ANBI, allarme maltempo in Italia: 42 tornado in cinque giorni e danni per 30 milioni nel Trapanese. Vincenzi chiede interventi urgenti per la sicurezza del territorio
Quarantadue tornado in appena cinque giorni nelle acque territoriali italiane. È il dato segnalato dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, sulla base delle rilevazioni dell’European Severe Weather Database (ESWD), che richiama l’attenzione sull’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi e sulla vulnerabilità del territorio italiano. A destare particolare preoccupazione è quanto accaduto in Sicilia, dove due trombe marine formatesi nelle acque antistanti l’isola di Favignana hanno raggiunto le aree costiere e l’entroterra tra Marsala e Petrosino, provocando, secondo il report ANBI, una decina di feriti e danni stimati in circa 30 milioni di euro.
Le conseguenze hanno interessato abitazioni, infrastrutture e soprattutto il comparto agricolo, con filari di vigneti abbattuti, ulivi sradicati, serre distrutte e condotte irrigue danneggiate. Perdite che, oltre agli effetti immediati, potrebbero compromettere anche le produzioni dei prossimi anni. Il bilancio degli eventi estremi comprende inoltre i violenti nubifragi che hanno colpito Lazio, Campania, Sicilia orientale, Calabria ionica e Puglia, con accumuli particolarmente intensi: nel Reggino sono stati registrati 80 millimetri di pioggia in meno di due ore, mentre nel Foggiano si sono raggiunti 60 millimetri in poche decine di minuti.
Di fronte all’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, Francesco Vincenzi, presidente di ANBI, richiama la necessità di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture e nella prevenzione del rischio idrogeologico. “Siamo ormai un Paese a forte e crescente rischio, ma le risposte in termini di adattamento sono colpevolmente lente di fronte all’accelerazione di una crisi climatica, che sempre più spesso ci pone di fronte a nuove sfide“, ha dichiarato Vincenzi.
Il presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue ha ribadito la richiesta di avviare i piani infrastrutturali già proposti e ancora in attesa di finanziamento, sottolineando come gli interventi debbano coinvolgere anche la pianificazione urbanistica, i criteri costruttivi e la gestione complessiva del territorio. A evidenziare il ruolo del cambiamento climatico è anche Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, secondo cui il riscaldamento del Mediterraneo contribuisce ad alimentare fenomeni meteorologici sempre più intensi. Il mare, per la sua conformazione di bacino semichiuso, si riscalda a una velocità circa doppia rispetto agli oceani, una dinamica che, secondo Gargano, produce alterazioni meteorologiche con effetti particolarmente evidenti sui Paesi costieri.
Accanto all’emergenza legata ai fenomeni estremi, il report dell’Osservatorio ANBI evidenzia una persistente criticità delle risorse idriche nel Nord Italia. In Piemonte, le portate dei principali fiumi rimangono nettamente inferiori alle medie stagionali, nonostante una modesta ripresa nell’ultima settimana. Il Tanaro registra un deficit del 68%, il Toce del 70% e lo Stura di Demonte del 42%. Situazione difficile anche per i grandi laghi settentrionali. Il Lago Maggiore presenta un riempimento del 15,3%, con un livello inferiore di oltre mezzo metro rispetto ai valori abituali. Il Lago di Como si attesta al 29,4%, mentre il Garda raggiunge il 42,9%. Migliore la situazione del Lago d’Iseo, al 55%.
In Veneto, l’Adige registra una portata inferiore a 100 metri cubi al secondo, contro una media stagionale di 214. Anche Brenta, Bacchiglione e Livenza presentano deficit significativi. Rimane critica la situazione del fiume Po, con portate inferiori del 61% rispetto alla media nell’Alessandrino e del 55% in prossimità del delta. In Emilia-Romagna, la scarsità d’acqua interessa soprattutto i corsi d’acqua appenninici. Secondo i dati ARPAE riportati da ANBI, il Reno presenta appena il 19% della portata media, mentre il Taro scende all’11%.
Le difficoltà interessano anche alcune regioni del Centro Italia. In Toscana, nonostante le piogge intense registrate sulle Alpi Apuane e sull’Appennino, con accumuli fino a 200 millimetri, le portate dei fiumi rimangono generalmente stabili o in calo. Il Serchio, a Ripafratta, registra appena 5,84 metri cubi al secondo rispetto a una media storica di 28,61, con un deficit dell’80%. Nelle Marche, il principale invaso regionale, quello di Castreccioni, contiene 26,55 milioni di metri cubi d’acqua, un volume inferiore rispetto ai livelli dello scorso triennio.
In Umbria, il Lago Trasimeno continua a registrare valori particolarmente bassi: nonostante un recupero di due centimetri, il livello misurato a Polvese resta a -2,14 metri rispetto allo zero idrometrico, contro una media di -0,83 metri. Migliora invece la situazione di alcuni bacini del Lazio, dove i recenti temporali hanno determinato un incremento dei livelli dei laghi vulcanici. Il Lago Albano ha guadagnato sette centimetri, il Lago di Bracciano tre e quello di Martignano cinque.
Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno determinato aumenti significativi dei livelli idrometrici anche nel Mezzogiorno. In Campania, i violenti temporali che hanno interessato il Napoletano, l’Agro Nocerino-Sarnese e il Basso Cilento hanno provocato incrementi improvvisi delle portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano. In Puglia, nonostante i nubifragi nel Foggiano, proseguono i rilasci d’acqua dall’invaso di Occhito. Complessivamente, i bacini della Daunia trattengono circa 96 milioni di metri cubi d’acqua, quasi 44 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Più favorevole il quadro della Sardegna, dove le riserve idriche raggiungono circa il 61% della capacità complessiva, con un incremento del 58% rispetto al 2025. Le scorte accumulate durante gli eventi meteorologici intensi dei primi mesi dell’anno continuano a sostenere il fabbisogno idrico dell’isola.
Il quadro delineato dall’Osservatorio ANBI evidenzia dunque una situazione caratterizzata da forti contrasti territoriali: da una parte nubifragi e trombe marine capaci di provocare gravi danni in poche ore, dall’altra fiumi e laghi che continuano a registrare livelli inferiori alle medie storiche. Una condizione che, secondo l’Associazione, conferma l’urgenza di rafforzare la capacità di adattamento del Paese, attraverso infrastrutture idriche, interventi di manutenzione e una pianificazione territoriale più attenta ai rischi climatici. “L’estremizzazione degli eventi meteo necessita di scelte di sistema!“, ha concluso il presidente Francesco Vincenzi, ribadendo la necessità di affiancare agli investimenti infrastrutturali politiche complessive per la sicurezza e la tutela del territorio.
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