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ANBI, in Veneto scoperto un “Lago di Garda sotterraneo”: Hydrocloud mapperà il rischio siccità e il cuneo salino

Le informazioni vengono utilizzate su due livelli. Ricercatori e tecnici possono accedere ai dati idrogeologici grezzi e utilizzarli per sviluppare e affinare modelli matematici previsionali

ANBI, in Veneto scoperto un “Lago di Garda sotterraneo”: Hydrocloud mapperà il rischio siccità e il cuneo salino

ANBI, scoperto un “Lago di Garda sotterraneo” tra Cavarzere e Chioggia: con Hydrocloud una nuova mappa contro siccità e cuneo salino

Un enorme bacino sotterraneo di acqua dolce, esteso su quasi 30 mila ettari, una superficie paragonabile a quella del Lago di Garda, è stato individuato in Veneto tra Buoro, nel comune di Cavarzere, e Punta Gorzone, nel territorio di Chioggia. La scoperta arriva nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, mentre a Venezia è stato presentato Hydrocloud, il nuovo strumento digitale sviluppato per monitorare e prevedere il rischio siccità, l’intrusione salina e la disponibilità di acqua nei territori costieri. A rendere nota la presenza del grande acquitard è Lorenzo Frison, ingegnere del Consorzio di bonifica Adige Euganeo e responsabile del progetto SWAMrisk per l’ente consortile.

“I rilievi confermano che questo gigantesco giacimento profondo, protetto da spessi strati argillosi, è poco soggetto all’intrusione dell’acqua salata e viene intaccato solo in forma estremamente lenta dall’ingressione marina“, spiega Frison. Diverso è invece il quadro delle falde più superficiali. La risalita del cuneo salino lungo i fiumi ha infatti conseguenze dirette sul territorio e sull’agricoltura. A circa sette metri di profondità, la concentrazione di sale può raggiungere 14 grammi per litro: un valore molto più basso rispetto ai circa 35 grammi per litro dell’acqua marina, ma comunque sufficiente a provocare gravi danni alle colture.

È proprio per comprendere e anticipare questi fenomeni che nasce Hydrocloud, presentato a Venezia nell’ambito delle attività tecniche e formative di SWAMrisk – Subsurface WAter monitoring and Management to prevent drought risk in coastal systems. La piattaforma è un’infrastruttura digitale di dati che permette di raccogliere, organizzare e interpretare una grande quantità di informazioni idrogeologiche, trasformandole in una mappa dinamica del rischio. “La definizione della mappa di rischio all’interno di Hydrocloud diventa per l’ente consorziale uno strumento decisivo per rendere evidente e misurabile il futuro di queste aree costiere“, sottolinea Francesco Vincenzi, presidente di ANBI.

Secondo Vincenzi, “disporre di quadri previsionali, scientificamente validati, consentirà di orientare con maggiore precisione la programmazione delle opere pubbliche necessarie alla sicurezza idrica e alla resilienza“. Tra gli interventi indicati figurano opere infrastrutturali come lo sbarramento sul fiume Brenta e la realizzazione di nuovi invasi destinati all’accumulo di acqua dolce, con l’obiettivo di garantire maggiori riserve nei periodi di forte fabbisogno irriguo e durante le emergenze.

Hydrocloud è un repository digitale ad accesso aperto, costruito secondo i principi europei dell’Open Data. La piattaforma raccoglie i dati ottenuti sul territorio attraverso stazioni fisse e piezometri, monitorando parametri come salinità, conducibilità elettrica, temperatura dell’acqua e livello della falda sotterranea. Le informazioni vengono utilizzate su due livelli. Ricercatori e tecnici possono accedere ai dati idrogeologici grezzi e utilizzarli per sviluppare e affinare modelli matematici previsionali. Allo stesso tempo, l’incrocio tra rilevazioni sul campo e simulazioni numeriche permette di elaborare una cartografia digitale facilmente consultabile anche da amministratori e operatori del territorio.

Attraverso indicatori grafici e sistemi a semaforo, la piattaforma rende immediatamente visibili le zone maggiormente esposte all’intrusione salina o alla diminuzione della disponibilità idrica. Informazioni che possono diventare particolarmente importanti per gli agricoltori, chiamati a decidere quali colture utilizzare, ma anche per le amministrazioni pubbliche impegnate nella programmazione degli interventi. L’obiettivo futuro è ampliare ulteriormente il sistema, integrando al monitoraggio delle falde profonde anche quello delle acque superficiali dei canali e dei fiumi, così da conoscere in tempo reale il livello di penetrazione dell’acqua salata e capire se la risorsa disponibile possa essere utilizzata per l’irrigazione senza danneggiare i terreni.

SWAMrisk è un progetto di cooperazione transfrontaliera finanziato dal programma europeo Interreg Italia-Croazia e nato per affrontare la crescente vulnerabilità degli acquiferi costieri agli effetti dei cambiamenti climatici. La partnership internazionale è guidata dall’Università di Spalato e coinvolge Regione Veneto, CNR-Istituto di Geoscienze e Georisorse, Università di Zagabria, la società di ingegneria padovana M3E e diversi enti di gestione del territorio, tra cui il Consorzio di bonifica Adige Euganeo. La piattaforma Hydrocloud rappresenta il risultato di circa due anni di ricerca e cooperazione. L’architettura informatica è stata sviluppata dall’Università di Zagabria, mentre per l’Italia le simulazioni idrogeologiche sono state curate da M3E sulla base dei dati scientifici forniti dal CNR.

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo si è concentrato in particolare sui siti di Buoro e Punta Gorzone, aree particolarmente fragili anche a causa della subsidenza. In alcuni punti il territorio si trova infatti fino a quattro metri sotto il livello del mare, una condizione che aumenta l’esposizione alla risalita del cuneo salino nei fiumi e nelle falde.

“La collaborazione tra Italia e Croazia dimostra come la salinizzazione e il cambiamento climatico non siano fenomeni locali, ma sfide globali che richiedono percorsi condivisi“, evidenzia Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Un approccio che sarà al centro anche del Forum Euromediterraneo sull’Acqua, in corso a Roma. Ricerca e cooperazione saranno infatti tra i temi principali dell’International Water Summit, organizzato nella mattinata di giovedì 1° ottobre. Per ANBI, la disponibilità di dati sempre più precisi diventa uno degli strumenti fondamentali per preparare i territori agli effetti della crisi climatica, soprattutto nelle aree in cui scarsità d’acqua, subsidenza e intrusione salina rischiano di compromettere produzione agricola ed equilibrio ambientale.

“L’unione di intenti fra Stati transfrontalieri, affiancata dalla ricerca accademica e dalla gestione concreta del territorio, ci ha permesso di ottenere risorse europee per avere risposte scientifiche aperte, rigorose e soprattutto necessarie a contrastare dinamiche che stanno interessando aree sempre più vaste del territorio con impatti sempre più gravi“, conclude Fabrizio Bertin, presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo.