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Emilia Romagna: monitoraggio Goletta Verde. Inquinamento costa, mare, fiumi

Goletta Verde in Emilia Romagna. Il monitoraggio di Goletta Verde lungo le coste dell’Emilia Romagna. Se da un lato la maggior parte dei punti campionati non evidenziano criticità particolari, dall’altro i soliti corsi d’acqua continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati, che rischiano di compromettere la qualità del mare e di quei tratti di costa. È il caso del torrente Marano a Riccione, alla cui foce i tecnici di Legambiente hanno effettuato un prelievo giudicato “fortemente inquinato”. Di certo non è una novità, visto che ormai da cinque anni i valori di inquinanti riscontrati in quel punto sono risultati “fuorilegge”. Situazione di criticità reiterata anche alla spiaggia in corrispondenza della foce del fosso Pedrera Grande a Rimini, giudicata “inquinata”, su cui serve necessariamente un lavoro puntuale per accertarne le cause. Altro campionamento con valori di inquinanti superiori ai limiti di legge – rispetto ai dodici totali effettuati in Emilia Romagna – infine è quello alla foce del fiume Uniti a Lido di Dante di Ravenna (per il secondo anno consecutivo) che riceve un giudizio di “inquinato”.

Punti di criticità particolarmente rilevanti dato che avvengono nonostante una condizione meteo complessivamente favorevole, dato che la presenza di scarichi inquinanti che giungono fino al mare, in Emilia Romagna si riscontrano essenzialmente dopo eventi di forte pioggia.

A preoccupare però - scrive http://www.romagnagazzette.com - è anche l’ascesa dei reati ai danni del mare che le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato nel corso del 2015 lungo le coste regionali: un incremento quasi del doppio rispetto allo scorso anno, in pratica 5 reati per ogni chilometro di litorale. Legambiente chiede quindi a Regioni e amministrazioni comunale di verificare le situazioni di criticità ancora presenti sul fronte della depurazione e allo stesso tempo di intensificare i controlli contro chi continua a deturpare una delle maggiori risorse di questo territorio.

È questo il bilancio del monitoraggio svolto in Emilia Romagna dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati eil sostegnodei partner tecnici NAU e Novamont. L’istantanea regionale sulle acque costiere è stata presentata questa mattina in una conferenza stampa a Marina di Ravenna da Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna e da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, alla presenza di Carla Rita Ferrari, Arpae – Struttura Oceanografica Daphne; Gianandrea Baroncini, assessore all’Ambiente del Comune di Ravenna.

A puntare il dito contro alcune criticità del sistema depurativo regionale, è bene ricordarlo, stata anche l’Unione europea: la nuova procedura di infrazione contro l’Italia (2014/2059) coinvolge, infatti, anche dieci agglomerati urbani dell’Emilia Romagna, per un totale di 696.896 abitanti equivalenti, nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui. Problemi che non riguardano solo i comuni costieri ma anche quelli dell’entroterra.

“Anche se nel complesso il monitoraggio di Goletta Verde può dirsi positivo – sottolinea Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna – la nostra attenzione si rivolge ancora una volta verso quei punti critici denunciati da anni che necessitano con urgenza dei controlli seri e approfonditi volti a trovare e rimuover e le cause di tale inquinamento, che evidentemente non sono stati ancora effettuati. Siamo sicuramente in una regione che ha fatto tanto sul fronte della depurazione e proprio per questo, soprattutto nei periodi di forti piogge, non è più tollerabile che scarichi non adeguatamente depurati finiscano nei fiumi e di conseguenza a mare come purtroppo ancora avviene. Chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali di non abbassare la guardia non solo sul fronte della depurazione, ma anche sull’avanzare del cemento lungo la costa, sul bassissimo apporto di sabbia dai fiumi ormai troppo antropizzati e all’abbassamento dovuto al fenomeno della subsidenza: sono tutti temi che confermano in modo tangibile la fragilità dell’area costiera della regione”.

