Osservatorio ANBI, cresce la preoccupazione per il clima: 81% degli italiani allarmato, oltre 10 milioni colpiti dalla siccità
L’estate segnata dalle temperature elevate e dagli eventi meteorologici estremi ha aumentato la preoccupazione degli italiani per il cambiamento climatico. Secondo un’indagine YouGov citata dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, l’81% degli italiani si dichiara preoccupato dagli effetti del “nuovo clima”, con un aumento di cinque punti percentuali rispetto a prima dell’estate. Soltanto il 15% non individua invece un legame tra cambiamento climatico e caldo torrido, mentre circa il 30% considera irresponsabile l’atteggiamento di politici e amministratori che negano il fenomeno.
A preoccupare sono soprattutto i numeri relativi alla disponibilità di acqua. Durante l’estate appena trascorsa, oltre 4,7 milioni di persone in Italia sono state esposte a condizioni di siccità severa o estrema. Considerando invece gli ultimi sei mesi, il numero supera i 10,5 milioni, con una particolare concentrazione nelle regioni del Nord. Nello stesso periodo, secondo i dati del Cnr, il 41% delle aree agricole destinate a colture irrigue, comprese le risaie, ha attraversato condizioni di siccità severa o estrema.
Per il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, i dati rappresentano un’indicazione che dovrebbe tradursi in interventi concreti. “Questi dati dovrebbero indurre anche la politica succube dei sondaggi a concretizzare strategie pluriennali di adattamento, realizzando nuove infrastrutture idrauliche ed efficientando quelle esistenti per aumentare la resilienza dei territori”, afferma Vincenzi, sottolineando come le ondate di calore alternate a fenomeni estremi abbiano aumentato la consapevolezza dell’opinione pubblica.
Il cambiamento nella percezione del problema emerge anche nel confronto con gli anni precedenti. ANBI richiama infatti precedenti rilevazioni Istat, secondo cui nel 2025 la quota degli italiani preoccupati per il clima era intorno al 58%, contro il 40% registrato quindici anni prima. Nel corso del 2026, secondo il comunicato, l’Italia ha registrato anomalie estive delle temperature fino a +3,5 gradi, insieme a forti differenze nella distribuzione delle precipitazioni: il Sud è stato interessato da episodi alluvionali, mentre il Nord ha affrontato una marcata crisi idrica, temporaneamente attenuata dalle intense precipitazioni delle ultime settimane.
Le difficoltà restano evidenti soprattutto nelle regioni settentrionali. Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI segnala una riduzione dei livelli dei principali laghi: il Verbano è al 28% di riempimento, il Lario al 45,3%, il Sebino al 72,9% e il Benaco al 47,9%. In Piemonte restano deficitarie anche le portate dei fiumi, con Tanaro e Stura di Lanzo inferiori del 51% rispetto ai valori di riferimento e il Toce in calo del 45%. In Lombardia le riserve idriche ammontano a 1.098,1 milioni di metri cubi, un valore inferiore del 21,9% alla media del periodo. Situazione critica anche in Veneto, dove il flusso dell’Adige è circa la metà di quello tipico stagionale, mentre il Bacchiglione si ferma al 26%. Continua a diminuire anche la portata del Po: a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il fiume registra 843,83 metri cubi al secondo, circa il 35% in meno rispetto alla media storica.
Le previsioni indicate da ANBI non suggeriscono un rapido ritorno alla normalità. Nei prossimi mesi l’Europa occidentale e il Mediterraneo potrebbero continuare a registrare temperature superiori alla media, accompagnate dal rischio di precipitazioni anomale ed eventi estremi. Anche il Mediterraneo presenta temperature elevate, con anomalie settimanali superiori ai 3 gradi nel Tirreno e ai 2,5 gradi nell’Adriatico e nello Ionio.


