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Assocarta, "Col Recovery filiera più green: più biometano e meno burocrazia"

Il Recovery Plan o piano di ripresa e resilienza, con quasi 70 miliardi di euro in campo, destina alla rivoluzione verde la fetta più grande, puntando al raggiungimento di una transizione ecologica completa. Da un lato “un’opportunità unica” per ristrutturare e svecchiare l'industria nazionale, dall'altro una spinta verso l'ottimizzazione dei comparti già "fertili". Tra i quali quello cartario, che ha fatto dei principi del PRR, quali sostenibilità, transizione ecologica ed efficientamento energetico, i cardini del suo sviluppo. Affaritaliani ha intervistato Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, che fa il punto sulla strategia da adottare, in vista dello sblocco dei fondi europei. 

AssocartaLorenzo Poli, presidente di AssocartaGuarda la gallery

Assocarta, l'intervista al presidente Lorenzo Poli 

Assocarta, in quanto associazione imprenditoriale di categoria, che aggrega, rappresenta e tutela le aziende italiane che producono carta, cartoni e paste per carta, in termini di sviluppo sostenibile della filiera, che ruolo detiene nel panorama nazionale? 

Assocarta è l’associazione dello sviluppo sostenibile per eccellenza. Produciamo un materiale rinnovabile di cui noi stessi, come settore, garantiamo il riciclo. Più del 60% delle materie impiegate sono carte da riciclare, mentre nell’imballaggio il riciclo oltrepassa l’80% in anticipo sugli obiettivi comunitari. Sono numeri di una sostenibilità pazzesca. Fin dal 1999 ci siamo dotati di una politica ambientale associativa e siamo alla ventunesima edizione del rapporto ambientale, quest’anno fatto con Legambiente, che mostra un indice di circolarità di 0,79. Un risultato di cui andare fieri, perché da una scala da zero a uno, raggiungere lo 0.79 significa essere campioni della sostenibilità, che è in fondo il nostro “cliente” più importante.

Da un anno a questa parte il nostro Paese sta vivendo una fase storica senza eguali, colpito da una crisi sanitaria ed economica acuta. Le risorse del Recovery Fund potrebbero essere una buona occasione di rilancio. Il passo giusto per ottimizzarle al meglio nella filiera cartaria? 

Oggi viviamo un momento straordinario, iniziato circa un anno e mezzo fa, quando la Commissione europea ha aperto la stagione del Green New Deal. Un evento storico di grande straordinarietà che ha posto le basi verso l’ottimizzazione energetica e la decabornizzazione del continente. Ma per l’industria italiana della carta tutto questo è sempre stato ordinario, non straordinario. Tale settore sarà quindi destinato, in questa fase, a non raggiungere dei differenziali in tempi brevi, in quanto viene già da una situazione estremamente ottimizzata. 

Ciò che occorre fare è far funzionare l’ordinario, fatto di misure, come ad esempio i certificati bianchi, che hanno assicurato politiche costanti sull’efficienza energetica. Perché in fondo la migliore energia è quella risparmiata. 

La filiera della carta, complessivamente, rappresenta un settore di 25 miliardi di euro, 1,4 % Pil, con più di 200.000 addetti diretti. I campi produttivi della filiera sono svariati, spaziano dallla stampa al medicale, dall’igiene all’imballaggio. 

Migliorare la gestione dei rifiuti, incoraggiare la produzione di materiali rinnovabili, decarbonizzare ulteriormente l’energia usata, significa creare le condizioni per migliorare la sostenibilità del Paese, progredire ulteriormente verso la transizione ecologica e la digitalizzazione, ma significa anche determinare le condizioni per lo sviluppo della filiera della carta.

Arrivare a una riconversione ecologica della filiera è quindi uno degli obiettivi. E per farlo Assocarta punta sulla “conversione energetica dal gas al biometano”. In che cosa consiste? 

Innanzitutto, il settore della carta, sia in Italia che in Europa, utilizza molto gas. La maggior parte delle attività di riciclo, circa il 90%, vengono infatti svolte attraverso di esso. Ma se fosse possibile produrre o utilizzare il biometano, per attuare tale processo, la sostenibilità associata al prodotto carta aumenterebbe ancora di più. Produrre biogas dai fanghi di depurazione e dai rifiuti organici per impiegarlo nei processi industriali cartari, significherebbe contribuire ulteriormente alla decabornizzazione del settore. 

Più concretamente? 

Si immagini un ciclo industriale qualsiasi, che parte da materie prime vergini e che tutti gli avanzi, i prodotti che sono stati prodotti e poi non più utilizzati, vengano semplicemente gettati in una discarica. Ecco, questo è un ciclo povero a livello di sostenibilità. Si pensi invece un ciclo cartario dove le materie prime provengono da foreste certificate, o per il 60% da materie prime riciclate. E che sia in grado di produrre e ricavare energia, utilizzando il minimo della carbonizzazione possibile, in modo da sfruttare fino in fondo gli scarti cartari, i quali verranno depurati per poi tornare ad essere utili. Ecco, questo è un ciclo completamente diverso. 

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