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Giornata mondiale della Terra: non solo Greta, gli attivisti ONU per il clima

Non solo Greta Thunberg: tantissimi giovani al mondo chiedono alla politica un cambio di passo (sempre più urgente) contro il cambiamento climatico

Non solo l’(ormai) nota attivista svedese Greta Thunberg, nel mondo sono diversi i giovani che si battono ogni giorno contro la miopia politica in tema di cambiamenti climatici. Una crisi che da decenni afflige la Terra, ma che solo nell’ultima generazione di manifestanti ha trovato un’eco sicuramente più rumoroso e coordinato. Complici forse anche i social media e la stampa internazionale. Tutto prende piede nel marzo del 2019 quando, sulla scia degli scioperi inaugurati da Greta, migliaia di studenti in più 100 città al mondo saltano scuola e scendono in piazza per lanciare (all’unisono) un appello: “Non c’è più tempo, la Terra sta andando a fuoco. Bisogna agire altrimenti (per noi) non ci sarà un futuro”.

Da quel momento- come afferma anche Dana Fisher, sociologa dell’Università del Maryland- l’attenzione mediatica è cresciuta, i movimenti di attivismo climatico sono diventati punti di riferimento importanti. I giovani, non più catalogati come “ambientalisti convenzionali”, hanno iniziato ad affrontare il cambiamento climatico come una questione di giustizia globale. Il binomio uomo-ambiente, riconosciuto nella sua totalità, si è trasformato in un elemento cruciale capace di salvaguardare i più vulnerabili dagli eventi estremi legati al clima, i quali- come è ormai noto- rappresentano la causa e l’effetto di un paradigma sociale che tende alla disparità e non all’omogeneità.

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Con la crescita dell’aura mediatica intorno alle questioni ambientali, aumenta anche il grado di partecipazione all’interno dei movimenti, soprattutto da parte dei giovani. Attivisti provenienti da tutto il mondo che, attraverso proposte e azioni concrete, mirano a coinvolgere i coetanei nella sfida al cambiamento climatico. Tra i volti più emergenti ci sono sette giovanissimi che, incaricati dall’Onu di rappresentare le prossime generazioni nella Climate Change Strategy, hanno la possibilità di dare voce alla loro idee, incrementando gli obiettivi dell’agenda climatica.

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Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), collaborando con il movimento ambientalista Fridays for Future fondato da Greta, ha avuto modo di sentire alcuni di loro, che hanno raccontato la loro storia e le loro idee. Tra le tanti voci c’è quella di  Tahsin Uddin, un ragazzo di 22 anni che vive in  Bangladesh e che nel 2015 ha deciso di fondare una sua associazione Lal Sabuj Society con l’obiettivo di coinvolgere e avvicinare sempre più giovani alle questioni ambientali. Un atto necessario soprattutto nel suo Paese, costantemente in balìa di eventi estremi e situazioni d’emergenza. Secondo Tahsin è necessario prendere parte attivamente a qualsiasi associazione ambientale, poichè “anche se noi giovani non siamo responsabili del cambiamento climatico, questo avrà un impatto maggiore su di noi”.

Russell Raymond è invece un reporter di 17 anni, proveniente dalla nazione an reporter di soli 17 anni proveniente da La Dominica, Paese insulare dei Caraibi. Per Russell la fotografia è il “mezzo più concreto in grado di rappresentare gli impatti degli eventi estremi sull’isola”. 

Infine, ai microfoni di Unicef si è raccontata Mitzi Jonelle Tan, un’attivista proveniente dalla città di Manila (Filippine). Durante la pandemia, quando il suo Paese è stato colpito consecutivamente da due urugani, grazie a una campagna di giustizia climatica, è riuscita a entrare in contatto con le comunità in difficoltà, fornendo loro sostegno e aiuto. Per Mitiz la problematica ambientale non riguarda solo la Terra, ma anche il vivere sociale e le ingiustizie ad esso connesse. 

Queste sono solo alcune delle voci dei giovani attivisti sparsi in tutto il mondo che da quel marzo 2019 gridano, con una voce unica e compatta, una nuova sensibilità ambientale capace di coinvolgere non solo il singolo, ma intere comunità.