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Clima, dal sondaggio Onu per il 64% intervistati è emergenza globale
Alcune ragazze durante una manifestazione per il clima dei Fridays for Future

“La voce della gente è chiara: il cambiamento climatico è un’emergenza globale e vuole azioni”: è questa la conclusione di un sondaggio del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) sul riscaldamento globale, il più vasto mai realizzato su scala mondiale, che ha coinvolto oltre 1,2 milioni di persone di ogni fascia di età in 50 Paesi. Presentato come il “voto popolare sul clima”, è stato portato avanti con la collaborazione dell’Università di Oxford. Gli organizzatori hanno distribuito le domande dei sondaggi tramite annunci nelle app di giochi mobili, tra ottobre e dicembre dello scorso anno. L’esito dimostra, secondo l’Undp, che la pandemia di Covid-19, pur essendo la priorità sanitaria del momento, non è riuscita ad ‘oscurare’ la crisi climatica, spesso in cima alle preoccupazioni dei cittadini.  
 

Nel dettaglio, per i due terzi degli intervistati (il 64%) i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale che richiede azioni, ma i più preoccupati, al 69%, sono i ragazzi tra 14 e 18 anni, di cui 550 mila hanno preso parte allo studio. E’ consapevole del pericolo anche il 60% degli over 60, a riprova che sul tema clima e ambiente non c’è un grande gap generazionale. Gli intervistati in Italia e Gran Bretagna sono quelli più numerosi – l’81% - a considerare la situazione attuale come un’emergenza climatica in atto. Tassi elevati si registrano anche in Giappone (79%), Sudafrica (76%) e Australia (72). Parità, al 65%, per Stati Uniti e Russia, mentre la percentuale scende sotto la soglia di 60 in India (59%), Argentina (58%) e tocca il punto più basso in Moldavia, al 50%. 

Sul versante delle azioni richieste ai dirigenti, nelle nazioni in cui i carburanti fossili sono la principale causa di emissioni inquinanti, i cittadini sostengono fortemente lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili, al 76% in Australia, al 65% negli Usa e al 51% in Russia. Nei Paesi in cui ad inquinare maggiormente è la distruzione delle foreste, le popolazioni auspicano azioni a favore della loro conservazione, come in Brasile (60% degli intervistati) e in Indonesia, il 57%. 
Le persone sono spaventate, vedono gli incendi in Australia e California, vedono tempeste di categoria cinque e nei Caraibi, vedono inondazioni nel sud-est asiatico. E si guardano intorno e dicono che questo è un vero problema. Dobbiamo fare qualcosa al riguardo” ha detto Cassie Flynn, consigliere in strategie dell’Undp. 


Secondo gli intervistati, le quattro principali politiche da attuare per contrastare il cambiamento climatico sono la conservazione delle foreste e delle terre (54%), l’utilizzo di energia solare, eolica e di energia rinnovabile (53%), nuove tecniche agricole più sostenibili (52%) e investire più fondi in attività e lavori ‘verdi’ per il 50%. Solo il 30% dei partecipanti valuta positivamente il ricorso ad una dieta vegetale, ma in Germania e in Gran Bretagna le persone favorevoli sono di più, rispettivamente il 44% e il 43%.  
   

"Quando si tratta di dati demografici, qualcosa che abbiamo visto molto chiaramente è che esiste un'alta correlazione tra un livello di istruzione e la consapevolezza di un'emergenza climatica. Più sei istruito, più è probabile che tu creda che ci sia un clima emergenza", ha sottolineato Flynn. Sebbene i risultati complessivi mostrino all'incirca le stesse risposte da parte di uomini e donne, in alcuni Paesi ci sono, invece, differenze piuttosto pronunciate. In Canada, le donne e le ragazze sono il 12% in più di affermare che il cambiamento climatico è un'emergenza rispetto a uomini e ragazzi. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Australia hanno differenze minori e nella stessa direzione. Al contrario, India, Georgia, Vietnam e Nigeria vanno in una direzione opposta, con uomini e ragazzi che sono tra il 9-12% in più a dire che il riscaldamento è un'emergenza. Con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca che sta facendo del cambiamento climatico una priorità e con una conferenza globale chiave che si terrà a Glasgow a novembre, la COP26, gli organizzatori del sondaggio ritengono che sia “un momento importante per i leader mondiali per ascoltare una vasta gamma di voci” sul cambiamento climatico. “Quello che volevamo fare con il voto del popolo sul clima è portare le voci delle persone a quel processo decisionale, portare le voci delle persone nel dibattito sul clima” ha concluso Flynn. 

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