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Lamberto Frescobaldi marchese contadino: "A sei anni mi ubriacai..."
Lamberto Frescobaldi marchese contadino: "A sei anni mi ubriacai..."

Da dove è partito il mio viaggio ? Da un pranzo in occasione della battitura del grano, durante il quale con il cosiddetto "vin dei fiaschi" mi ubriacai...avevo sei anni e quando qualcuno chiese "ma il ragazzino è ubriaco.." Gli venne risposto da una persona di conoscenza "Ma non potevo mica dargli dell'acqua, è il figlio di Frescobaldi".

Abbiamo incontrato il Marchese Lamberto Frescobaldi al termine di una straordinaria degustazione verticale di Luce della Vite (narrata dal nostro Michele Pizzillo nell'articolo) per un'intervista nella quale si racconta e ci racconta dell'impegno, della fatica, della gioia e dell'entusiasmo che stanno dietro alla produzione di un vino che è diventato sinonimo di eccellenza.

A Lamberto Frescobaldi è piaciuta la definizione di "marchese-contadino", di un uomo che ha vissuto il territorio sin da bambino in modo profondo e dal quale ha tratto la capacità di rispettarlo e valorizzarlo. 
"Quello che i francesi chiamano terroir, è la nostra ricchezza, fatta di tradizioni, esperienza, cura quotidiana dei processi produttivi, delle vigne, delle uve". Siamo un Paese straordinario con grande qualità del territorio, del cibo, ma ciò che abbiamo di più prezioso è la qualità delle persone, la mano sapiente dell'uomo. Un uomo non troppo legato alle cose del passato, che devono dare una traccia, ma lasciare il desiderio di scoprire sempre nuove cose. Con Luce abbiamo cercato di fare questo, dopo ventuno vendemmie, ci ha dato la voglia di primeggiare e di metterci in discussione.

Dal 1999 (annata in degustazione) ad oggi il vino italiano ha fatto passi da gigante, oggi siamo in grado di allinearci alla Francia che è sempre stato un faro per il mondo dell'enologia.  
Oggi c'è sempre più spazio per la qualità, anche grazie al lavoro di coloro che insegnano a degustare il vino, intorno ad un bicchiere si può fare un vero e prorpio viaggio. 
La qualità dei nostri giovani è in costante crescita.

 

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A LAMBERTO FRESCOBALDI

 

 

 

 

Il racconto della degustazione 

di Michele Pizzillo

Già “inventare” un vino con l’uomo che ha fatto conoscere nel mondo la californiana Napa Valley, Robert Mondavi, è un primato. Se poi si considera che è stato il primo vino prodotto a Montalcino da un uvaggio di Sangiovese e Merlot, è un’altra novità da non dimenticare, anche per l’ardire di Vittorio Frescobaldi. Se poi, a conclusione di una verticale di otto vendemmie di Luce della Vite che Lamberto Frescobaldi ha organizzato a Milano,  facendo una personale scala di valori, e confrontandoti con alcuni “compagni d’avventura” di questo eccezionale evento, metti all’apice della performance il più vecchio, 1999 e il più giovane, 2013, sembra proprio che questo sia un vino da primato. 

 

Otto le annate in degustazione nella suggestiva cupola del Gallia Palace di Milano, resa ancora più più seducente dalle luci tenue e dal “sole raggiante, con una corona di dodici fiamme, che è facile scoprire nelle città dell’Italia Centrale magari incastonato sulla chiave di volta di un arco, fuso nel ferro di un cancello o modellato su una formella di terracotta e sull’altare maggiore della chiesa di Santo Spirito, costruita a Firenze dal Brunelleschi su un terreno donato dalla famiglia Frescobaldi” – si legge in una pubblicazione aziendale - e che in questo caso dal muro alle spalle del marchese Frescobaldi illuminava il tavolo della degustazione, quasi una trasposizione dell’etichetta dove il sole è un elemento importante.

Le annate selezionate per questa degustazione – 1999, 2001, 2003, 2005, 2007, 2009, 2011 e l’anteprima del 2013 – avevano lo scopo di valutare l’evoluzione del primo matrimonio celebrato a Montalcino tra l’eleganza e la struttura del Sangiovese, la rotondità e la morbidezza del Merlot. Due uve vendemmiate separatamente a distanza di quattro settimane tra settembre ed ottobre e unite solo verso la fine di novembre, quando ognuna a completato la propria fermentazione. 

