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Edison e la sfida dei cambiamenti climatici

A Palazzo Edison il seminario “La Regione Mediterranea e la sfida ai cambiamenti climatici” in cui si confrontano Houda Allal direttrice generale dell’Osservatorio Mediterraneo dell’Energia, Antonio Navarra presidente del Centro Euro-Mediterraneo sul cambiamenti climatici, Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena e presidente di SDSN MED Solutions, Roberto Vigotti di RES4MED, Alisa Newman Hood, consigliera per le risorse energetiche del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Alessandro Ortis co-presidente dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo insieme a molti altri rappresentanti istituzionali nazionali e internazionali.
 
La Regione mediterranea e la sfida ai cambiamenti climatici è l’ultimo di un ciclo di tre seminari che Edison Open 4Expo dedica alla riflessione sul riscaldamento globale e sulle ripercussioni che ha sugli assetti economici, sociali e ambientali. Il terzo appuntamento di questo dibattito preparatorio alla Conferenza delle Parti sul clima (COP21) del prossimo 30 novembre pone al centro il Mare nostrum e le sue sponde: uno degli ecosistemi che più risentono del surriscaldamento terrestre. A parlarne sono importanti ospiti nazionali e internazionali in un seminario volutamente aperto al pubblico per aumentare la consapevolezza nell’opinione pubblica su questi temi e favorire l’adozione da parte delle istituzioni di misure concrete e condivise per contrastare l’aumento della temperatura terrestre.
 
Dopo il saluto introduttivo di Bruno Lescoeur, Amministratore Delegato di Edison e Presidente dell’Osservatorio Mediterraneo dell’Energia, e di Sergio Piazzi, segretario generale dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, la giornata di lavori prevede tre sessioni. La prima affronta la questione dello sviluppo energetico e delle sfide poste dai cambiamenti climatici alla regione mediterranea investigando in particolare le tecnologie disponibili nell’area che consentono di limitare l’impatto ambientale della produzione di energia. La seconda approfondisce il nodo degli investimenti, in termini di priorità e strumenti, e della necessità di definire un quadro normativo stabile. La terza, moderata da Nathalie Tocci vicedirettore dell'Istituto Affari Internazionali, pone a confronto ricercatori e accademici delle due sponde del Mediterraneo lanciando una riflessione da parte di alcuni maggiori Think Tank sui temi del cambiamento climatico e della transizione energetica nel Mediterraneo.
 
Tra gli ospiti intervengono Houda Allal, direttrice dell’Osservatorio Mediterraneo dell’Energia e Segretario della Piattaforma Gas della Commissione europea e dell’UPM, Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sul cambiamenti climatici, Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena e presidente di SDSN MED, Roberto Vigotti, segretario generale di RES4MED, Alisa Newman Hood, consigliera per le risorse energetiche del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e Alessandro Ortis co-presidente dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo.
 

Guarda la videointervista a Angelo Riccaboni, rettore Università di Siena 

 

“Il Mediterraneo deve diventare un laboratorio dove sperimentare progetti integrati, che assicurino sia la tutela di un ecosistema delicato e fortemente suscettibile alle variazioni climatiche, sia lo sviluppo energetico, economico e sociale della Regione – dichiara Bruno Lescoeur, Amministratore Delegato di Edison -. Un Mediterraneo sostenibile: questo è l’obiettivo di lungo termine su cui misurare l’efficacia delle piattaforme Euro-mediterranee. Ed è questo il messaggio che vorrei trasmettere alla Conferenza sul clima di Parigi.
 
Gli effetti dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo pongono i Paesi che lo abitano di fronte alla sfida di rinnovare i loro sistemi economici, sociali e produttivi e all’opportunità di intensificare la cooperazione tra le sue sponde. Lo scorso mese è stata avviata la prima piattaforma di cooperazione euro-mediterranea sul gas naturale, superando la visione tradizionale di un Mediterraneo diviso fra chi produce e chi consuma energia. E a fine 2014 è stata costituita la Piattaforma accademica del Mediterraneo, per sviluppare sinergie tra pubblico e privato nei campi dell’innovazione, della scienza e della cultura.
 

edison
 

La lotta ai cambiamenti climatici è un aspetto che deve vedere i paesi dell’area mediterranea allearsi per un obiettivo comune in vista della COP21. Il Mediterraneo presenta un ecosistema ricco, ma altamente suscettibile al riscaldamento globale. Secondo gli scenari elaborati dall’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) la temperatura dell’area è destinata a registrare un incremento fino a 2°C entro la metà del secolo, il livello dei mari ad alzarsi dai 6 ai 12cm, le piogge a ridursi di almeno il 10%, mentre aumenterà la frequenza di eventi estremi, come le ondate di caldo, i nubifragi e i cicloni.
 
Questi mutamenti avranno un impatto tanto più forte considerando il trend della crescita demografica: sempre secondo le previsioni dell’IPCC entro il 2020 saranno 525 milioni le persone che abiteranno nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il 30% in più rispetto ad ora. E mentre le città costiere dovranno fare i conti con l’innalzamento del mare, dall’altra parte i diversi stati avranno a che fare con l’eccessiva urbanizzazione del territorio, che in Italia ad esempio, ogni anno, sottrae 500 km quadrati all’agricoltura.
 
L’agricoltura è appunto uno dei settori maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici. Le crisi idriche, acuite dall’evaporazione e da un’eccessiva salinità delle acque, si ripercuotono sulla quantità e qualità dei prodotti agricoli, e di conseguenza sul loro costo finale.
Oggi nel Mediterraneo si concentra (solo) il 12% della produzione mondiale di cereali (essenziali per l’alimentazione umane e l’allevamento) e le previsioni dell’IPCC indicano che il riscaldamento globale diminuisce la resa di queste colture del 2% ogni 10 anni. Nel giro di pochi decenni, dunque, i paesi dell’area potrebbero essere costretti a importare quantità di cibo sempre più rilevanti per far fronte alle proprie necessità. Il riscaldamento terrestre, inoltre, rende più vulnerabili le piante che sono attaccate da funghi e parassiti che ne mettono a repentaglio la sopravvivenza. Dovessero intensificarsi questi fenomeni, i danni per le colture pregiate (olio, vino, frutta) del Mediterraneo sarebbero incalcolabili.
 
La COP21, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, costituisce un’occasione unica per difendere questo delicato ecosistema e le economie a esso legate. Sarà il luogo dal cui dovranno arrivare le risposte in termini di nuova strategia di mitigazione delle emissioni climalteranti, in sostituzione di quella di Kyoto del ’97.
 
La Regione mediterranea e la sfida ai cambiamenti climatici è l’ultimo appuntamento di un ciclo di tre seminari che Edison Open 4EXPO dedica alla riflessione sugli effetti del riscaldamento globale in vista della Conferenza sul Clima di Parigi. Il primo appuntamento ha trattato il tema della risorsa idrica e dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla disponibilità e sulla qualità dell’acqua. Mentre il secondo ha analizzato il legame tra cambiamenti climatici e impatti geopolitici.
Edison Open 4EXPO è il ricco calendario di eventi con cui la società energetica contribuisce a stimolare la riflessione sulle tematiche più vicine alla sua identità: sostenibilità, innovazione, crescita economica e sociale. Durante i 6 mesi di Expo,1 Edison ospita prestigiosi economisti, scienziati, i più noti opinionisti, gli sportivi, artisti italiani ed internazionali, completando in questo modo l’offerta culturale del Comune di Milano, di cui è partner con Expo in Città.

 

 

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