Ma i pericoli al mare e alle coste della regione non arrivano solo dalla scarsa depurazione, come confermano i dati del dossier Mare Monstrum di Legambiente. I reati ai danni del mare che le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato in Emilia Romagna nel corso del 2015 sono stati 655 (in netta crescita rispetto ai 341 dell’anno precedente) con 671 persone arrestate e denunciate e 156 sequestri. A fare la parte del leone i reati relativi alla pesca di frodo dove le forze dell’ordine hanno scoperto 293 infrazioni (con 247 persone denunciate e arrestate e 65 sequestri) e a seguire le infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi che sono state 164 (con 202 persone denunciate e 77 sequestri). Da citare, i reati relativi alla navigazione fuorilegge: 100 i reati contestati, con 101 persone denunciate. Alti anche i reati legate al ciclo del cemento, settore nel quale sono state registrate 98 infrazioni accertate, 121 persone denunciate e 11 sequestri.

Sempre in tema di cemento, continua in regione la pressione per l’urbanizzazione di aree libere, proprio nel dossier di Legambiente viene citato il caso del territorio di Comacchio, all’interno del Parco regionale del Delta del Po, oggetto di speculazioni edilizie e operazioni immobiliari che si concentrano sulla fascia costiera fin dagli anni Sessanta. Il risultato è la presenza di circa 30mila seconde case in un Comune che conta solo 23mila abitanti.?I forti interessi delle imprese edilizie non hanno conosciuto crisi e puntano ancora oggi a occupare nuove aree libere dal cemento. Il Piano regolatore del Comune prevede circa un milione di metri quadri di superficie utile ancora da edificare. A ciò si aggiunga che l’ente gestore del Parco, modificando uno dei suoi piani territoriali, con il placet dell’Amministrazione, della Provincia di Ferrara e della Regione Emilia Romagna, nel 2014 ha prefigurato la destinazione di circa 190 ettari di terreno, sui lidi di Comacchio, a nuove strutture ricettive. Decisione contro cui Legambiente si sta battendo anche con ricorsi al Tar.

“Fermare chi continua a deturpare le nostre coste o inquina il nostro mare non è più soltanto una questione di difesa dell’ambiente. Il problema depurativo, fra tutti, in molte regioni risulta tra le cause del decremento delle presenze turistiche e rischia quindi di compromettere irrimediabilmente una delle maggiori risorse di questo Paese e l’economia ad esso collegata – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde -. I dati del dossier Mare Monstrum però dimostrano anche in Emilia Romagna l’importante lavoro svolto nell’ultimo anno da investigatori e inquirenti che dal maggio dello scorso anno hanno a disposizione un nuovo strumento, la legge 68/205 che inserisce i reati ambientali nel codice penale. Tra i delitti previsti nella riforma ci sono, infatti, i reati di inquinamento e disastro ambientale, norme utilizzate ora per colpire anche gli illeciti connessi con il settore depurativo. Un passo avanti fondamentale sul quale occorre sempre più una sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini per scovare e denunciare chi inquina”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente tra il 30 e il 31 luglio 2016. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. I punti scelti sono stati individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio Sos Goletta.

Il monitoraggio prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. Si tratta di un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.

Oltre i campionamenti risultati “fuorilegge” già citati, gli altri campionamenti effettuati lungo le coste regionali hanno registrato valori di inquinanti entro i limiti di legge: a Comacchio (foce canale navigabile, Porto Garibaldi e alla foce del canale Logonovo); a Ravenna (spiaggia sinistra foce Lamone); a Cervia (foce canale Cupa Nuovo e foce porto canale); a Cesenatico (spiaggia sud della foce del canale Tagliata); a Gatteo a Mare (spiaggia a nord della foce del fiume Rubicone); tra Bellaria e Igea Marina (spiaggia a sud foce fiume Uso); a Misano Adriatico (foce del rio Agina).

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo da 32 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 90% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del COOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

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