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Osservatorio ANBI: Italia stretta tra caldo record, grandine e siccità

Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo sono state interessate anche da episodi di downburst. Si tratta di colonne di aria fredda e densa che precipitano da un temporale

Osservatorio ANBI: Italia stretta tra caldo record, grandine e siccità

Osservatorio ANBI, Italia nella morsa degli eventi meteo estremi tra caldo record, grandine e riserve idriche in calo

L’Italia è divisa tra violente tempeste al Centro-Nord e temperature estreme al Sud e nelle isole. Raffiche di vento superiori ai 100 chilometri orari, grandine di grandi dimensioni, allagamenti, incendi e riserve idriche in calo descrivono un Paese sempre più esposto agli effetti degli eventi meteorologici estremi. A fotografare la situazione è il nuovo rapporto dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, secondo cui il susseguirsi di crisi legate al clima sta diventando una condizione sempre più frequente.

Dopo settimane di caldo intenso e terreni inariditi, il cedimento dell’alta pressione ha favorito la formazione di una violenta tempesta “V-shaped”, caratterizzata da un sistema nuvoloso a forma di V. La perturbazione ha attraversato le regioni settentrionali, il bacino del Po e la fascia centro-settentrionale della costa adriatica, provocando raffiche distruttive superiori ai 100 chilometri orari, grandinate, danni alle coltivazioni e allagamenti. Particolarmente pericolosi i chicchi di grandine di grandi dimensioni. Secondo ANBI, un chicco grosso come un’arancia e pesante oltre mezzo chilo può cadere a una velocità superiore ai 170 chilometri orari, con conseguenze visibili su automobili, serre, frutteti, campi ed edifici.

Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo sono state interessate anche da episodi di downburst. Si tratta di colonne di aria fredda e densa che precipitano da un temporale e, una volta raggiunto il suolo, generano raffiche orizzontali particolarmente violente.

Mentre il Centro-Nord affronta le conseguenze del maltempo, il Sud e le isole maggiori restano nella morsa del caldo e dell’umidità. Le alte temperature stanno facendo aumentare i consumi elettrici e favorendo blackout diffusi. In Sardegna, a Orani, sono stati registrati 47,6 gradi. Il termometro ha raggiunto 47,3 gradi a Muravera, 47 a San Vito e Uta e 46 gradi a Osini. Il caldo avrebbe inoltre provocato la morte per soffocamento di centinaia di migliaia di api. In Sicilia sono stati rilevati 46,2 gradi a Santa Croce di Camerina, 45,9 a Gela, 45,3 a Enna e 44,5 a Mazara del Vallo. La temperatura del mare ha raggiunto in alcune zone i 32 gradi.

Nell’isola sono stati segnalati anche decine di incendi, che hanno già bruciato quasi 90 chilometri quadrati di territorio, imponendo la chiusura di strade e l’evacuazione di alcuni centri abitati. “Il susseguirsi di crisi è la nuova normalità, cui purtroppo ci stiamo rassegnando”, ha dichiarato il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, manifestando preoccupazione per ciò che potrebbe accadere quando i venti più freddi raggiungeranno il Tirreno e il Meridione.

Il quadro resta critico anche sul fronte delle riserve idriche. Tra i grandi laghi settentrionali, il lago Maggiore è al 10,3% di riempimento, con un livello inferiore a quello registrato durante la siccità del 2022. Il lago di Como è all’11,2%, mentre il lago d’Iseo si ferma al 19,3%. Il Garda è al 60,7%, ma rimane comunque sotto la media stagionale. In Valle d’Aosta, alla Dora Baltea manca circa il 40% dei flussi normalmente registrati nel periodo. In Piemonte la portata del Tanaro è pari a un decimo del valore abituale, mentre i flussi della Stura di Lanzo e del Toce risultano dimezzati. In Lombardia le riserve idriche sono inferiori del 43,4% rispetto alla media. In Veneto le piogge hanno aumentato le portate di Adige, Brenta e Piave, ma l’Adige resta ancora del 69% sotto la media mensile.

Le precipitazioni hanno aumentato la portata del Po nel tratto lombardo-emiliano. A Pontelagoscuro i flussi sono tornati sopra i 400 metri cubi al secondo. La situazione rimane però difficile in Emilia-Romagna, dove le portate dei fiumi Savio e Reno sono inferiori ai minimi storici. La costa romagnola e il Ferrarese sono stati inoltre tra i territori più colpiti da grandinate, allagamenti e raffiche di vento. In Toscana risultano in aumento i flussi del Serchio, mentre l’Arno a Pontedera è del 45% sotto la media. Anche l’Ombrone continua a registrare valori inferiori al deflusso minimo vitale.

Preoccupano anche i dati del lago Trasimeno. A Monte del Lago il livello dell’acqua è circa 60 centimetri sotto il limite minimo vitale e mancano soltanto cinque centimetri al record negativo registrato tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nel Lazio continuano a diminuire i livelli dei laghi Albano e Nemi, che hanno perso altri quattro centimetri in una settimana. Il lago di Vico è sceso invece di cinque centimetri. A Roma, negli ultimi due mesi, soltanto per nove giorni la temperatura massima è rimasta sotto i 30 gradi. Le giornate con valori superiori ai 35 gradi sono state 25, di cui dieci con temperature oltre i 37 gradi.

La diminuzione delle riserve riguarda anche il Mezzogiorno. In Basilicata, in una settimana, i principali serbatoi hanno perso oltre 10 milioni di metri cubi d’acqua. In Puglia le dighe della Capitanata hanno registrato una riduzione di circa 15 milioni di metri cubi, anche se le riserve dovrebbero essere sufficienti a coprire il fabbisogno irriguo e potabile fino al termine dell’estate. Secondo il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, i dati dimostrano la necessità di realizzare nuovi bacini, anche nel Nord Italia, per trattenere l’acqua durante i periodi piovosi e utilizzarla nei momenti di maggiore necessità. L’associazione chiede al Governo di rendere operativo il Piano Invasi Multifunzionali, elaborato insieme a Coldiretti, e di accelerare i progetti già inseriti nel Piano Idrico Nazionale.