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ANBI lancia l’allarme sul caldo estremo: Italia prima in Europa per decessi, rischiano di raddoppiare entro il 2040

Vincenzi (ANBI): “Per invertire la tendenza bisogna mantenere i servizi essenziali anche nelle zone marginali, a cominciare dalla disponibilità idrica”

ANBI lancia l’allarme sul caldo estremo: Italia prima in Europa per decessi, rischiano di raddoppiare entro il 2040
ANBI, Francesco Vincenzi

ANBI, allarme caldo estremo: l’Italia guida l’Europa per numero di decessi e le vittime potrebbero raddoppiare entro il 2040

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di decessi collegati al caldo estremo, con circa 10mila vittime ogni anno. Un dato destinato a peggiorare: entro il 2040 il tasso di mortalità potrebbe almeno raddoppiare, a fronte di un aumento medio delle temperature di 3 gradi. A lanciare l’allarme, in vista della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale del 15 luglio, è l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, che richiama l’attenzione sugli effetti sempre più gravi degli eventi meteorologici estremi.

Secondo ANBI, il bacino del Mediterraneo rappresenta uno degli hotspot della crisi climatica e l’Italia risulta particolarmente vulnerabile. La frequenza e l’intensità degli eventi estremi sono aumentate negli ultimi trent’anni, con conseguenze rilevanti sia dal punto di vista economico sia in termini di vite umane. “Il dato assume ulteriore significato se consideriamo l’esposizione agli eventi meteorologici estremi, cresciuta nel recente trentennio sia in termini economici sia in perdite di vite umane”, ha sottolineato Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, ricordando come Francia e Italia risultino tra i Paesi maggiormente colpiti secondo il Climate Risk Index di Germanwatch.

A rendere più pesanti gli effetti delle ondate di calore è anche la conformazione del territorio italiano. Solo il 23% della superficie nazionale è pianeggiante, ma nelle aree di pianura vive la maggior parte della popolazione, circa 47 milioni di persone. L’elevata densità abitativa aumenta quindi l’esposizione ai fenomeni estremi e amplifica i rischi per la salute pubblica.

Per ANBI, la risposta alla crisi climatica deve passare anche dalla valorizzazione delle aree interne e dal contrasto alla cementificazione. L’abbandono delle zone marginali, infatti, riduce la manutenzione dei territori a monte e accresce il rischio idrogeologico, mentre la crescente concentrazione della popolazione lungo le coste aumenta la pressione antropica. “Questo dato conferma l’urgenza di bloccare l’esodo dalle aree interne”, ha dichiarato Francesco Vincenzi, presidente di ANBI. “Per invertire la tendenza bisogna mantenere i servizi essenziali anche nelle zone marginali, a cominciare dalla disponibilità idrica”.

Tra le soluzioni indicate c’è la realizzazione del Piano Invasi Multifunzionali, che secondo l’associazione potrebbe favorire nuove opportunità occupazionali, stimate in almeno 30mila posti di lavoro. Un altro fronte decisivo è quello del consumo di suolo. Milano, ricorda ANBI, è tra le città europee con il maggior numero di decessi attribuibili al caldo eccessivo. Da qui la richiesta di riavviare l’iter per una legge contro l’eccessiva cementificazione, la cui prima proposta risale a tredici anni fa. “La resilienza alla crisi climatica non può prescindere dalla cultura del territorio”, ha concluso Vincenzi, sottolineando come in Italia continuino a essere abbandonati circa 10mila metri quadrati di suolo ogni ora.