione delle vigne di proprietà, per una ulteriore valorizzazione di un’area vocata a produrre uve da spumanti di qualità. Adesso Cristina è interessata a posizionare i suoi spumanti sui mercati esteri “dove siamo praticamente assenti, visto che esportiamo meno del 5% della nostra Travaglino”. Di queste leggiadra ragazza ne sentiremo sicuramente parlare.

 

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