Per questo Lamberto Frescobaldi voleva confrontarsi con un gruppo di appassionati di grandi rossi toscani e quindi è stato molto dettagliato nel raccontare le singole vendemmie, oltre che ad invitare i degustatori a guardare il bel colore rosso porpora, impenetrabile secondo le annate, che caratterizza il vino ottenuto da uve coltivate nella tenuta montalcinese dei Frescobaldi e affinato in barrique di rovere francese.
Luce della Vite 1999. 

Vendemmia molto buona in un tutta la Toscana e a Montalcino in particolare, tant’è vero che di quelle degustate, con 120.000 bottiglie è stata la vendemmia più produttiva. Ed è anche la vendemmia che ha permesso di ottenere un vino delicato ma con una struttura perfetta per l’invecchiamento. Tant’è che  il 99, a 16 anni dalla vendemmia, è ancora un vino perfetto e capace di continuare ad invecchiare bene, con i suoi aromi di frutta matura e tannini vellutati insieme ad un’acidità abbastanza contenuta. Insomma, un vino importante. 
Luce della Vite 2001

Alla gelata primaverile che ha ridotto la produzione di un terzo, questa volta hanno fatto da contraltare le condizioni climatiche dei mesi della vendemmia, permettendo una buona maturazione della uve. Tant’è vero che si presenta con un bagaglio aromatico molto elegante e di grande finezza con note fruttate mature tra ciliegia e frutti di bosco e un gusto pregevole,  con tannini mai aggressivi che rendono ancora più piacevole il vino.
Luce della Vite 2003

Altra buona vendemmia a Montalcino dove le uve sono arrivate a maturazione sane tant’è vero che alla svinatura il Sangiovese è apparso subito morbido e il Merlot ai colori molto intensi ha aggiunto un’ottima struttura e aromi fruttati e morbidi, con un finale persistente e duraturo. Con 48.000 bottiglie è l’anno meno produttivo per questo splendido vino.
Luce della Vite 2005

Una vendemmia non facile questa. Ma a dieci anni di distanza il vino è ancora austero e, quindi, potrebbe essere conservato ancora per diversi anni, tale è la struttura che è apparsa interessante sin dalle prime degustazioni fatte nel corso dell’affinamento in barriques di legno di rovere spaccato e al cento per cento nuove. 
Luce della Vite 2007

Per questo vino ci vorrebbe il falegname, perché è un prodotto da incorniciare per la forte personalità che investe il degustatore. Si tratta, infatti, di un vino che in bocca è caldo, morbido, armonico ed equilibrato, con tannini eleganti sostenuti da una bella acidità. Rotondo e strutturato, assicura un finale lungo e persistente con un retrogusto leggermente fruttato.

Luce della Vite 2009
A seguire il racconto del marchese Frescobaldi intuiamo che in questa vendemmia il Sangiovese è partito con il ruolo di spalla per esplodere con tutto la sua potenzialità, assicurando un vino che presenta un suadente spettro di aromi tra il fruttato e lo speziato del pepe verde e della noce moscata, liquirizia e anice stellato. Un vino rotondo e sapido che alla pregevole trama tannica passa ad un finale molto persistente ed armonico.
Luce della Vita 2011
In questa vendemmia il ruolo del Sangiovese è stato da attore protagonista, tanto da permettere la produzione di un vino che si presenta con un bagaglio aromatico molto complesso; mentre i sentori fruttati di ribes e lampone, che al palato si aprono intensi al primo sorso e si concludono con un finale di bella lunghezza, va aggiunta la suadente componente minerale e retrogusto giustamente speziato.
Luce della Vite 2013
L’anteprima dell’ultima vendemmia imbottigliata è una sorta di invito a consumarlo subito questo vino, dice la guida della degustazione. Pur essendo giovane, è un peccato accantonarlo in cantina per degustarlo magari fra qualche anno, dice il marchese Frecobaldi, quando, invece, è già pronto per il consumo. Fermo restando la sua capacità di invecchiare, unitamente alla straordinaria ricchezza che offre appena si porta in bocca ma. Evidenziando anche l’equilibrio e la freschezza che ha sempre caratterizzato questo ottimo vino.


Michele Pizzillo

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