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ANBI, in Veneto fino a 5 milioni per completare il Tubone PFAS-Free: opera da oltre 44 milioni già realizzata al 70%

Gargano (ANBI): “Il nostro territorio è fragile e interconnesso; il principio mutualistico dei Consorzi di bonifica ed irrigazione significa anche questo: unire le risorse per risolvere criticità complesse, laddove necessario, chiamando al contempo le Istituzioni alle loro responsabilità”

ANBI, in Veneto fino a 5 milioni per completare il Tubone PFAS-Free: opera da oltre 44 milioni già realizzata al 70%

ANBI, il Consorzio Adige Euganeo ricorre al credito per completare il Tubone PFAS-Free in Veneto: fino a 5 milioni di euro per evitare lo stop dei lavori dell’opera da 44 milioni

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ha deciso di ricorrere a un finanziamento fino a 5 milioni di euro per completare il cosiddetto “Tubone PFAS-Free”, l’infrastruttura idrica destinata a portare acqua dal fiume Adige ai territori del basso Veronese e del basso Padovano, interessati da oltre un decennio dalle conseguenze della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS). L’opera, dal valore complessivo di oltre 44 milioni di euro, ha già superato il 70% di avanzamento, ma l’aumento dei costi e la mancanza di ulteriori risorse pubbliche immediatamente disponibili rischiavano di comprometterne il completamento.

La decisione è stata approvata dall’Assemblea del Consorzio con l’obiettivo di garantire la continuità dei lavori. L’importo effettivamente utilizzato sarà definito sulla base delle risorse ancora necessarie, delle eventuali economie nella fase conclusiva e di possibili nuovi finanziamenti pubblici.

La necessità di reperire ulteriori risorse nasce dall’aumento dei costi registrato durante l’esecuzione dell’appalto. A incidere sono stati diversi fattori, tra cui le tensioni economiche internazionali, le conseguenze dell’alluvione del maggio 2024, l’evoluzione della normativa sulla revisione dei prezzi e alcune criticità tecniche. Il Consorzio ha già utilizzato le risorse disponibili, attivato gli strumenti statali per compensare gli aumenti dei prezzi e avviato interlocuzioni con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e con le altre amministrazioni competenti.

Questi interventi hanno consentito di portare avanti il progetto, ma non sono stati sufficienti a coprire l’intero fabbisogno economico. Da qui la scelta di ricorrere al credito, evitando il rischio di sospendere un’infrastruttura ormai vicina alla conclusione. Resta comunque aperta la richiesta di un contributo economico allo Stato e alla Regione Veneto, affinché partecipino alla copertura dei maggiori costi sostenuti. Il finanziamento a carico dei consorziati viene infatti considerato una soluzione per garantire la continuità dell’intervento, senza rinunciare alla ricerca di ulteriori risorse pubbliche.

Il progetto prevede la realizzazione di un sistema di trasporto dell’acqua dal fiume Adige, attraverso il canale L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico), fino alle reti irrigue dei distretti Guà, Monastero e Fratta, tra le province di Verona e Padova. Una volta completato, il Tubone consentirà di trasferire fino a 2.500 litri d’acqua al secondo attraverso una condotta in pressione, riducendo le perdite dovute alla dispersione e all’evaporazione. Il sistema comprenderà cinque punti di presa e adduzione dotati di tecnologie automatizzate e telecontrollate, che potranno essere attivati a rotazione in base alle necessità del territorio. L’obiettivo è rendere più efficiente la distribuzione delle risorse idriche, offrendo una fonte alternativa di approvvigionamento irriguo in un’area che da anni affronta le conseguenze ambientali della contaminazione da PFAS.

A sottolineare l’importanza dell’intervento è Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che evidenzia come il progetto abbia una rilevanza che va oltre il settore agricolo. “La funzione del cosiddetto Tubone riguarda più in generale l’ambiente e le comunità del territorio, perché interessa anche aree verdi e giardini privati, nonché si inserisce nel più ampio sistema delle acque sotterranee“, spiega Vincenzi. Il presidente di ANBI sottolinea inoltre che lasciare incompiuta un’infrastruttura già realizzata in misura così rilevante significherebbe disperdere una parte consistente dell’investimento effettuato e rinunciare a una risposta attesa da tempo dalla comunità locale.

Sulla stessa linea Fabrizio Bertin, presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, che definisce il ricorso al finanziamento una scelta di responsabilità nei confronti del territorio. “Esisteva concretamente il rischio che i lavori si fermassero e che l’opera rimanesse un’incompiuta“, osserva Bertin, ricordando come un’eventuale sospensione avrebbe potuto determinare ulteriori aumenti dei costi. Il presidente richiama anche il precedente dello sbarramento contro l’intrusione salina sul fiume Brenta, la cui realizzazione continua a risentire delle difficoltà economiche e operative già affrontate.

La vicenda del Tubone PFAS-Free si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla necessità di rafforzare le infrastrutture idriche e migliorare la capacità dei territori di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Per Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, la decisione del Consorzio Adige Euganeo rappresenta un esempio concreto del principio mutualistico che caratterizza i Consorzi di bonifica e irrigazione. “Il nostro territorio è fragile e interconnesso; il principio mutualistico dei Consorzi di bonifica ed irrigazione significa anche questo: unire le risorse per risolvere criticità complesse, laddove necessario, chiamando al contempo le Istituzioni alle loro responsabilità“, sottolinea Gargano.

Il direttore generale torna infine a richiamare l’attenzione sul Piano Invasi ANBI-Coldiretti, che, secondo l’associazione, attende da sette anni una risposta concreta da parte delle istituzioni. Il completamento del Tubone rappresenta dunque un intervento strategico non soltanto per l’approvvigionamento irriguo, ma anche per la gestione sostenibile delle risorse idriche e la tutela ambientale di un territorio che continua a confrontarsi con le conseguenze della contaminazione da PFAS.