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ANBI, Progetto VENUS: nuove colture per il futuro delle terre salate

Vincenzi (ANBI): “L’ampiezza delle collaborazioni è la dimostrazione tangibile delle preoccupazioni, che accomunano Paesi, che si affacciano su un’area ormai indicata come hotspot della crisi climatica”

ANBI, Progetto VENUS: nuove colture per il futuro delle terre salate

ANBI, Progetto Venus: prosegue dal Veneto la ricerca resiliente dei consorzi di bonifica:  nuove colture per il futuro delle terre salate

Agricoltura sostenibile, tutela delle risorse idriche e valorizzazione dei terreni marginali: sono questi i pilastri della sperimentazione scientifica del progetto internazionale VENUS, che vede il Consorzio di bonifica Adige Euganeo impegnato insieme a nove partner del bacino mediterraneo.

L’ampiezza delle collaborazioni è la dimostrazione tangibile delle preoccupazioni, che accomunano Paesi, che si affacciano su un’area ormai indicata come hotspot della crisi climatica” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI. In stretta sinergia con la comunità scientifica è stata condotta un’importante campagna di campionamento nei due siti pilota del Veneziano: in località Gesia, nel comune di Cavarzere ed in località Zennare, nel comune di Chioggia. L’attività in campo ha visto una meticolosa raccolta di campioni di terreno e di biomassa vegetale di specie alofite, trascurate o sottoutilizzate (NUS – Neglected and Underutilised Species), conosciute però per la loro naturale tolleranza ad ambienti ad alta salinità.

I campioni di suolo prelevati sono stati inviati ai laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DiSTABiF) dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli“. L’obiettivo fondamentale di questa linea di ricerca consiste nel determinare con precisione l’impronta lasciata dalle colture durante il loro secondo anno di ciclo vegetativo, valutando in quale misura queste specie siano in grado di rigenerare, migliorandole, le proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno. Il piano analitico si concentra sulla misurazione di determinanti parametri biogeochimici come il carbonio organico, utile a stimare la capacità delle piante di sequestrare il carbonio nel suolo, incrementando la sostanza organica; la respirazione microbica (necessaria a determinare la vitalità biologica del microbioma); la conducibilità elettrica, essenziale per monitorare lo stato di salinizzazione.

I primi dati scientifici già validati certificano una straordinaria capacità delle varietà testate dall’ente consorziale (“Atriplex halimus”, “Beta maritima”, “Salicornia europaea” e “Suaeda maritima”) di ottimizzare le risorse idriche, mantenendo un’elevata efficienza fotosintetica e riducendo al minimo l’evapotraspirazione. Le piante sono state coltivate in condizioni di aridocoltura, vale a dire in totale assenza d’irrigazione artificiale, valorizzando suoli complessi, che normalmente verrebbero abbandonati.

Eccezionali sono gli indicatori sul fronte dei consumi idrici: per produrre un chilo di questi ortaggi alternativi sono bastati infatti da un minimo di 6 ad un massimo di 41 litri di sola acqua piovana (i tradizionali ortaggi a foglia, come le insalate, richiedono tra i 238 ed i 384 litri per chilogrammo), praticamente azzerando le impronte idriche.

Le frazioni vegetali delle piante, comprendenti l’apparato fogliare e radicale, sono state invece inviate all’istituto ELGO-Dimitra (Hellenic Agricultural Organization) in Grecia per calcolare la sostenibilità economica e le opportunità di valorizzazione commerciale della biomassa in un’ottica di economia circolare. Tali indagini sono focalizzate sulla caratterizzazione organolettica e sullo studio delle proprietà intrinseche del materiale vegetale, al fine di validarne l’idoneità per diversi mercati industriali. I dati nutrizionali indicano già un contenuto di fibra alimentare e micronutrienti competitivo con le verdure tradizionali per l’alimentazione umana, ma si profilano interessanti applicazioni anche nell’industria cosmetica (composti bioattivi ed antiossidanti naturali) e nel settore farmaceutico (molecole di interesse terapeutico o fitoterapico).

I risultati preliminari raccolti nei siti pilota dell’ente consorziale padovano dimostrano concretamente la fattibilità di un’agricoltura sostenibile, competitiva e resiliente anche in territori svantaggiati – dichiara Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Queste specie vegetali rappresentano un’innovativa risorsa strategica per la valorizzazione dei suoli marginali e per la tutela dell’acqua, muovendosi in linea con le direttive dell’Unione Europea.”

Il futuro delle aree sempre più condizionate dall’intrusione salina, conseguenza della crisi climatica e dell’innalzamento dei mari, ma anche da penalizzanti scelte politiche, sarà al centro del convegno “Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, che ANBI organizzerà giovedì 17 Settembre prossimo dalle ore 15.00 nell’ambito di Remtech Expo, nei padiglioni di Ferrara Fiere.